Le sfilate della Paris Haute Couture F/W 2019

La moda che osa e fa sognare ad occhi aperti

(Photo: Reuters/Charles Platiau)

Per citare il grande e indimenticabile Karl Lagerfeld: “La moda è fatta per tirare su il morale”.

Sembra una citazione fatta apposta per le sfilate di haute couture che si sono appena tenute a Parigi, dal 30 giugno al 4 luglio scorsi.

L’alta moda è infatti un universo a sé, un micro cosmo speciale che risalta sullo sfondo degli altri eventi fashion, manifestandosi come arte vera e propria che dà piena forma alle fantasie più sfrenate dei designer.

Una buona dose d’incanto, spettacolari scenografie e look elaborati l’abbiamo potuta ricevere dall’alta moda parigina stagione autunno/inverno 2019, manifestazione che anche questa volta ci ha stupito con un’anteprima di ciò che vedremo indossare nei prossimi mesi dalle nostre celebrities preferite sui red carpet più esclusivi del mondo.

Esaminiamo insieme le sfilate che hanno lasciato il segno!

 

Chanel

Quello di Virginie Viard, successore di Karl Lagerfeld al timone di Chanel, era sicuramente il debutto più atteso dell’evento.
La stilista, che ha alle spalle un primo esordio da solista con il “ready to wear” del marchio, ha da subito introdotto la sua personale visione della femminilità, fatta di sobrietà, tacchi di altezza media mai esagerati, look naturali e pochi accessori.

Gli anni ’30 sono stati d’ispirazione per la Viard, che rivisita i classici del brand, come i pantaloni sartoriali e ampi indossati dalla stessa Coco Chanel in quegli anni, ma anche le giacche di tweed rivisitate con maniche accorciate e spalle rotonde.

Come per ogni show firmato Chanel, l’ambientazione non lascia nulla al caso.
La scelta questa volta ricade su una biblioteca, luogo che rimanda alla passione della lettura che accomunava sia Karl Lagerfeld che Coco Chanel, entrambi avidissimi lettori.

Qui si susseguono capi dal gusto più rigoroso ed essenziale rispetto ai tempi di Karl, in una comunicazione ottimale con lo sfondo pulito e ordinato delle linee architettoniche della libreria.

(Photo: Reuters/Charles Platiau)

Schiaparelli 

I giorni dell’alta moda nella capitale francese si aprono con un esordio: quello di Daniel Roseberry al comando della maison Schiaparelli.

Per questa importante occasione il designer decide di non rimanere dietro le quinte, ma anzi: si assicura un posto centrale sulla passerella come parte integrante della scenografia e, mentre le modelle incedono, lo possiamo vedere chino sul tavolo da disegno -nello stesso modo in cui ha vissuto per mesi nel suo appartamento vicino al Manhattan Bridge, progettando questa collezione.

Oggi però il designer è a Parigi ed è qui che presenta al mondo un accenno della sua visione della moda. Rinuncia ai classici manierismi del marchio e struttura la sfilata in una sorta di escalation: dal giorno, alla sera, fino ad arrivare a una specie di tempo del sogno e dell’immaginazione.

Si passa quindi da un abbinamento azzardato giacca maschile e guepiere alla sensualità degli abiti da sera, per arrivare a vere esplosioni di colori e forme.

La strada intrapresa da Roseberry appare interessante e la direzione è chiara: non resta che lavorare su uno stile coerente per portare avanti nel giusto modo la storia di una maison da sempre pronta alle sfide.

 

Dior

Anche Maria Grazia Chiuri, da poco insignita della prestigiosissima Legion d’Onore francese, riconferma con la sua sfilata l’importanza dell’empowerment femminile, importante tematica da trasmettere anche attraverso i capi d’abbigliamento.

La sfilata Dior è un’ode alla donna vista come pilastro portante della società, concetto che ci viene trasmesso tramite citazioni del surrealismo, sfumature femministe (da sempre presenti nella visione creativa della stilista) e dalla messa in scena del rapporto tra il brand e gli elementi architettonici.

