MFW 2019: La rinascita di una città

sfilata 2 2 - MFW 2019: La rinascita di una città
(Photo: AP)

Si è conclusa ieri la Milano Fashion Week, che ha visto sfilare in passerella i big del settore ma anche numerosi designer emergenti e talentuosi, pronti a far conoscere al mondo il loro stile.

Alcuni nomi? Il promettente Arthur Arbesser, Marco Rambaldi (che ha fatto il suo debutto ufficiale in passerella grazie al supporto della Camera della Moda  e del suo Fashion Trust) e Francesca Liberatore, che torna in Italia dopo aver sfilato alla NYFW.

Vuoi approfondire meglio gli highlights della New York Fashion Week? Su Fashion for Breakfast troverai l’articolo adatto! Vieni a scoprire il riassunto delle principali sfilate.

Il periodo della fashion week milanese porta nuova linfa vitale alla città, facendola brillare come in nessun altro periodo dell’anno.

Già consacrata nel 2018 dal Sole24Ore come prima classificata per qualità della vita (e a livello internazionale vincitrice del Design Award come Best City) la città vive ora un momento storico di grande rilevanza.

E così le aziende e i brand puntano anche su location diverse, valorizzando la città e i suoi luoghi storici, ma anche riaccendendo i riflettori sulle ex aree industriali da lungo tempo inutilizzate.

Alcuni esempi del cambiamento?

Ferragamo lascia Palazzo Mezzanotte dopo ben 12 anni e si sposta in un luogo dinamico, storico e più “classico”: la Rotonda della Besena.

Cambia location anche Giorgio Armani, che va in scena al Silos, museo inaugurato in occasione dei 40 anni di carriera dell’iconico designer.

Milano si trasforma, e la geografia della fashion week è pronta a cambiare con essa.

La periferia, già rivalutata ampiamente per esempio dalla sede scelta dalla Fondazione Prada nel quartiere Brenta, torna a giocare un ruolo importante: Via Mecenate diventa sede del Gucci Hub, mentre il quartiere NoLo (a nord di Piazzale Loreto) è il luogo prescelto da Moncler per la presentazione della collezione Genius.

prada 1024x780 - MFW 2019: La rinascita di una città
(Photo: Fondazione Prada)

Ma torniamo ai brand.
Tra i big c’è qualche marchio che più di altri è uscito vincitore dalla 5 giorni di fashion week, riuscendo a incrementare likes, followers e interazioni in modo vertiginoso.

In cima alla classifica dei brand che più hanno fatto parlare di loro durante questa fashion week troviamo nomi come Gucci (che ha guadagnato negli ultimi giorni ben 175mila fan) e Versace, che portando in passerella Kendall Jenner e Stella Maxwell dà vita al post più engaging della settimana della moda.

Fendi, con la sua prima sfilata dopo la scomparsa del suo direttore creativo Karl Lagerfeld, totalizza 154mila nuovi fan, mentre Moschino e Armani chiudono la top 5 con -rispettivamente- 1,4 milioni e 592mila interazioni.

Ma veniamo al momento clou di ogni fashion week: le sfilate!

Quali sono stati i brand che più degli altri ci hanno lasciato a bocca aperta con le loro creazioni? E quali le passerelle che ricorderemo maggiormente?
Scopriamolo insieme!

 

Versace

La sera del 22 febbraio Donatella Versace ha messo in scena uno show liberatorio e memorabile.
Modelle veterane si mescolano alla nuova generazione, per una sfilata che accende i riflettori sulla grunge couture. Una grunge couture reinterpretata però con una palette più ricca di colori acidi come verde, rosa e pesca.

Trench con maniche di seta in fantasie da impero romano, le stampe tipiche della maison, jaquard laminati, orli netti, tagli sartoriali e un susseguirsi di accessori d’oro e cristalli.
Ma ci sono anche i fedeli marchi di fabbrica: le teste di medusa e le suggestive spille da balia.

 

Gucci

Il punto di partenza per la sfilata firmata da Alessandro Michele è una parafrasi della filosofia di Hannah Arendt:

“Siamo persone quando scegliamo la maschera attraverso cui
compariamo sul palcoscenico del mondo”

 

Il tema della sfilata è quindi la maschera (che costituisce peraltro il pezzo forte del packaging dell’invito alla sfilata ricevuto dagli ospiti), qui interpretata come il mezzo per diventare ciò che sentiamo di essere.

Troviamo dunque jaquard con maniche in latex, gioielli maxi d’ispirazione anni ’60, choker borchiati, stivali cuissardes di un vistoso rosso fuoco, camicie con rouches e incursioni del sempreverde leopardato.

versace - MFW 2019: La rinascita di una città
(Photo: ANSA/MATTEO BAZZI)

Fendi

A tre giorni dalla scomparsa del direttore creativo del brand Karl Lagerfeld, va in scena la collezione A/I 19-20 di Fendi.
E come poteva l’evento non celebrare il ricordo del Kaiser del mondo della moda?
È così che alla fine della sfilata si può assistere a un video-omaggio dedicato a Lagerfeld, che lo ritrae mentre disegna il logo della maison.

