Una London Fashion Week sull’orlo della Brexit

pink - Una London Fashion Week sull'orlo della Brexit
(Photo: Katie Collins/PA Images/Getty Images)

Si è chiusa ieri la London Fashion Week, forse la più cool e d’avanguardia tra tutte le settimane della moda.

Si sono conclusi 5 giorni pieni di novità, prima tra tutte la totale assenza di pellicce animali.
Già dall’anno scorso i British Fashion Council (BFC) aveva condotto un sondaggio tra i designer partecipanti, decidendo poi di bandire per sempre le pellicce animali dalle passerelle della settimana della moda londinese.

La decisione vuole incoraggiare gli stilisti a fare scelte etiche ed esplorare nuovi materiali, in linea con una tendenza eco-sostenibile che già da tempo ha rivoluzionato il mondo della moda.

Ma scopriamo insieme quali sono nel dettaglio le sfilate più interessanti che hanno caratterizzato la London Fashion Week edizione 2019!

 

Peter Pilotto

Lo stilista, amatissimo dalle celebrities, fa squadra con Christopher De Vos e porta in passerella nella lussuosa biblioteca del member’s club di Palm Mall un mix di antico e moderno.

Prende ispirazione dalle ceramiche ungheresi Zsolnay e fa sfilare lunghi abiti svolazzanti in colori pastello, sfumature avorio e applicazioni di brillanti. Completi eleganti in jaquard rosso e motivi floreali sembrano quasi riprendere le tappezzerie del setting della sfilata e vestono una donna sempre pronta per party esclusivi.

 

Erdem

Il designer turco Erdem Moralioglu ricrea dentro alla National Portrait Gallery i corridoi di Palazzo Doria Pamphilj a Roma.

Dalle capigliature agli accessori, tutto ci riporta ai magici anni ’60.

Sulle teste delle modelle svettano cappellini in raso con veline nere, dalle loro orecchie pendono orecchini di diamanti, mentre a farla da padrone troviamo pesanti tailleur di lana verde scuro, cappotti con decorazioni floreali, dettagli plumage di grande tendenza e infine le cappe chiuse al collo, un grande classico del brand.

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(Photo: Giovanni Giannoni/WWD) GIOVANNI GIANNONI/WWD

JW Anderson

Il designer inglese, founder dell’omonimo brand, gioca con gli opposti e presenta per l’autunno/inverno una mescolanza di contrasti: abiti drappeggiati con l’azzardato mix di rosa e giallo, uniti a un insieme di tessuti diversi come pizzo e jersey.

La maglieria si arricchisce di seta, tenuta insieme da spesse cinture nere.
L’attenzione però è tutta puntata sugli accessori: vistose catene d’oro e poi la Keyts, borsa simbolo del brand, realizzata questa volta con un mix di pelli e in versione borchiata.

 

Christopher Kane

Kane fa sfilare le sue modelle al quarto piano di un edificio disabitato nel centro di Holborn, accogliendo gli ospiti con bottigliette decorate dalla frase chiave della precedente sfilata: “More Joy”.

Lo stilista propone minigonne cortissime a sbuffo, cappotti in pelle nera e gomma decorati da dettagli luccicanti, inserti in plastica colorata per abiti, scarpe e accessori.

Il mood? Quello di un party dal retrogusto futuristico!

 

Pringle of Scotland

La designer Fran Stringer scava negli archivi del brand e trova ispirazione dai capi sportivi usati negli anni ’60 per sciare e giocare a golf.

La donna portata in passerella dalla Stringer mantiene una silhouette femminile, ma al contempo riesce a vestire comoda nel confortevole knitwear tipico del marchio.

Colori come il grigio melange, il tartan rosso o verde e la tinta cammello dei filati più morbidi, spiccano su una passerella bianca dal look asettico, costellata da grandi blocchi di ghiaccio.

Ma non mancano le collaborazioni esclusive.
Infatti partecipa attivamente alla collezione anche il cappellaio più celebre d’Inghilterra: Stephen Jones, che realizza cappelli in maglia ispirati alle pubblicità sportive vintage del brand.

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(Photo: Jason Lloyd-Evans)

Victoria Beckham

Victoria Beckham torna a Londra per la seconda volta nella stagione e porta in passerella il suo mood inconfondibile, fatto di tailleur e look color blocking dallo stile spiccatamente posh.

