Wanda Ferragamo: l’imprenditrice, la donna, l’esempio

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Wanda Ferragamo, la donna che a 38 anni ha preso in mano le redini dell’azienda e del sogno di suo marito, Salvatore Ferragamo.

Le proposero di vendere non appena suo marito Salvatore Ferragamo morì, ma lei fu di tutt’altra idea.

Donna forte e concreta, Wanda Ferragamo decise di portare avanti il sogno di Salvatore e fondare uno dei marchi Italiani del lusso più apprezzati in tutto il mondo.

E ce la fece, malgrado fosse rimasta vedova a trentotto anni e avesse ben sei figli da crescere.

Non si risparmiò neanche con i viaggi in aereo, lei che l’aereo lo detestava, pur di mantenere i rapporti con i grandi distributori Americani che il marito aveva inglobato nel processo di promozione del marchio.

Fu aiutata è vero e lo ammette. In casa aveva diverse persone come personale di servizio; dalla cuoca, alla tata, al cameriere. Ma l’acredine che le persone umili a volte riservano a chi è più fortunato, con Wanda non si manifestò. Wanda era diversa dalla donna volubile e viziata che il benessere e l’agio possono creare.

Era una donna pratica, con un gran senso della giustizia. Si narra che nella boutique di famiglia la signora Ferragamo avesse lo stesso sconto dei dipendenti e dei famigliari: il cinquanta per cento. Riguardo ai suoi figli, malgrado l’epoca in cui visse, non distinse mai tra figli maschi e figlie femmine.

L’azienda era la sua casa, il modo che aveva per sottrarsi al dolore per la perdita del marito e anche il modo per rimanergli vicino. E se le davi il merito del lavoro svolto, si sottraeva dal palco e ci riportava Salvatore quale protagonista indiscusso. Una di quelle donne che sanno stare anche due passi indietro, benché siano sempre diversi passi avanti.

Una donna brillante, appassionata e piena di aneddoti, a partire da quello che racconta di una calza di seta smagliata, proprio sul piede che il futuro marito vide per la prima volta, con l’intenzione di confezionarle una scarpa su misura.

Amava i colori: le sue calzature, come gli abiti, erano in grado di esprimere un’allegria fuori misura ed un incrollabile fiducia nella vita. Durante le sfilate nulla era eccessivo, pur essendo acceso. L’ottimismo pareva impregnare ogni cosa.

Wanda non si risparmiava pur di consegnare al mondo un prodotto “bello”. Più di una volta fermò la produzione, fregandosene dell’investimento già avvenuto, perché lo standard di estetica non la soddisfaceva. Questo anche durante i suoi ultimi anni da presidente onorario della Maison. “Non voglio cose brutte” e, in effetti, di cose brutte non ne rammentiamo una.

La passione rende vivi, deve essere questo il segreto. Una mente accesa che divora la vita e non smette di voler conoscere, imparare, innovare, crescere.

Novantasei anni suonati, morta nel riposo del pomeriggio, abbracciata dall’affetto dei suoi familiari. Un nucleo numeroso ed unito, quello che aveva creato. Una famiglia in cui nulla era nascosto e si prendevano decisioni insieme, si lottava per uno stesso obiettivo, si faticava per mantenere l’armonia e l’amore.

Una famiglia vera, semplicemente.

Perché se è vero che la moda a volte offre spesso ambienti spinosi e molto competitivi, nel caso di Wanda la ricerca di un bene comune famigliare,  allargato ai dipendenti che aiutavano i Ferragamo, ha mostrato al mondo una cosa fondamentale: che il concetto di condivisione, nato nel nucleo e portato ai massimi sistemi, cresce l’utile e dona benessere.

Una famiglia, nell’unione e nell’amore, può fare il mondo più bello.

E non ricordo chi lo dicesse ma concordo pienamente su questo: “la bellezza salverà il mondo”.

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