Highlanders della moda

Hanno mantenuto la ribalta per anni, mai abbassato il capo e, a distanza di decenni, li guardiamo con estrema affezione. Ma chi sono gli highlanders della moda?

Facendo una piccola ricerca tra i nostri guardaroba e le riviste patinate, abbiamo notato che i marchi più duraturi appartengono soprattutto all’area dell’abbigliamento sportivo.

Signore e signori, ecco a voi alcuni dei sopravvissuti:

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Kappa Kontroll, la nuova collezione Autunno/Inverno 18/19 femminile di Kappa. ©hypebea

KAPPA: marchio nato nel 1978, deve la sua longevità all’aver linkato i capi di abbigliamento al mondo della competizione agonistica. Partito nel vestire i giocatori della Juventus e passato successivamente a tante e diverse discipline quali canottaggio, golf, rugby, vela, ciclismo, non ha mai perso la voglia di vincere delle gare. Di fatto Kappa ritorna in gioco grazie alla visione artistica e molto Urban di Danilo Paura, con la sua collezione Autunno/Inverno 18/19 che traduce la nostalgia di un brand vintage e sportivo con la necessità della generazione dei bloggers di essere dope.

ELLESSE: Nel momento stesso in cui lo abbiamo riguardato sul web, siamo state colte dalla voglia imperativa di regalarci l’ennesima felpa nera col cappuccio. Molto più stagionato di noi, mantiene una freschezza piuttosto invidiabile per la sua età. Nasce come capo d’abbigliamento preferito dalle donne tenniste ma si evolve mantenendo linee comode per la vita di tutti i giorni di chi, come me, conta le calorie consumate e dei Gen Z che vedono in questo brand le vesti dei loro padri ai tempi d’oro.

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La campagna di Reebok con Sara Gourlay, protagonista per la celebrazione del rilancio delle iconiche Aztrek. ©hypebea

REEBOOK: il marchio originario è della fine del 1800. Trasformatosi poi nel 1958 in Reebok in onore di una specie di antilope africana, negli ultimi anni è stata acquistata da Adidas che ne ha mantenuto l’individualità continuando ad innovare senza snaturarne l’identità. Chi compra Reebok ora sembra essere la stessa persona di chi comprava Reebook 20 anni fa: una persona giovane che vuole muoversi in comodità senza spendere un’esagerazione e chi, come noi, pagava quello stesso capo con le 100 mila lire regalate dalla nonna per Natale.

fila ellesse kappa vintage anni 90 brand - Highlanders della moda
Fila tra accessori e abbigliamento è uno dei brand più popolari tra Millennials e Gen Z.

FILA: l’immagine del tennista Bjorn Borg che entra in campo con la fascia griffata in testa, ci porta ad identificare il periodo di nascita del marchio con la metà degli anni ’70. In realtà FILA era esistente già nei primi del 1900. Conosciuta per essere stata indossata da tantissimi campioni sportivi tra i quali Adriano Panatta e Boris Becker per il tennis, Alberto Tomba e Deborah Compagnoni per lo sci, accompagna addirittura Reinhold Messner nell’impresa titanica di scalare l’Everest. Questo marchio, forse più di tutti, ha avuto il merito di trattare la sua storicità come un punto di forza creando addirittura una linea moda che si rifà, con materiali attuali e linee rivisitate, ai design storici.

Ma perché alcune griffe del passato resistono molto meglio di altre?

La ragione non sembra solo riconducibile al tipo di prodotto, quanto al fatto che persone di trent’anni o meno, abbiano un’idea della loro infanzia estremamente più rassicurante rispetto alla loro vita attuale.

E’ dal passato che arriva il momento di conforto per il quale la generazione Millennials è disposta anche a pagare caro. Nasce così una ricerca accanita al vintage partendo dal vestiario fino ad arrivare alla musica, alle vecchie consolle di gioco, ai cartoni animati.

La nostalgia vende esattamente come vende il bisogno di appartenenza.

Bastano le vecchie scarpe (pagate il doppio di allora) per salire su una macchina del tempo che riporti a giorni in cui il mondo sembrava un posto un po’ più lento ed infinitamente più rassicurante.

Un’epoca in cui le ragazze non venivano chiamate con uno squillino del cellulare, non si era sempre rintracciabili con un messaggio su WhatsApp, il cartone animato preferito era a disposizione solo ad un certo orario, le leccornie erano contingentate, tante delle cose che si possedevano erano frutto di fatica o di attesa.

Ciò che allora ci costava più tempo, ora ci costa più denaro.

Che poi alla fine che cos’è il valore se non denaro e tempo?

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