Ogni cosa è illuminata: neon-art e moda

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(Photo: talleraragones.com)

Il 2015 è stato nominato “anno della luce”.
Ma, considerando ciò che questo nuovo anno ci sta offrendo, non possiamo certo dire che il 2019 non sia altrettanto ricco di interessanti connubi tra arte e luce.
E moda.

Sì, perché mai come quest’anno sembra essere vincente l’unione tra la capacità espressiva e suggestiva della luce e la creatività dei più grandi stilisti del mondo.

La luce (con le sue ombre) è parte integrante delle opere ed elemento di studio fondamentale in tutte le discipline artistiche visive: dalla pittura, alla fotografia, fino alla scultura.

Gli artisti ne subiscono l’indiscutibile fascino e cercano da sempre di catturarne l’essenza, o di sfruttarne il potenziale emotivo, per dare nuova linfa alle loro opere.

E così negli anni ’40 la luce diventa il vero protagonista (nonché la chiave) di tante opere: nasce la neon-art.

Con la sua natura espressiva, versatile e il forte impatto sullo spettatore, la neon-art si fa strada come nuova forma d’espressione sempre più amata da artisti e pubblico.

Se inizialmente la versatilità e la brillantezza del gas neon vengono sfruttate principalmente dal mondo della pubblicità (come non pensare subito alle fittissime insegne al neon che popolano le grandi metropoli?), in seguito i tubi al neon dischiudono il loro potenziale davanti agli occhi degli artisti.

Uno tra tutti Lucio Fontana, ideatore dello spazialismo, che crea nel 1951 una delle prima opere di neon-art nella storia: una struttura realizzata totalmente da tubi al neon, posta all’ingresso della IX Triennale di Milano.

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(Photo: Pirelli HangarBicocca)

Se in Italia Fontana e Bruno Munari esplorano un genere destinato a rimanere piuttosto “di nicchia”, in America la neon-art attecchisce velocemente e raggiunge un grande successo.

Dan Flevin (esponente della minimal art) è sicuramente una delle personalità di spicco in questo ambito. Con i suoi tubi al neon di diversi colori crea forme geometricamente elementari, figure singole o ripetute, ma sempre impersonali, grazie alla resa estetica fredda e alienante nel neon.

Joseph Kosuth invece sceglie un approccio diverso e lega il neon alla parola, trasformando il linguaggio pubblicitario in codice artistico e spianando la strada ad artisti contemporanei di questo genere come Robert Montgomery.

Questo artista, poeta visivo esposto nelle più celebri gallerie d’arte del mondo, è stato tra i protagonisti della più recente Paris Fashion Week, fondendo la sua neon-art nel paesaggio delle passerelle dei grandi brand,

Pierpaolo Piccioli ha infatti scelto di portare in passerella i temi della poesia, dell’amore e dei sentimenti: tutti ambiti fortemente presenti nei lavori di Montgomery.

La sua grande e poetica scritta al neon sovrasta l’apertura della sfilata targata Valentino, stupendo il pubblico con la potenza che la luce sa donare alle parole, caricandole ancora di più di significato, emotività e capacità di sorprendere.

valentino fall 2019 - Ogni cosa è illuminata: neon-art e moda
(Photo: Pascal Le Segretain/Getty Images)

I suoi testi illuminati, realizzati da recuperi di vecchie insegne dismesse o creati ex-novo con un sistema di pannelli solari, si integrano perfettamente nel contesto in cui sono inserite (che sia esso cittadino o naturalistico), emozionando l’osservatore e procurandogli un piacevole senso di spaesamento.

Ma le poesie di Montgomery non sono le uniche ad aver illuminato le passerelle della Paris Fashion Week di quest’anno.

La sfilata della collezione autunno/inverno 19-20 firmata Anthony Vaccarello per Saint Laurent è stato forse il colpo di scena più chiacchierato di tutta la manifestazione.

Lo show si è infatti concluso con un finale dal retrogusto futuristico che nessuno si aspettava: le luci si spengono e un’atmosfera distopica e sci-fi avvolge tutto.

Le luci al LED illuminano i contorni dei capi, i neon fanno risaltare accessori, dettagli e silhouette, mentre le luci fluorescenti creano un connubio perfetto tra arte immersiva, visiva e moda.

Lo spaesamento e l’effetto quasi extraterrestre delle luci al neon sembra vivere un momento di ribalta nel campo artistico e si prestano a infinite interpretazioni.

Ma le novità della Fashion Week parigina non finiscono qui! Leggi tutto nel nostro articolo di approfondimento!

L’artista Hana Ghawi ha fondato LAMBA, un progetto con il quale reinventa l’illuminazione al neon declinandola a pezzi d’arredamento decorativi dal gusto spiccatamente pop e commerciale.

La seconda edizione del “DESERT X biennal art festival” popola la Coachella Valley in California con installazioni estranianti poste nel mezzo della natura sterminata e arida del deserto. Una delle opere più spiazzanti è sicuramente “Specter” di Sterling Ruby: un grande blocco monolitico che si staglia sul paesaggio grazie a un brillante e straniante colore arancione fluorescente.

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(Photo: Lance Gerber)

L’artista messicano Miguel Angel Aragonés invece porta la neon-art nelle case. Lì, facendo un uso sapiente della luce, crea spazi ultra-moderni e perfettamente inseriti nel paesaggio, dando a chi vi abita la possibilità di personalizzare a ogni ora del giorno il colore di ogni stanza scegliendolo tra una varietà di nuances al neon: tinte fluorescenti come il blu elettrico, il viola o il rosa illuminano le sue case creando atmosfere surreali.

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