La moda si ascolta

I podcast e la magia dello storytelling

Ascoltare o leggere? Questo è il problema.

Il format del blog sembra essere sempre stato quello più consono al mondo della moda. Post dopo post, è proprio questo il mezzo che ha segnato il successo di influencers destinate a diventare figure di spicco nel fashion system (“The Blonde Salad” di una certa Chiara Ferragni vi dice qualcosa?).

Ma qualcosa sembra essere cambiato.

La vita frenetica che ormai tutti conduciamo, unita ai lunghi (e noiosi) tragitti quotidiani in auto o coi mezzi pubblici, ha portato alla luce un nuovo modo di fruire informazioni e contenuti: il podcast.

Il debutto di questo format avviene già nel 2005, quando Apple rende accessibile sui iTunes la possibilità di scaricare e ascoltare file audio.
L’idea, di certo vincente per crearsi una propria libreria musicale sempre a portata di smartphone, non sembra decollare subito. Bisognerà infatti aspettare il 2014 affinché il podcast diventi “mainstream” grazie alla trasmissione giudiziaria “Serial”, che batte ogni record e con i suoi 12 episodi raggiunge (ad oggi) i 175 milioni di download.

Il mondo della moda, da sempre attento a news e tendenze provenienti anche da ambiti collaterali, ha subito drizzato le antenne e, nello stesso anno di “Serial”, Charles Beckwith lancia “The American Fashion Podcast”. La discussione ruota attorno a temi dal taglio business, come il futuro del retail e l’imprenditoria femminile; il format spicca il volo, mentre blogger e testate giornalistiche iniziano a prendere appunti.

(Photo: Casey Fiesler)

Leandra Medine, newyorkese ideatrice del sito “Man Repeller”, lancia nel 2015 la trasmissione di moda e bellezza “Oh Boy”, mentre nel 2016 è la volta della francese Garance Doré con il suo “Pardon My French”.

Il seguito attorno ai podcast cresce sempre di più e si trasforma in una vera e propria fetta di mercato.
Negli USA, i produttori di podcast iniziano a usare un’app chiamata “Podtrac” e redigono il report “Podcast Playbook – A guide for Marketers”, nel quale si legge che un quarto degli over 12 ascolta podcast ogni mese e che gli ascoltatori rispondono positivamente alla pubblicità all’interno di essi.

Con un 61% di pubblico che afferma di aver comprato un prodotto o un servizio dopo averne sentito parlare in un podcast, inizia subito da parte degli inserzionisti la corsa per accaparrarsi gli spazi pubblicitari presenti nelle serie più seguite. In questo tipo di format i marchi vengono integrati nel racconto e l’assenza di ad-block rende impossibile per l’utente bloccare la pubblicità.

I brand che vogliono investire in questo tipo di prodotto dovranno avere necessariamente voglia di lavorare a fondo su un buon storytelling – vero cuore del podcast –  e in cambio potranno approfittare di prezzi bassi, un pubblico estremamente fidelizzato e appassionato e un diretto accesso agli smartphone dei consumatori (è infatti stimato che l’85% degli ascoltatori usufruisce dei podcast tramite il proprio telefono cellulare).

Alcuni marchi hanno colto l’opportunità e fatto il grande passo: Asos con “My Big Idea”, Chanel con “3.55” e ultimamene anche Sephora.

Molto interessante è anche la fusione tra la classica intervista e il podcast: da questa idea nasce “The Gucci Podcast”, che include ovviamente interventi del direttore creativo Alessandro Michele e altre celebrità dello showbiz come Florence Welch o Elton John.
In “Where brains meets beauty”, realizzato dal gigante dei department store Saks, viene data voce invece direttamente agli impiegati e ai manager della catena.

È forse questo il più grande punto di forza del podcast: la possibilità di approfondire e sviscerare appieno un argomento.
Per quanto leggere sia un hobby insostituibile che fa bene a mente e rilassamento, è sempre più difficile trovare il tempo e la freschezza mentale per sedersi e leggere quel libro da troppo tempo abbandonato a se stesso sul comodino.

È qui che arrivano in nostro soccorso i podcast.

Questo tipo di format sembra fatto apposta per i tempi moderni: argomenti sviscerati in profondità, che appassionano, ma fruibili mentre si fa altro, dalle pulizie, ad un lungo viaggio alla guida dell’auto, fino allo jogging post-lavoro.

In un periodo storico dominato da Instagram in cui è impossibile pensare a uno storytelling che non includa contenuti visivi come foto e video, i podcast funzionano paradossalmente proprio perché offrono un prodotto più nascosto, qualcosa da scoprire pian piano.

I podcast sono fatti di parole. Funzionano perché aiutano l’immaginazione: la storia che ci viene raccontata fa correre libera la nostra mente, mentre la voce narrante sussurra (ma non svela mai) idee che diventano immagini nella nostra mente.

Così, i player del mondo della moda diventano narratori contemporanei e ci trasportano attraverso storie di coraggio, evoluzioni e successi che ci coinvolgono e ci fanno venire voglia di schiacciare ancora una volta il tasto play.

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