Il mondo fatato dell'Haute Couture 2019

(Photo: Pascal Le Segretain/Getty Images)

Anche quest’anno è arrivato il momento tanto atteso della Haute Couture di Parigi, da sempre rappresentazione più pura del savoir faire degli atelier, ma anche apice celebrativo delle tendenze future.

Scenografie lussuose e perfette in ogni dettaglio, atmosfere magiche, ricami artigianali e preziosi, trasparenze e volumi extra: tutto questo è Haute Couture.

Allora, via! Scopriamo insieme cosa hanno portato in passerella le maison più prestigiose del fashion system.


Balmain

Torna sulle passerelle della Haute Couture dopo 16 anni, per mano di Olivier Rousteing. Il giovane designer, direttore creativo del brand già dal 2011, utilizza un approccio a cavallo tra l’omaggio a Pierre Balmain e un’esplorazione volta a indagare su cosa sia davvero l’Haute Couture nel 2019.

Rousteing opta per un rimodernamento dello stile del fondatore della maison e abbraccia un tema ben chiaro alla base della sua sfilata: le perle.
La collezione è infatti esclusiva, preziosa e lussuosa come questa gemma, che gli abiti ricordano e celebrano tramite forme rigide e voluminose unite a tonalità siderali e cangianti.

 

Gaultier

Gaultier porta in passerella il ricordo di ciò che la sua moda è sempre stata (e che continuerà a essere): uno stile dirompente, contro corrente e fuori dagli schemi.
Il mare diventa protagonista assoluto della collezione: coralli, alghe marine e meduse ci trasportano man mano verso rive lontane. Più precisamente quelle del Giappone, seconda grande fonte d’ispirazione alla base di questa sfilata.

Il mondo sottomarino e nautico, al quale lo stile marinaro del brand ci ha abituato nel corso degli anni, si arricchisce così di elementi presi in prestito dal lontano Sol Levante: le cinture obi, tipicamente usate per chiudere i tradizionali kimono, colori sgargianti e pieni e soprattutto la declinazione dell’arte della piegatura della carta al mondo del tessile.

(Photo: FF Channel)

Valentino

Il direttore creativo Pierpaolo Piccioli porta sulle passerelle della Haute Couture il suo punto di vista.
Ma non solamente su ciò che concerne il mondo della moda.

La sua collezione infatti si muove sul terreno della cultura sociale e delle emozioni. Lo scopo? Valorizzare ed enfatizzare l’unicità e la personalità di ogni individuo. La sfilata di Piccioli fa così breccia nella paura del diverso, rompe gli schemi e porta in passerella ben 43 modelle afroamericane, capitanate dall’eterna Naomi Cambpell.
Gli abiti sono una vera celebrazione della bellezza: un susseguirsi di volant, balze, frange e volumi che ci trasportano in un mondo floreale dal mood sognante.


Maison Margiela Artisanal

John Galliano apre una nuova fase di ricerca, non solo della maison ma anche personale, ideando una collezione da lui stesso definita “decadente”. Una sorta di ritratto della società di oggi, sempre più distorta da un mondo digitale totalizzante.

Filo conduttore della sfilata è sicuramente la commistione dei generi, che porta a una moda unisex -o per meglio dire “gender-fluid”. La moda del futuro vista da Galliano è caratterizzata da colori sgargianti, stampe fantasiose, ricami artigianali e tecniche sartoriali portate all’estremo con vere e proprie trasformazioni di un capo in un altro.

(Photo: Getty Images/Estrop)

Givenchy

Clare Waight Keller ha ormai preso le redini del brand Givenchy come primo direttore artistico donna nella storia della maison, e porta in passerella la sua capacità di costruire abiti come fossero vere e proprie architetture -senza mai dimenticare un necessario tocco di leggerezza.

Il tema della sfilata? La notte.

Il nero, colore delle tenebre notturne, regna sovrano sulla collezione e conferisce ai capi un aspetto glamour che rimanda a un mondo di party infiniti ed esclusivi nel cuore della notte.
Il tocco finale è l’utilizzo del lattice, capace di donare a guanti e leggings un aspetto lucente, scintillante anche nel buio, accattivante ed estremamente sensuale.

 

Giorgio Armani

“Io non vorrei continuare a sentirmi dire che Armani è sempre Armani”.
È questa l’affermazione fatta dallo stilista stesso alle porte della sua sfilata Giorgio Armani Privé.
Ed è sempre questa la prerogativa che risiede dietro ogni collezione e ogni sfida affrontata dal designer: stupire sempre, puntare a superare sé stessi ogni volta e rinnovarsi pur rimanendo fedeli al proprio stile.

Armani usa quattro parole per definire la sua sfilata: “lacca”, quella superficie lucida che ricopre i suoi abiti, “decorativo”, riferendosi a uno stile Déco discreto e misterioso che attraversa la collezione, “Cina”, per i richiami al suo tipico decorativismo, e infine “divertimento”, ovvero quello che lo stilista mette in ogni suo disegno.

Ogni modella sulla sua passerella brilla di una luce unica: quella che ogni donna emana quando indossa un abito che ne esalta la personalità.

(Photo: Reuters)

Chanel

Quando si inizia a pensare che Karl Lagerfeld non possa più stupirci, ecco che lui lo fa di nuovo e trasporta la sfilata Haute Couture di Chanel in un’ideale villa nel sud della Francia.

L’immaginario in cui si immerge la collezione è quindi quello del luogo di villeggiatura d’élite e lussuoso per eccellenza, teatro delle serate più esclusive e glamour.
Un abbigliamento pensato per le occasioni speciali insomma, costituito dalla sempiterna gonna midi, con la sua tipica lunghezza a metà polpaccio e lo spacco centrale, ma anche corpetti in piume, stivaletti di raso e ricami.

 

Dior

Maria Grazia Chiuri porta in scena, nella splendida cornice del Musée Rodin di Parigi, una collezione leggera, delicatissima, quasi essenziale.

Il color nudo completa ed esalta le costruzioni sofisticate della designer, che, tramite virtuosismi di pieghe e trasparenze, cuce addosso alle modelle una silhouette perfetta, armoniosa, dalle forme scultoree.

Il raffinato lavoro sartoriale è esaltato da colori soffici e tenui, come il nudo e il rosa, che celebrano la femminilità e al contempo non distraggono dalle preziose lavorazioni.

(Photo: Dior)

Schiaparelli

Bertrand Guyon elabora la collezione Schiaparelli Haute Couture primavera/estate 2019 partendo dai ricordi della iconica stilista Elsa Schiaparelli, fondatrice dell’omonimo atelier nel 1922.
La sua è un’ispirazione surrealista, contaminata da sempre dai numerosi artisti che ha potuto conoscere durante la sua vita a Parigi.

La passione della stilista per il surrealismo e la botanica, portano Guyon a celebrarla con una sfilata magica, onirica, avvolta da un mood sognante.
Abiti, mini abiti, tailleur ricamati, dettagli plumage, ma anche un tripudio di applicazioni: petali, fiori, cristalli e pietre dure riportano sulle passerelle lo spirito fantastico ed eccentrico della Schiaparelli.

 

Beatrice
Fashion for Breakfast
Editor