Addio a Peter Lindbergh

Il bianco e nero che rivela la realtà

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(Photo: Donata Wenders)

Il 2019 ha purtroppo portato con sé molte figure iconiche del mondo della moda, dell’arte e dello spettacolo. Il mondo della moda in particolare si trova ancora in fase di ripresa, dopo l’improvvisa morte del grandissimo stilista Karl Lagerfeld, venuto a mancare lo scorso febbraio.

Uno dei personaggi scomparsi, l’ultimo in linea di tempo, è una personalità che ha lasciato per sempre la sua traccia indelebile nel mondo del fashion: Peter Lindbergh.

Uno dei fotografi di moda tra i più influenti del 21esimo secolo. Ma anche molto, molto, molto di più.

I suoi scatti hanno scavalcato i confini della “semplice” industria della moda, sorpassando le copertine patinate per arrivare al grande pubblico inserendosi nell’immaginario comune e nella memoria visiva di tutti noi.

Sì perché esistono immagini ormai divenute universali, immagini che hanno segnato un’epoca e che tutti abbiamo archiviato da qualche parte nella nostra mente come qualcosa di immediatamente riconoscibile.
Alcuni esempi? La Ragazza Afghana di Steve McCurry oppure la celebre copertina del disco Abbey Road dei The Beatles.

Tra queste fotografie ci sono loro: gli scatti in bianco e nero di Peter Lindbergh.

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(Photo: Peter Lindbergh, 2019)

Da un lato, uno stile fortemente cinematografico, che si ispirava al cinema tedesco della sua infanzia e che permetteva alle sue opere di venire apprezzate anche dal pubblico non necessariamente interessato al campo del fashion.

Dall’altro, le fortunatissime collaborazioni con riviste internazionali (Rolling Stone, The New Yorker…), grazie alle quali Lindbergh ha potuto e saputo legare le sue fotografie in modo indissolubile all’immaginario collettivo degli anni ’80 e ’90.

Le pubblicità di moda degli anni ’90, in particolare, hanno assorbito e diffuso l’erotismo sottile e soffuso che le fotografie di Lindbergh sapevano comunicare, in grande contrasto per esempio coi nudi aggressivi e più sfacciati di Helmut Newton.

È in quegli anni che si crea e si solidifica l’alleanza tra il fotografo e il mondo della moda.
Con una sola idea in mente: restituire alla bellezza la sua autenticità e la libertà, per distaccarsi dal concetto irreale di perfezione assoluta proposto da moltissimi brand del settore e propinato dal mercato.

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(Photo: Peter Lindbergh, Calendario Pirelli 2017)

Un ribelle, quindi.
Un artista che, invece di nascondere i difetti con il sempre più preponderante foto ritocco, sceglieva di enfatizzarli, esaltarli e metterne in luce le peculiarità con un bianco e nero delicatissimo dai contrasti bassi e morbidi.

Allontanandosi  dal glam di quegli anni, Lindbergh procedeva fiero nel senso opposto, umanizzando anche le supermodel più inarrivabili.

Dai backstage delle sfilate al cinema il passo è stato breve, ed è così che nascono i ritratti ormai iconici di star del grande schermo come Kate Winslet, Uma Thurman e Monica Bellucci.
Tutte avvolte dal suo bianco e nero elegante, che ne enfatizzava naturalezza ed eleganza come un filtro al contempo realistico e magico.

Lindbergh levava alle sue muse ogni maschera per esaltarne invece l’essenza, la vulnerabilità e tracciando un profilo di donna forte, indipendente e libera da preconcetti o cliché di genere.

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(Photo: Peter Lindbergh, 1988)

Non a caso, prima della sua scomparsa, il fotografo ha consegnato alle stampe un lavoro di fortissimo valore simbolico: le 15 immagini di copertina del numero di settembre di Vogue UK, dedicato proprio alle donne che stanno cambiando il mondo.

L’epilogo perfetto di un artista che per tutta la sua vita ha servito la bellezza nel modo più onesto possibile, senza mai perdere di vista la concretezza che si nasconde dietro le apparenze.

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