Acqua alta a Venezia

Dysfunctional: i mille talenti di Virgil Abloh

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(Photo: Carpenters Workshop Gallery)

Biennale di Venezia, 58esima edizione.

Alla Cà d’Oro, affascinante location in stile tardogotico, la collezione Giorgio Franchetti incontra gli artisti della Carpenters Workshop Gallery per esplorare i confini sempre più labili tra arte, architettura e design.

Il barone Giorgio Franchetti, amante del bello e dello spettacolare in tutte le sue forme, ha lasciato alla città di Venezia la sua prestigiosa collezione d’arte, racchiusa nella cornice di un palazzo dallo stile straordinario.

È in questa sede speciale, affacciata sul Canal Grande, che tra le importanti opere permanenti (come il San Sebastiano del Mantegna e la Venere allo Specchio di Tiziano) troviamo la mostra “Dysfunctional”: una coinvolgente esposizione di collectible art-design, visitabile nel contesto della Biennale fino al 24 novembre 2019.

Dislocati sui due piani de palazzo, i visitatori potranno trovare i lavori di 23 artisti della Carpenters Workshop Gallery, punto di riferimento nel mondo dell’arte contemporanea già dal 2006, anno in cui i suoi fondatori Julien Lobrail e Loic Le Gallard aprirono il loro primo spazio in un ex laboratorio di falegnameria nel quartiere di Chelsea a Londra.

In questa occasione viene dato più che mai spazio ad artisti affermati ed emergenti, che si pongono lo scopo di rompere i confini che dividono arte, architettura e design.
Le loro opere site-specific fondono tecnica ed espressione artistica, veicolando messaggi che possano colpire e al contempo informare il grande pubblico relativamente ai problemi della società odierna e del pianeta.

Una delle esposizioni capaci di fare questo è “Acqua Alta” realizzata da Virgil Abloh, da poco entrato nel team della Carpenters Workshop Gallery, che ci presenta la prima collezione di sculture funzionali in assoluto.

Abloh rappresenta uno dei creativi più interessanti della nostra epoca, caratterizzato da un talento poliedrico che lo ha portato a diventare nel corso del tempo direttore artistico della linea menswear firmata Louis Vuitton e fondatore del fortunatissimo brand di stampo streetwear Off-White.

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(Photo: Marvin Leuvrey)

Classe 1980, di origini ghanesi e cresciuto tra gli skate park della periferia di Chicago, Virgil Abloh ha sempre saputo di avere una certa propensione creativa, ma non ha mai scelto di inserirsi in un solo compartimento.
In questo modo il suo talento ha potuto esprimersi su più fronti, portandolo, prima di approdare nel mondo della moda grazie a una telefonata improvvisa di Kanye West, a destreggiarsi tra le vesti di dj, art director e insegnante presso alcune importanti università americane.

Un suo colpo da maestro? L’aver saputo comprendere prima degli altri le potenzialità della personalizzazione, una tendenza che ormai permea tutto il mondo del fashion: dai brand di alta moda fino ad arrivare ai prodotti delle catene low-cost. Ed è un trend in continua ascesa, destinato a caratterizzare le collezioni A/I 20/21.

Ma i suoi successi non si fermano qui.
È di questi giorni la notizia del lancio di una collezione di pezzi d’arredo, nata da una collaborazione tra Abloh e Ikea.

Anche in occasione della Biennale 2019 il designer rispolvera la sua laurea in ingegneria e architettura, proponendo un progetto di design particolare e di grande impatto, che si ispira proprio alla Laguna dal quale è ospitato.

Come ci suggerisce il titolo, l’opera si rifà al fenomeno dell’acqua alta nella Laguna di Venezia, quando la città rischia l’allagamento a causa delle maree e dei forti venti.

Il collegamento che scatta istantaneo di fronte alle opere e che regala loro un senso più profondo e sfaccettato è quello del riscaldamento globale, tematica sempre più centrale nel mondo della moda e non solo.

I protagonisti dell’installazione sono i mobili progettati da Abloh, che si trovano in posizione inclinata, come se fossero per metà immersi in un acqua che continua inesorabilmente a salire.  

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(Photo: Carpenters Workshop Gallery)

Sedie, panche e lampade sono gli oggetti funzionali che sprofondano nel pavimento, un’immaginaria distesa d’acqua che porta lo spettatore a riflettere sull’importanza della tutela dell’ambiente.

Ma Abloh non è la prima figura a fare da ponte tra i grandi brand della moda e il mondo dell’arte e del design. Al Salone del Mobile tenutosi a Milano lo scorso aprile sono fiorite numerose collaborazioni tra nomi del calibro di Bulgari, Fendi ed Etro e artisti e designer di tutto il mondo.

Oltre ad “Acqua Alta”, nello scenario della Cà d’Oro ci sorprenderanno anche le sculture organiche e arboree con cui Nacho Carbonell trasforma il cortile monumentale in una foresta fatta di luce.

“Ode”, l’installazione di Vincenzo De Cotiis (unico italiano presente), è una parete monumentale, un organismo modulare e ripetitivo, che sa essere insieme statico ma anche pulsante e vibrante.

Il designer olandese Maarten Baas ci presenta invece “Real Time”, un suo particolare ritratto in movimento dove lo vediamo muoversi nel suo studio, inserito nella cornice di un orologio semi-opaco nel quale i suoi movimenti segnano il passare delle ore.

L’idea di “disfunzione” che dà il nome all’esposizione e che sta alla base di essa, viene qui interpretata come “l’interruzione delle normali relazioni sociali”.
Lo scopo? Accompagnare il visitatore attraverso un viaggio nel tempo, volto a esplorare i confini tra arte e design, nel contesto di un dialogo continuo tra l’antico patrimonio veneziano e la contemporaneità.

 

 

 

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