Input A/I 20/21

Lo specchio della realtà

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Il XX secolo è stato quello degli ideali artistici, riflessivi, viscerali e degli ideali estetici dettati dai grandi del sistema moda. Sono loro ad aver scritto codici, raccontato storie ed edificato pianeti. Forti della fiducia di persone provenienti tutto da il mondo, nelle loro capacità quasi demiurgiche, hanno vestito intere popolazioni dettando le tendenze.

L’XI secolo non è né sulla stessa scia, né su quella opposta; è come un punto fermo che si espande, si ingrandisce da dentro. Fa suoi tutti i dettami, le regole, le tradizioni e le traduce in 7 miliardi di linguaggi. Punto fermo di questo secolo è il “self-being”: la consapevolezza del sé, l’interiorizzazione di una corrente e di un modo di essere, per poi renderlo proprio.

Nel mondo dei social media e dell’eccessiva esposizione mediatica, desideriamo tutti apparire come singolari e unici. E quello che ci rende tali è appunto il nostro punto di vista, la nostra traduzione di ciò che sentiamo e vediamo.

Ecco spiegato il fenomeno della personalizzazione, sia essa realizzata su qualsiasi tipo di prodotto: dalle iconiche iniziali di Louis Vuitton dipinte a mano in loco nello store, fino ad arrivare all’ultimo telo da spiaggia nella versione monogram firmata Burberry e arricchito dal proprio nome ricamato sopra.

Non solo i big, meritevoli di aver intuito prima di tutti le potenzialità di questa iniziativa, ma anche le grandi catene iniziano ora ad offrire questa possibilità a tutti i loro consumatori: sul sito di Zara, per esempio, si può ricamare il proprio nome (o ciò che si preferisce) su diversi tipi di articoli in denim, in ben tre zone diverse del capo e con un’ampia scelta di colori.

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(Photo: nnsmag)

Entra quindi a fare parte del processo creativo anche il consumatore, al quale viene regalata un’intera esperienza più che un semplice prodotto. Un consumatore che, anche per via della quantità d’informazioni (spesso passive) con cui entra in contatto online, diventa designer, istruendosi così all’indipendenza stilistica.

Ma se il consumatore finale diventa anche designer, in che tipo di figura si trasforma quest’ultimo?

Il valore del designer non sta nella collezione che crea, che è il risultato finale, ma nella sua visione del mondo e delle cose. Un perfetto esempio di designer moderno è sicuramente Virgil Abloh, il quale, forte del successo nel sistema moda con ben due major brand di successo, ha qualcosa da dire anche sul design e lo fa collaborando con Ikea e realizzando un’esposizione alla Biennale di Venezia.

Abloh ha inoltre una carriera da DJ in fortissima crescita, che lo ha portato sui palchi più importati al mondo, senza dimenticare le sue molteplici collaborazioni artistiche che generano mostre in tutto il mondo.
La sua collezione è l’assaggio di un mondo che le più grandi firme stanno comunicando con diversi stili artistici: fotografia, design, architettura, cinema e molto altro.

“Soprattutto per me i vestiti devono raccontare un mondo e il più personale possibile. La moda è un film interiore.”
Pier Paolo Piccioli, creative director Valentino

In un mondo dove l’utente finale può sapere qualsiasi cosa e dove gli scandali sono all’ordine del giorno, i brand hanno deciso di fare proprie alcune importanti cause. Prima fra tutte quella del rispetto del pianeta, che ha portato diversi marchi a cambiare (non senza difficoltà, in alcuni casi) la propria intera filiera produttiva. Questo processo, diventato negli ultimi anni sempre più importante fino a rendersi un vero imperativo, nel 2021 si svilupperà a pieno regime.

La rappresentazione della diversità è diventata una richiesta fondamentale da parte dell’utente, ed è per questo che tutti i brand stanno mettendo al centro della loro politica i bisogni del consumatore.

La moda di oggi promuove la filosofia del “body conscious”, che porta sulle passerelle, come anche nelle campagne pubblicitarie online e offline, qualsiasi tipo di forma fisica senza discriminazioni, promuovendo una totale accettazione del proprio corpo. Ma non solo: c’è anche un’attenzione rinnovata e sempre più acuta verso lo sviluppo di micro-comunità, che si trasformano ora in nuove nicchie di mercato.

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(Photo: Chroma Yoga London)

Il secolo del self-being sottolinea anche la necessità collettiva di orientarsi verso il proprio benessere fisico e mentale; è per questo che i settori dell’estetica (anche in senso lato) hanno avuto e continuano ad avere una crescita esponenziale.

D’altra parte è sempre più fondamentale la tutela della propria salute mentale, l’importanza del sapersi ritagliare piccoli spazi di tempo che ci aiutino a ritrovare il nostro respiro all’interno di un mondo così frenetico.

È possibile notare una crescita esponenziale, da parte dei consumatori, della ricerca di servizi rivolti al proprio benessere, al fine di raggiungere una felicità che possa aiutarli a essere più produttivi e attivi anche nelle ore lavorative.

Le prerogative per la prossima stagione invernale si basano sulla vivida speranza di creare un sistema moda che si trasformi il prima possibile nel sincero specchio della realtà.

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