“Il vero lusso? L’intelligenza” – ricordando Karl Lagerfeld

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(Photo: Getty Images)

“Il faut être absolument moderne”

Che letteralmente significa: “Bisogna essere assolutamente moderni”.
Si tratta di una citazione di Arthur Rimbaud, poeta molto amato dallo stilista Karl Lagerfeld, icona della moda scomparso purtroppo il 19 febbraio scorso a seguito di una malattia che negli ultimi tempi sembrava aver decisamente iniziato a pesare sulla sua salute.
È una frase che sembra rispecchiare appieno la visione della vita dello stilista: odio assoluto per il “politicamente corretto”, che rifuggiva a tutti i costi, ma anche amore per la contemporaneità, l’ironia e l’avanguardia.

Con la sua predilezione per i bozzetti a mano libera e la sua mente visionaria, è stato capace di riportare Chanel alla sua vecchia e originaria gloria. Anche in un momento storico in cui nessuno ci avrebbe mai creduto.

Prima di Chanel però un altro brand ha avuto un ruolo fondamentale nella sua carriera artistica: Fendi. La partnership con il brand italiano si colloca tra le più longeve del mondo della moda: si tratta infatti di un contratto a vita, che ha portato Lagerfeld a lavorare con il marchio per ben 54 anni.

La sorelle Fendi lo accolsero subito nella maison come uno di famiglia e lo stilista riuscì a soddisfarle e cogliere nel segno, portando il marchio verso mete stilistiche fino a quel momento inesplorate e cambiando le sorti della pelletteria.
Lagerfeld, in una delle sue interviste, aveva ricordato così l’epoca in cui iniziò a lavorare per Fendi negli anni ’60:

“Avevo un cappello di Cerruti, degli occhiali scuri e i capelli lunghi. Una cravatta lavallière, una giacca Norfolk, una sorta di tweed scozzese giallo e rosso, pantaloni alla francese, stivali e una borsa che avevo trovato a Milano.
Quello era il mio stile: disdicevole. Era il 1965.”

Non stupisce quindi che la maison romana abbia voluto celebrare il grande stilista. proiettando un sentito video-omaggio durante la sfilata A/I 19-20 tenutasi a Milano.

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(Photo: Chanel)

Dopo Fendi, ecco che la vita del designer fa un cambio di rotta. Nel 1983 Lagerfeld fa una conquista che segnerà per sempre la sua carriera: Chanel, da ben 10 anni sprovvista di direttore artistico, punta tutto su di lui per riportare il brand al successo.
E Karl, ovviamente, ci riesce.

Con la sua irriverenza, il suo estro e la sua instancabile creatività, lo stilista tedesco riesce nel difficile compito di rivoluzionare alcune delle maison più emblematiche di sempre, tagliando con il passato e portando una coraggiosa ventata di novità nelle collezioni che firma.

Ma questo suo carattere provocatorio e particolare non gli ha di certo risparmiato numerose controversie, che nel corso dei suoi anni di carriera hanno dato vita a veri e propri scandali.

Le sue frasi taglienti hanno colpito per esempio la celeberrima attrice Meryl Street, che venne accusata da Lagerfeld di essersi fatta creare un abito su misura del valore di 100mila dollari, chiedendo un compenso per indossarlo e ritrattando la cosa successivamente.

Ma lo stilista non ebbe parole gentili nemmeno per la cantante Adele, che qualche tempo dopo si sentì di definire “un po’ troppo grassa”, scatenando la reazione di molte donne dal fisico formoso o curvy.

Il “Kaiser della moda” (così veniva ironicamente definito Lagerfeld) non si era trattenuto nemmeno davanti ai piani più alti della società, lasciandosi andare a commenti non esattamente lusinghieri sull’aspetto fisico nientepopodimeno che di Pippa Middleton, nipote della Regina Elisabetta II.

Il designer  è riuscito, nel corso della sua lunga carriera, a scomodare anche diverse associazioni. La PETA per esempio, scandalizzata dalle sue affermazioni sull’utilizzo delle pellicce nel mondo della moda, ma anche la Model Alliance, un’organizzazione no-profit impegnata nel fashion industry che si scontrò duramente con Lagerfeld dopo che lui si riferì alle modelle come “stupide” e “squallide creature”.