La collezione rappresenta sicuramente la devozione di Lagerfeld nei confronti della moda: il trompe-l’oeil, suo tratto distintivo, caratterizza abiti e soprabiti, ma troviamo inoltre stampe che ricordano la carta da parati, mix di tessuti, contrasti e le camicie in cotone coi colletti abbottonati e a punta, che richiamano il suo iconico stile personale.

Il tutto condito dalla costante presenza del logo con la doppia F, disegnato proprio dal Kaiser nel 1981.

 

Alberta Ferretti

La collezione portata nella cornice di Piazza Lino Bo Boardi dalla Ferretti vuole reinterpretare i codici della sensualità tipica degli anni ’80, con tessuti lamé, pizzi, stivaletti e un tripudio di accessori e finiture dorati.

La stilista punta tutto su un nuovo stile che rispecchi la donna contemporanea: una donna più coraggiosa e capace di osare con un’eccentricità sempre sofisticata.

I lunghi abiti in chiffon (vera firma del brand) lasciano spazio a completi dal taglio maschile arricchiti dal tessuto lamé, cappelli a tesa larga, giacche con le spalline rinforzate in pieno mood anni ’80, montoni con applicazioni patchwork, blazer e maglieria monospalla con dettagli glitter.

fendi - MFW 2019: La rinascita di una città
(Photo by Yanshan Zhang/Getty Images)

Cavalli

Sotto la guida di Paul Surridge, direttore creativo del brand dal 2017 dopo l’addio di Peter Dundas, la sfilata targata Cavalli porta in passerella i codici stilistici più iconici del marchio, ripulendolo però da opulenza e sfarzo per ritornare ai tempi d’oro della maison con un gusto più delicato e fortemente contemporaneo.

Il protagonista rimane sempre l’animalier, qui stilizzato e trasfigurato nei colori, stampato su seta o ricamato sul tulle, oppure rigenerato dalle paillettes degli abiti da sera aderenti d’ispirazione Art Déco.

Il gioco d’incastro dei colori è delicato e magistrale: il senape con l’azzurro, il viola e il caramello, fino ad arrivare al classico bianco e nero.

 

Moncler

I Magazzini Raccordati di Via Ferrante Aporti sono uno dei luoghi dimenticati e ritrovati di Milano, ora valorizzati da eventi che mescolano moda, scenografia, architettura e performance.
Eventi come la sfilata di Moncler Genius, tenutasi in questa particolare location in piena riqualificazione culturale.

I 10 tunnel dei Magazzini si trasformano in altrettanti set-up per raccontare le collezioni del progetto, che si prefigge di proporre ogni mese una nuova collezione, curata da designer di diversa cultura e provenienza.

Richard Quinn allestisce un prato di fiori neri e porta in scena uno stile massimalista dai colori forti, con un mix di capispalla, tute stampate e stivali imbottiti.

Pierpaolo Piccioli ha un approccio più essenziale e porta in passerella, in uno spazio essenziale. piumini in nylon laquè che richiamano tessuti africani.

Per Veronica Leoni e Sergio Zambon a farla da padrone è un mood da discoteca, che rimanda all’idea del club popolato da architetture luminose.

La collezione di Sandro Mandrino per Moncler Grenoble è una full-immersion negli anni ’70 della moda hippie: lo stilista mantiene la tecnicità propria dello ski-wear, ma opta per lavorazioni tie-dye, patchwork e frange.

Simon Rocha sceglie l’atmosfera di un bosco romantico per presentare cappe e capi in tessuto sangallo, mentre Craig Green porta in scena volumi importanti creati da insiemi di forme leggere che si modulano e ripiegano.

moncler - MFW 2019: La rinascita di una città
(Photo: ANSA/AP Luca Bruno)

Philosophy di Lorenzo Serafini

Lorenzo Serafini ci riporta nel pieno degli anni ’90 e porta in passerella la collazione denominata “Hard Romance”.
Il “nuovo romanticismo”, tratto distintivo dello stile di Serafini, si è evoluto in un mood che mantiene l’aspetto romantico ma gli attribuisce elementi più sensuali e aggressivi.

Lo stilista ci comunica la sua nuova idea di femminilità con abiti lingerie che sfiorano la pelle, bluse in pizzo. mini skirts, pellicce ecologiche, maglioni oversize e giacche dall’impronta maschile.

Si passa dalle nuances tenui più classicamente romantiche, come il rosa e il cipria, al rosso intenso e il sempiterno ed elegantissimo nero.

Crea la tua linea di moda!

Siamo la prima trend library tutta italiana che ti offre una panoramica dettagliata delle prossime tendenze fashion.
Iscriviti ora