Moda & Cinema: una storia d’amore

Il binomio che celebra l’arte di sognare

 

audrey - Moda & Cinema: una storia d'amore

Il cinema è da sempre ricordato come una grande fabbrica di sogni e desideri, produttrice inarrestabile di esperienze uniche e infinite realtà irraggiungibile.

La moda, dal canto suo, non è da meno.
Da sempre segna l’inizio e la fine delle epoche nella storia, lasciando che i capi trasmettano gli umori, le crisi e le tradizioni dei popoli nel corso del tempo.

Due mondi che già da molto tempo sono legati indissolubilmente: se il primo veste l’anima, il secondo si occupa del corpo e dell’aspetto esteriore.

Non si può parlare di cinema senza citare i grandi costumisti e le dive intramontabili che hanno indossato le loro preziose creazioni.
È negli anni ’30 che la collaborazione tra cinema e moda si solidifica. In quel periodo Marlene Dietrich indossa il pantalone, dando vita a una nuova e inedita femminilità, ma è anche il momento storico che vede nascere il nylon, materiale rivoluzionario con cui da lì in poi saranno realizzati i sensualissimi collant.

Sempre in quegli anni si afferma Adrian, uno dei più celebri costumisti cinematografici della storia, che realizzò abiti per attrici icone del tempo come Greta Garbo e Joan Crawford.

Ma come prosegue questa fruttuosa collaborazione al giorno d’oggi?

Abbiamo potuto assistere a diverse evoluzione di questa fusione. Se dapprima la moda entrava nel grande schermo attraverso gli abiti firmati Givenchy indossati da Audrey Hepburn o quelli di Yves Saint Laurent per Catherine Deneuve in “Bella di giorno” di Luis Buñuel, ora si può notare un ulteriore passaggio che vede la moda come elemento fondante del plot o gli stilisti come diretti protagonisti della pellicola.

Che dire degli ormai classici “Il diavolo veste Prada” e il dissacrante “Zoolander”? Due pellicole che esplorano in modi differenti ciò che sta “dietro”: il mondo dei modelli da una parte e quello delle redazioni di moda ad alto livello dall’altra.

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(Photo: Il Diavolo Veste Prada)

E poi, come un vero esercito, gli stilisti invadono lo schermo: Armani, Chanel, Ferragamo, Gucci, Prada, Valentino e molti altri ancora.

Nomi con i quali il sodalizio con il cinema diventa così forte da non limitarsi alla realizzazione di costumi, ma riesce a trasmettere una vera estetica visiva.

È questo il caso del film “The Great Gatsby”, successo del 2013 diretto da Baz Luhrmann, regista già noto nel campo per il suo linguaggio stilistico visionario e opulento; qui, il lavoro svolto da Miuccia Prada per vestire i personaggi del film riesce a interpretare appieno il gusto decò dell’epoca e renderlo realtà in pieno stile Prada.

E proprio questo brand non è nuovo a excursus nel mondo del linguaggio visuale: basta fare una capatina veloce su Youtube e ci si spalancherà una finestra su svariati interessanti cortometraggi realizzati in collaborazione tra Prada e noti registi (tra gli esempi citiamo “A Therapy” di Roman Polanski e “Castello Cavalcanti” di Wes Anderson) che celebrano la versatilità del cinema e le infinite possibilità che nascono dalla mescolanza delle diverse forme d’arte.

Non solo le forme d’arte, ma anche i ruoli si mescolano sempre di più.
Partendo dal costumista per esempio, che negli anni ’40 sostituisce l’attore nella scelta degli abiti di scena, fino ad arrivare alla eliminazione totale del confine tra questa figura professionale e quella dello stilista: quest’ultimo ha totale libertà di espressione nel rispetto del suo estro creativo, senza l’obbligo di attenersi a necessità sceniche.

La figura che negli ultimi anni sembra aver annullato la distanza tra i due ruoli è Tom Ford.
Lo stilista, diventato nel 2008 il curatore ufficiale dello stile di James Bond per gli ultimi film della saga di 007, si è ufficialmente lanciato nel regno del cinema nel 2005, esordendo dietro la macchina da presa con l’acclamato film “A Single Man”.

La pellicola si è subito rivelata un vero gioiello estetico, dove costumi, colori e dettagli sono curati nei minimi particolari e sempre nel segno di un’eleganza che delinea la capacità innata di Ford di tessere storie e non solo abiti.

