Le "influencer" di Boldini

(Photo: www.palazzodiamanti.it)

“Boldini sapeva riprodurre la sensazione folgorante che le donne sentivano di suscitare quand’erano viste nei loro momenti migliori.”

A parlare è Cecil Baton, celebre fotografo di moda, che a Boldini deve una fonte primaria d’ispirazione per i suoi scatti.

Ma chi era Giovanni Boldini?

È nella splendida cornice di Palazzo dei Diamanti a Ferrara, città natale dell’artista, che possiamo esplorare l’arte e la tecnica di questo incredibile pittore, diventato il ritrattista più desiderato dalle celebrità parigine a cavallo tra ‘800 e ‘900.

Un successo del tutto meritato quello di Boldini, capace con le sue pennellate di esaltare i committenti che ritraeva ma al contempo concentrarsi su soggetti del tutto nuovi: gli abiti.

La mostra “Boldini e la moda”, visitabile dal 16 febbraio al 2 giugno 2019 ci accompagna in un percorso attraverso la Belle Époque e l’evoluzione della moda nel tempo.

Boldini nasce a Ferrara nel 1842 e frequenta corsi di pittura con artisti del calibro di Parmigianino e Dosso Dossi. Già a 13 anni il suo talento inizia ad essere evidente e negli anni verso il 1860 si trasferisce a Firenze, entrando per la prima volta in contatto con i salotti dell’aristocrazia.
Ancora forse non sapeva che quello sarebbe stato il terreno dove si sarebbe per sempre mossa la sua arte.

(Photo: www.palazzodiamanti.it)

Nel 1871 il pittore fa un viaggio che gli cambierà la vita e si trasferisce a Parigi, città mondana per eccellenza che eleverà Boldini al titolo di “pittore dell’eleganza”: colui che diventerà il ritrattista prediletto della nobiltà più in vista della Belle Époque.

Ammaliato dalla modernità e dalla vivacità della metropoli francese, Boldini si immerge in quella atmosfera modaiola tipica dei salotti raffinati della nobiltà e in breve tempo l’eleganza dell’alta società diventa il suo soggetto preferito.

Attrici, contesse, baronesse e ballerine: le donne più in vista della Belle Époque fanno la fila per farsi ritrarre da Boldini.

Ma perché?
Cosa lo rende così ricercato dalle donne dell’epoca?

Uno stile difficilmente classificabile, qualcosa di inedito che unisce moda e arte in un legame indissolubile e in un modo totalmente inedito nel campo artistico.

I suoi non erano semplici ritratti: riusciva a cogliere l’eccitazione della vita festaiola, della spensieratezza di quelle giovani donne ricche, eleganti e ritratte nel fiore dei loro anni.

La sua arte si pone perfettamente a cavallo tra lo stile macchiaiolo, che ha rappresentato la sua formazione di base, e l’impressionismo, dando vita a ritratti dove i visi si perdono e le pennellate guizzanti definiscono i veri protagonisti dell’opera: gli abiti.

Con i suoi ritratti Boldini riesce a raccontare l’evoluzione della moda della Belle Époque, che trovava proprio a Parigi la sua espressione massima.
È in quel magico periodo infatti che la città inizia a popolarsi di quelle boutique esclusive destinate a diventare le più richieste dalle nobildonne dell’epoca. Un esempio? Lanvin.
Il 1889 fu infatti l’anno in cui Madame Lanvin aprì in Rue Boissy d’Anglas una maison de couture frequentatissima dalle signore dell’alta società e destinata a segnare la storia della moda.

Gli stilisti confezionavano gli abiti e Boldini li faceva indossare alle celebrità (che poi diventavano vere e proprie muse per l’artista, come per esempio la celebre cantante lirica Lina Cavalieri), andando così creare nei suoi ritratti quell’alone impalpabile fatto di sete, veli, tessuti preziosi e consistenze materiche perfettamente rappresentato dalle sue pennellate veloci.

(Photo: Libreriamo)

L’artista ha l’innata capacità di trasmettere l’eleganza delle stoffe di alta sartoria, delineandone ed evidenziandone i cambiamenti nel tempo: dalle stoffe più rigide degli abiti pomposi riservati alle giovani debuttanti in società, ai corsetti strettissimi ormai sdoganati dalla lingerie, ai tessuti più scivolati degli abiti ispirati all’Orientalismo o ai costumi delle ballerine teatrali.

Boldini riesce a rappresentare fedelmente il tessuto anche quando si tratta del nero, un colore sempre difficilissimo da riprodurre su tela, che in quel periodo si stava progressivamente distaccando dal significato legato al lutto che gli era sempre stato affibbiato nei secoli precedenti per trasformarsi nella tinta prediletta dalle signore modaiole per i loro look serali più sensuali.

Il corsetto, che nella Belle Époque si allontana definitivamente dal guardaroba riservato alla lingerie, diventa il mezzo per esaltare al massimo la femminilità. Femminilità che l’artista mantiene sempre come tematica centrale nella sua arte, rappresentando questo capo nelle sue opere più provocanti, volte a celebrare la silhouette femminile e sottolineare una riscoperta del corpo della donna e delle sue forme più sinuose.

Nelle sale del bellissimo Palazzo dei Diamanti viene proposto un percorso avvincente tra dipinti, abiti preziosi (come la creazione di John Galliano per Christian Dior, ispirato al ritratto di Madame Charles Max) e altri oggetti di pregio dell’epoca, capaci di trascinare il visitatore nel vortice di lusso, eleganza e seduzione tipico della Belle Époque.

È grazie a Boldini se il legame tra moda e arte si fa così forte, ed è sempre grazie a lui se le donne dell’epoca hanno potuto sentirsi rappresentate appieno da ritratti colmi di emancipazione sociale, femminilità e ritrovata autonomia.

Non stupisce dunque se si può parlare di questo artista come di un vero antesignano dei fotografi di moda, quelli che ai giorni nostri troviamo davanti alle sfilate dei brand più famosi intenti a scovare e immortalare le influencer più in voga del momento.

Allo stesso modo Boldini immortalava coi suoi quadri le donne più influenti dell’epoca (vere e proprie influencer del tempo, molto prima di Instagram, della televisione e dei social): coloro che tutta la popolazione di giovani nobildonne prendeva come modello di stile, elevandole a icone e cercando di carpirne dettagli, gusti e modo di fare.

Beatrice
Fashion for Breakfast
Editor

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