PFW: E se la cornice costasse più del quadro?

Saint Laurent e sua sua passerella d’acqua, al Trocadero di Parigi.

 

Avete mai ascoltato “Le vent nous portera”di Noir Desir?

Alle immagini sparate a ripetizione di questa abbuffata di moda francese, io associo questa melodia.

E’ proprio un vento di cambiamento quello che ha soffiato sulla Tour Eiffel in occasione della Paris Fashion Week.

Un vento che scombina le carte e fa sfilare blogger al posto di modelle, con la stilista Italiana a tutto pizzo Alexandra Rich, e adotta Gucci per una collezione tributo alla Francia lasciandogli “bigiare”, per una volta, le passerelle Milanesi.

Non tutti sanno apprezzare un cambiamento; a noi in particolare Alessandro Michele è mancato.

 

I ballerini hanno deliziato il pubblico con la loro arte durate la sfilata di Christian Dior.

 

Con un corpo di ballo degno della Scala, Dior ha musicato un tripudio di eleganza austera ma delicata; questo però è tutto ciò che vi so dire, in quanto ero piuttosto distratta da piroette, plié e muscoli che non sapevo neanche esistessero in natura.

Quando siamo arrivati a Chanel non riuscivamo più a chiudere la bocca e, in un inebetito stupore, abbiamo ammirato rapiti le onde di un mare cinematografico, che si infrangeva sulle caviglie insabbiate delle fiere modelle.

Lo spettacolo era così realistico che sarei andata a prendere il materassino gonfiabile.

Per non parlare di Saint Laurent che, in un tripudio di gonne corte, nero e tessuti animalier, ha fatto sfilare a pelo d’acqua nella fontana del Trocadero; appena duemila anni fa avrebbero gridato “al miracolo”.

Ma la domanda che è sorta, mettendo a confronto la ricerca di sobrietà della settimana Milanese con la spettacolarizzazione Francese, è: “perché si ha come la sensazione che la moda d’Oltralpe non senta di bastare a sé stessa?”

Non è che la cornice stia costando più del quadro?

Togliere contorno potrebbe voler dire dare nuovamente risalto all’anima, al nucleo, cambiare prospettiva. Per togliere contorno, però, ci vuole coraggio.

 

La versione “dark rock” di Celine con il nuovo creative director Hedi Slimane.

 

Ha tolto Celine, la griffe che in un colpo solo ha spazzato via l’accento dal nome e tutto lo storico Instagram del vecchio direttore artistico Phoebe Philo, per partire con una collezione che, ad essere allegri, potremmo definire “dark rock”.

I nostalgici del marchio storico difficilmente accetteranno la versione di donna proposta in passerella; così scarna da risultare ai limiti dell’anoressia e così cupa da cancellare la versione di “body positivity” che garantiva per anni un semplice accento.

Piuttosto a tema la testimonial della maison Lady Gaga che, già ad agosto, indossava la prima creazione: una nerissima borsa in pelle, capace di trasformare Celine in Hedi Slimane, in un colpo solo.

Il filo conduttore verso il resto della moda mondiale è il concetto di donna: finalmente ritorna femminile e più consapevole della sua carica seduttiva.

Ma noi cosa abbiamo apprezzato maggiormente?

 

Givenchy Primavera/Estate 19 ed il suo mix casual chic.

 

Givenchy ha disegnato una forte linea di demarcazione tra look serale e look da giorno, dimostrando che, quando sei bravo nel tuo lavoro, puoi anche spingerti a prendere una posizione.

Balenciaga ha gridato “taglio sartoriale” e noi abbiamo sentito forte e chiaro.

Aggiungo che Parigi è sempre culturalmente multidimensionale; tra happening, cinema, teatro ed eventi di ogni sorta non mancano scuse per fare festa.

Il più è sempre capire, come ci si debba vestire.

 

Claudia Moretti