Be Influencer: quando l’apparenza inganna.

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(Photo: Getty Images)

Queste ultime settimane sono state intense per gli operatori della moda e per tutti quelli che seguono questo settore con entusiasmo.

A Londra, Milano e in altre città del mondo i migliori designer hanno mostrato il loro talento e la loro personale visione del futuro. Le passerelle erano invase di stimoli vintage e di piccole rivoluzioni.

La moda è tutto questo, precisione artigianale, duro lavoro e riflettori accesi che possono cambiare tutto. Il successo di un brand lo dettano i tessuti, le forme, il talento, ma anche il potere mediatico che arriva dai top magazine, emittenti tv e dagli influencer.

Gli influencer sono persone appassionate di un particolare settore che attraverso un sito/blog o i social media propongono scatti, testi e condivisioni in grado di convincere masse di pubblico a scegliere un certo capo/oggetto/servizio rispetto a un altro.

Oggi questo mercato è saturo e le richieste di partecipazione alle sfilate sono addirittura quadruplicate negli ultimi 3 anni (secondo un’analisi condotta da KCD, una società di PR).

Ecco i tre profili più noti agli uffici stampa moda:

1. C’è l’influencer coraggioso, quello che ama le sfide e si auto propone alle agenzie PR per avere degli ingressi gratuiti -e poi però magari se si va guardare le sue metriche (followers, share, like) il flop è quasi immediato

2. C’è la star degli influencer, quella con il cachet altissimo che viene corteggiata dai principali brand internazionali (es. La Biasi e la Ferragni)

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(Photo: profilo Instagram di Chiara Ferragni)

3. C’è quello modesto, che chiede di poter assistere ad una sfilata gratuitamente e si propone in cambio di fare tante bellissime foto e numerosi post su Facebook.

Insomma il mondo degli influencer è ricco di sfumature e spesso nell’immaginario collettivo fa pensare a un prestigio e a un lusso in realtà quasi inesistenti.

Molti influencer sono semplici utenti, che sognano la loro presenza all’ultima sfilata firmata Dior ma che di concreto ottengono in realtà poco e nulla.

Insomma possiamo dire che: “Non è tutto oro quello che luccica”.

Tantissime donne e ragazzine imitano gli influencer, cambiano acconciatura, perdono peso, si indebitano per acquistare i capi più “cool” ed essere al centro dell’attenzione (un po’ come è capitato alla nota Lissette Calveiro).

Un altro caso che vi segnalo è quello dell’influencer ex tronista del noto programma tv “Uomini e Donne”: Valentina Dallari.

Questa ragazza ha iniziato la sua carriera web e televisiva nel 2015 ispirandosi a Chiara Biasi, e per conquistare più followers e popolarità si è sentita in dovere (questo è quanto afferma durante un’intervista rilasciata al programma “Le Iene”) di provare a somigliare alla famosa influencer e dunque dimagrire.

Valentina ha perso letteralmente il controllo, mettendo a grave rischio anche la sua salute visto e arrivando a pesare solamente 37 kg.
La ricerca della perfezione come mezzo per essere popolare sul web può portare anche a questo.
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È vero, molte aziende ingaggiano gli influencer per farsi conoscere e creare quel famoso passaparola positivo che migliora la reputazione del brand, ma forse sarebbe meglio prima comprendere bene cosa si cela dietro al mestiere ancora poco conosciuto e controverso dell’influencer.
Non è certo un gioco da ragazzi.

Le conseguenze di questo lavoro sono parecchie; avere successo è popolarità è il risultato di una ricetta complessa che mescola un po’ di fortuna, un pizzico di fotogenia, talento nel sapersi vendere e tanti contatti mirati.

Chi sta riflettendo sempre di più su questo universo parallelo è il settore moda. Un esempio? In primis Diesel, che con la sua campagna online chiamata “Be a Follower”, presenta un breve video che prende in giro il mondo dorato degli influencer e si concentra sul singolo utente e sulle sue necessità.

Gli influencer certamente contano molto e servono nel mercato di oggi, ma forse dobbiamo chiederci se per far evolvere nel modo giusto questa professione ci siano altre opzione, o se il mondo della moda possa trovare anche altre strade efficaci per comunicare con il suo pubblico di riferimento.

Non credete?

 

 

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