La palette colori è quella che dominerà la scena dei trend moda 2019: verde oliva, blu navy, bianco e nero utilizzati in contrasto, rosso e gli accesi blu elettrico e fucsia.

I must-have della collezione? Lo stivale al ginocchio con open toe, i completi spezzati e la gonna plissettata in pieno stile bon-ton.

 

Burberry

La collezione A/I 19-20 firmata Burberry ci catapulta direttamente nel mondo underground della rave culture anni ’90 made in London.

Riccardo Tisci, direttore creativo del brand, ha deciso di pescare dal suo passato vissuto in quel di Londra da “adolescente senza soldi” e realizza, con quei ricordi in mente, la collezione intitolata “Tempest”.

Negli anni ’90 Tisci aveva 18 anni e ha potuto vivere appieno gli anni controversi della rave culture inglese, con i suoi caratteristici dancefloor allestiti dentro a capannoni industriali, gli immancabili anfibi, gli abiti fluidi al neon, il tutto condito da ferventi battaglie giovanili.

La sfilata di Burberry vuole mixare i due lati della città: la Londra sobria e composta dell’establishment e dei reali da una parte, e l’irriverenza della street culture e dei locali underground dall’altra.

Gigi Hadid e colleghe sfilano così portando in passerella tute in triacetato, piumini, sottovesti ornate di spille e anfibi alti.

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(Photo: Tom Jamieson for The New York Times)

Tirando le somme, la settimana londinese dedicata alla moda ha portato in scena durante i suoi 5 giorni ben 100 sfilate, 52 designer, 31 presentazioni, 17 eventi e più di 60 collezioni.

Altri numeri?

La moda in Inghilterra è un business da 32 miliardi di sterline, che continua a salire dando vita però a un quesito che sta alla base di questa particolare edizione: cosa succederà al fashion britannico dopo la Brexit? Cosa accadrà dopo il fatidico 29 marzo?

Caroline Rush, dal 2009 alla guida del British Fashion Council vuole rassicurare il pubblico e asserisce che Londra è aperta a tutti, come una vera piattaforma globale che raccoglie ospiti provenienti da più di 49 paesi diversi.

Ma siamo sicuri che tutto questo non cambierà?

Il settore della moda quest’anno si prepara al rischio (molto reale) di una situazione di stallo sulla Brexit, unito anche alla concreta possibilità di vedere creativi e invitati esteri abbandonare progressivamente le prestigiose prime file delle sfilate. Tutto ciò in un panorama nel quale i più grandi leader del settore si muovono al contrario dall’interno verso l’esterno, dedicando il loro tempo a sfilate organizzate al di fuori dalla Gran Bretagna.

È dunque chiaro il perché di questa preoccupazione dell’industria del fashion all’idea di lasciare l’Europa; sono pochissime le arti applicate che dipendono così tanto dai talenti provenienti da ogni parte del mondo.

Un esempio? Se dovessimo elencare i 20 migliori show da non perdere a Londra, la metà sarebbero opera di stilisti non britannici: Mary Katrantzou, Simone Rocha, Roland Mouret, Riccardo Tisci e tanti altri.

Ma anche tra gli stilisti emergenti figurano nomi non di certo made in UK: Gayeon Lee (Corea del Sud), Bora Aksu (Turchia), Renata Brenha (Brasile), Ryan Lo (Hong Kong) sono solo alcuni tra i talentuosi designer che scelgono Londra come rampa di lancio per la loro carriera e per esprimere la propria creatività.

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Ma cosa succederà quando e se il rincaro drastico delle scuole di moda londinesi (tra le più prestigiose del mondo) porterà i futuri designer cittadini della UE a scegliere altre mete per il loro percorso di studi?

Nuovi talenti, nuove collezioni e nuovi marchi popoleranno altri luoghi, svuotando così le passerelle di una Fashion Week che invece ha sempre rappresentato un dinamico melting pot di stili e culture.

Londra per ora rimane di certo un appuntamento imperdibile, traboccante di talento ed estro creativo, un evento che i rivali italiani e francesi invidiano. Ma la paura che la Brexit potrebbe cambiare tutto questo c’è, è reale e ha senza ombra di dubbio fatto sentire il suo peso su un’edizione piena di necessari interrogativi riguardo il futuro della moda londinese.

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