Più recentemente, fece il giro del web il controverso parere da lui esposto durante un’intervista riguardante il movimento “Me Too”. Lo stilista si è definito stanco di sentirne parlare, precisando inoltre di non credere a molte delle accuse diffuse dall’organizzazione verso alcuni membri del mondo della moda.

Insomma, un personaggio complesso che è possibile solo amare o, al contrario, odiare. Senza mezze misure.

Ma ora che Lagerfeld ci ha lasciato, cosa accadrà al suo impero?
O più precisamente, la domanda più importante é: chi prenderà le redini dell’iconica maison Chanel?

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(Photo: Olivier Saillant)

La risposta sta in un nome: Virginie Viard.

Poco dopo l’annuncio della morte dello stilista, la casa di moda ha annunciato ufficialmente il passaggio del testimone a una donna per lui fondamentale, che già aveva avuto occasione di sostituirlo per la prima volta durante l’applauso finale alla sua ultima sfilata di haute couture tenutasi al Grand Palais lo scorso 22 gennaio.

Il suo background? È presto detto.

Si è formata a Lione, studiando moda presso Le Cours Georges, ma il suo interesse primario è sempre stato rivolto in particolar modo verso il mondo dei costumi di scena, del teatro e del cinema.
Nel 1987, dopo essere stata raccomandata da Lagerfeld per uno stage dal capo del protocollo del Principe Ranieri di Monaco, entra in Chanel per poi diventarne direttore creativo nel 1997 dopo una breve pausa presso la maison Chloé.

La collaborazione tra lei e Lagerfeld ha sempre avuto risultati fruttuosi e di successo. Come in un incastro perfetto, lei si trasformava nel “suo braccio destro e sinistro”, come Lagerfeld stesso amava definirla, e riusciva a tradurre precisamente la sua visione creativa tramutandola in realtà.

Una cosa è certa: il ricordo di questo leggendario stilista vivrà ancora grazie al lavoro di una talentuosa designer come la Viard, della quale siamo curiosi di poter ammirare le creazioni che saprà portare in passerella.

Ma non solo lei.

Sono tantissimi gli amici e le muse che ricordano Lagerfeld nel giorno della sua morte, riportando indietro le lancette del tempo agli episodi più divertenti e memorabili vissuti con il celebre designer.

C’è Baz Luhrmann, famoso regista di pellicole come “Moulin Rouge!” e “Romeo+Juliet”, che ricorda la volta in cui, collaborando con Lagerfeld a una campagna per la fragranza Chanel Numero 5, lo aveva dovuto inseguire ovunque per ottenere il bozzetto di un abito.
Abito che Lagerfeld, finalmente raggiunto da Luhrmann in un hotel, disegnò impeccabilmente e splendidamente su un tovagliolo di carta.

La modella Karlie Kloss, che ha sfilato sia per Fendi che per Chanel, ricorda invece del Kaiser l’aspetto più innovativo e al passo coi tempi. Mentre Karen Elson, modella da lui definita “la bellezza del nuovo millennio”, omaggia il lato più professionale dello stilista, che gli ha fatto da mentore e le ha insegnato, da abile e quotatissimo fotografo quale era, moltissime tecniche fotografiche, fornendole inoltre libri d’arte e di moda direttamente dalla sua enorme libreria.

E come loro lo ricordano e lo ricorderanno per sempre anche nomi come Claudia Schiffer, Diane Kruger, Milla Jovovich, l’amica fedele Suzy Menkes e tantissimi altri che hanno avuto il piacere di incontrarlo quando era in vita.
choup - "Il vero lusso? L'intelligenza" - ricordando Karl Lagerfeld

Chissà se, a suo modo, ricorderà per sempre di lui anche Choupette, la gattina birmana fedelissima compagna dello stilista. È lei alla quale Lagerfeld ha lasciato una parte ingente della sua eredità.

Uno scherzo? No, realtà.
L’ultimo gesto ironico e spiazzante di uno stilista imprevedibile, che ha tracciato per sempre un segno irriverente e carismatico nel grande libro della storia della moda.

 

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