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(Photo: A Single Man)

Ma grazie ai film gli appassionati di moda possono anche affinare i loro gusti e apprendere accenni di tecniche e lavorazioni.

Ci vengono dunque in aiuto in questo caso pellicole come “Il Filo Nascosto”, uscito l’anno scorso e diretto dal regista Paul Thomas Anderson. La trama ci parla di un sarto alla continua ricerca della perfezione assoluta, ma completamente in balia di un amore tutt’altro che perfetto. Sullo sfondo? Una Londra anni ’50 che è già di per sé una lezione di stile.

La perfezione che il protagonista ricerca nei suoi capi la possiamo trovare nella realizzazione minuziosa dei set, dei capi e di ogni dettaglio: i calzini rossi indossati da Daniel Day Lewis (attore protagonista del film) provengono dalla storica sartoria Gammarelli di Roma, una realtà che da generazioni veste papi, vescovi e cardinali, mentre in veste di consulenti autorevoli on set sono state richieste Sue Clarke ed Emily Brown, direttamente dal prestigioso Victoria & Albert Museum di Londra.

Ma il vasto mondo dei lungometraggi offre soluzioni per tutti e allora perché dire no a possibilità alternative di intrattenersi imparando al contempo a conoscere la storia della moda e le sue sfaccettature?

Sono diversi i documentari fashion che ci coinvolgeranno con storie di successo e rivincita.

Tra questi non possiamo non citare “Franca: Chaos & Creation”, il documentario su Franca Sozzani, storica direttrice di Vogue, presentato al Festival di Venezia nel 2017.

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(Photo: Franca – Chaos & Creation)

La pellicola, girata proprio dal figlio della Sozzani, si incentra sulla carismatica figura di una donna diventata iconica all’interno del fashion industry. Quello che il regista ci fornisce è un ritratto inedito e intimo della donna, che celebra la sua incredibile carriera, il suo impegno sociale e la sua vita attraverso il filtro dei legami familiari.

È di questi giorni l’annuncio di un’altra interessante pellicola in arrivo in Italia; si tratta di un esclusivissimo documentario su una delle figure più sfuggenti e defilate del mondo della moda: Martin Margiela.

Le prime voci in merito a un possibile documentario su di lui hanno iniziano a circolare lo scorso maggio, in seguito all’apertura del profilo Instagram chiamato #withoutcompromise.
Poco dopo, il nome cambia e diventa #margielainhisownwords: un’ulteriore conferma che qualcosa si sta muovendo.

E in effetti è così. I rumors lasciano spazio alle certezze e scopriamo che il documentario in arrivo sarà diretto e prodotto da Reiner Holzemer (già regista della pellicola su Dries Van Noten del 2017) e che il designer sarà per la prima volta direttamente coinvolto nella realizzazione del biopic, addirittura comparendo sullo schermo accanto a Galliano.

Una prima volta assoluta, se consideriamo che la figura di Margiela è una delle più misteriose del panorama fashion, un nome che ha saputo creare un affascinante alone di segretezza attorno a lui, lasciando che fossero gli abiti a parlare al suo posto.
Un appuntamento al cinema assolutamente imperdibile per tutti gli appassionati di moda.

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Ma il mondo fashion purtroppo non è solo copertine patinate, grandi star e successi. C’è un lato oscuro della moda, un lato che troppe volte si rischia di far finire nascosto sotto a un tappeto di apparenza.
In un periodo storico in cui dominano ovunque le grandi catene di moda low cost che ogni settimana ci offrono nuovi capi a bassissimo prezzo, è necessario fare luce sui processi produttivi e sui rischi di certi ritmi di produzione: il documentario “The True Cost”, realizzato da Andrew Morgan, fa proprio questo.

Partendo dai tragici fatti di Rana Plaza in Bangladesh nell’aprile 2013, uno dei più gravi disastri nella storia dell’industria tessile, il docufilm di Morgan si interroga sui costi umani, sociali e ambientali che possono celarsi dietro un abito: una coraggiosa denuncia sulla catena di sfruttamento.
In particolare il regista si sofferma sulla condizione di donne e bambini, costretti a lavorare in uno stato di profondo disagio ed emarginazione in cambio di compensi assolutamente irrisori. 

Tematiche non certo facili, ma che fanno parte della nostra quotidianità e che dunque, come tali, vanno messe in rilievo in modo che tutti siano in grado di conoscere, farsi un’idea e interrogarsi a fondo prima di acquistare il prossimo capo.

 

 

 

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