La guerra ai “superfake”

Quando tecnologia e moda si alleano per il bene comune

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(Photo: Highsnobiety / Eva Al Desnudo)

Cappellini con il logo Gucci in bella vista, borse e portafogli decorati dal monogram Louis Vuitton, zainetti con l’etichetta targata Prada.
Quante volte, durante le calde passeggiate estive presso i lidi più frequentati, ci è capitato di vedere questi prodotti ben disposti sui banchi dei mercatini?

I prezzi sono allettanti, certamente molto differenti da quelli esposti nelle vetrine delle boutique poco distanti. Come mai?
Si tratta di contraffazione, un fenomeno sotto gli occhi di tutti, che spesso sembra scavalcare magicamente le leggi con troppa facilità.

I dati più recenti registrati dalla Guardia di Finanza non sono positivi: l’Italia e il Made in Italy sono fortemente insidiati da questo fenomeno e dai 14,3 milioni di prodotti di moda contraffatti sequestrati nel 2006, si è passati alla cifra stratosferica di 68 milioni nel 2018.

Con il dominio di Instagram e le pubblicità che ci bombardano ogni giorno su quello e mille altri canali, non è difficile immaginare che vada proprio al mondo dell’abbigliamento la medaglia d’argento come settore più contraffatto: gli stimoli sono tanti, continui e ci si trova a desiderare prodotti griffati che non possiamo avere e che determinano oramai un vero status symbol.

Ma se è vero che questi desideri alimentano il mercato della contraffazione, è altrettanto vero che la conoscenza è potere e il rinnovato interesse di una enorme fetta di popolazione verso il mercato del lusso ha reso gli acquirenti più acuti, attenti e consapevoli quando si tratta di shopping.

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Insomma, sembra stia prendendo piede un interesse verso la strada più lunga anziché quella più facile: lavorare sodo per potersi permettere la borsa originale di lusso che tanto abbiamo ammirato su Instagram, senza cedere ai “superfake” esposti sui banchi del mercato.

Ed è proprio di Instagram, anzi più in generale del web, che torniamo ancora una volta a parlare.
Se è relativamente facile per le forze dell’ordine preposte smantellare il business della contraffazione “tangibile” (dunque bancarelle, venditori ambulanti abusivi ecc..), non lo è allo stesso modo quando si entra nel profondo di internet e si scoprono una valanga di e-commerce non regolamentati che vendono prodotti falsi.

Più un prodotto viene esposto su Instagram, più verra visto e dunque desiderato, specie dalla fascia di utenti più giovane, i quali (nati e cresciuti come nativi digitali) sceglieranno il modo più veloce, facile e per loro naturale di acquistare: internet.

E sul web non spopolano solo questi shop, ma anche quelli dedicati esclusivamente ai prodotti di seconda mano. Un’ottima soluzione per chi sa perlustrare i meandri di internet e desidera un pezzo originale a un buon prezzo.

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(Photo: styledumonde)

Ma anche in questo caso non si è esenti da brutte sorprese e potrebbe essere difficile (per utenti, autorità e talvolta anche per gli stessi brand) riconoscere qual è il prodotto originale e quale invece è la copia.

Come spesso accade, arriva in soccorso dei big della moda la tecnologia, ormai impiegata nel settore fashion con i più disparati scopi.

Parliamo di “Entrupy”, un’applicazione legata ai big data e all’intelligenza artificiale, che nasce alla New York University come start-up innovativa.
Si tratta di una piattaforma digitale correlata di un gadget che permette di verificare l’autenticità di borse, portafogli e accessori di marca, analizzandone il tessuto o la pelle, le micro-stampe e le etichette olografiche.

Il macchinario (delle dimensioni di una pila elettrica) scruta la borsa attraverso la telecamera dello smartphone e, amplificando l’immagine di 260 volte e individuandone elementi non rinvenibili ad occhio nudo, può offrire un’analisi accurata in oltre il 98% dei casi.

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(Photo: Entrupy)

Entrupy, che conta adesso ben 3 milioni di microimmagini nel suo database, può essere noleggiato da rivenditori e grossisti e molti dei suoi clienti sono nomi di spicco nel mondo fashion: da Hermes a Louis Vuitton, da Gucci a Chanel.

Entrupy, che ha iniziato inoltre un’importante collaborazione con la catena Selfridges per combattere la pratica illegale dei falsi resi, si pone come meta finale l’educazione del consumatore a ciò che sta dietro al mondo dei prodotti contraffatti.

Un mondo che svela sfruttamento, nessuna tutela, scarse norme di lavoro e malavita.
Un mondo che tutti quanti insieme doppiamo combattere, diventando ogni giorno consumatori più consapevoli.

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