La Chiuri basa infatti la sua sfilata sulle riflessioni di Bernard Rudofsky in merito alla modernità degli abiti, visti come oggetti che sanno fondere disegno e funzione.
Va così in scena una rivisitazione del capo d’abbigliamento come forma architettonica, lo spazio abitato dal corpo per eccellenza.

Il rimando più diretto a questo tipo di idea lo troviamo nel già iconico abito-casa presentato in passerella: la casa di bambola di Penny Slinger tramutata in vestito, per un colpo d’occhio incredibilmente scenografico che regala ancora più pathos a una passerella decisamente forte.

(Photo: Shutterstock)

Valentino

Individualità, culture, unicità, diversità: queste le tematiche alla base dei 71 look che il direttore creativo di Valentino Pierpaolo Piccioli porta in passerella.

La collezione si costruisce su colori, forme, frange, fiori e copricapi che raccontano una storia di individualità: un bene prezioso da non perdere mai.

Si tratta di un haute couture stravagante, che perde quel retrogusto austero del vecchio Valentino e guadagna in leggerezza, armonia, con la capacità di saper raccontare una storia tramite accostamenti pungenti e tessuti forse per troppo tempo dimenticati.

(Photo: Reuters/Charles Platiau)

Elementi folkloristici, perfezione sartoriale, dettagli curati: sono questi gli elementi che continuano a farci sognare guardando i capi che si susseguono.
La sfilata firmata Valentino ha colpito nel segno, commuovendo e coinvolgendo il pubblico anche grazie al tocco finale di Piccioli: portare sulla passerella con sé il team di sarte della maison, lasciando che si prendessero un meritato applauso per il loro incredibile lavoro.

Armani Privé

Delicatissima anche la proposta di Giorgio Armani, che porta nella cornice del Petit Palais una collezione dal fascino discreto e delicato.

Al centro della scena vi sono gli abiti: i corpetti a bustino un po’ principeschi si accostano a gonne gioiello realizzate in tulle, organza e seta.
Il senso di fluidità domina dalle gonne, ai completi pantalone, fino a giungere alla tavolozza colori: rosa cipria, azzurro polvere e verde giada si alternano in modo etereo al bianco e al nero.

(Photo: AFP pic)

Fendi

Ci trasferiamo in Italia. Più precisamente sul Palatino, nella cornice impareggiabile e unica del Tempo di Venere.
The Dawn of Romanity, questo il nome della collezione firmata Fendi, omaggia i 54 anni di collaborazione tra il marchio d’origini romane e il grande Karl Lagerfeld, recentemente scomparso.

54, non a caso, sono anche gli abiti presentati in passerella.

La stilista Silvia Venturini Fendi prende ispirazione dai bozzetti di Lagerfeld e li fa rivivere nel luogo che il designer aveva sempre sognato come teatro delle sue creazioni.
Sono look forti che omaggiano Roma e ad essa si ispirano, come i cappotti intrecciati che ricordano il marmo romano decorativo e i pavimenti in porfido.

(Photo: Fendi)

Anche i materiali vogliono ricordare quelli da costruzione, andando a creare uno stravagante mix tra gli anni ’70 a l’art decò.

Tessuti leggeri e colori sfumati caratterizzano i look più eterei, mentre ricami, audaci trasparenze e inserti di pelliccia celebrano il ricordo dell’iconico stilista sullo sfondo magico del Colosseo.

Tanti sono stati i nomi italiani protagonisti di questa edizione dell’alta moda parigina, un’edizione che dunque celebra la nostra Italia e fa sognare i fashionisti di tutto il mondo, dalle prime alle ultime file.

Non ci resta che aspettare le prossime date dell’alta moda, certi che la fantasia delle maison più prestigiose del mondo ci stupirà ancora una volta.

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