Le sfilate della Milano Fashion Week – 1^ parte

Un’edizione a cavallo tra sostenibilità e culture lontane

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(Photo: Victor Virgile/Getty Images)

Il terzo evento del mese dedicato alle Fashion Week invade la città di Milano e riconferma una sempre più una ricca presenza di asiatici e africani divisi tra buyer in platea e protagonisti delle passerelle.

La moda Primavera/Estate presentata a Milano guarda al futuro (e non solo in senso geopolitico); dopo le sentite tematiche della moda genderless e la massiccia presenza di sportswear che ha dominato le passate stagioni, si torna puntare il focus sulla femminilità.

Questo evento si fa specchio di un’apertura dei confini: sulle passerelle sfilano modelle giapponesi e cinesi, che sembrano anticipare la trasformazione del Sud-Est Asiatico nel nuovo centro nevralgico del mondo.

Un po’ di numeri? Nella capitale lombarda, dal 17 al 23 settembre, si sono tenute ben 58 sfilate, 110 presentazioni e 54 eventi, per un totale di 170 collezioni.

Ma il tema portante della kermesse non è stata solo l’internazionalizzazione.
Anche la sostenibilità infatti continua ad essere un pilastro sempre più fondante nel settore moda odierno, come dimostrato dal Green Carpet Fashion Award: l’evento dedicato alla moda eco tenutosi nella splendida cornice del Teatro alla Scala nella serata di chiusura della Milano Fashion Week.

Interessante anche il Fashion Hub Market, appuntamento arrivato alla nona edizione e aperto a tutti, tenutosi nello Spazio Cavallerizze di via Olona. Qui è stato possibile scoprire le collezioni di sei brand emergenti: Apnoea, Carmelina Raco, Caterina Gatta, Delirious, Vanta Design Studio, Woobag.

Ma scopriamo insieme gli altri nomi, di certo più conosciuti, che hanno lasciato il segno in questa edizione innovativa e ottimista della Fashion Week made in Italy.

 

Max Mara

Il brand fa il pieno di top model e porta in passerella una collezione cinematografica.
Le attrici? Candice Swanepoel, Doutzen Kroes e le ormai immancabili sorelle Hadid.

L’ispirazione viene dall’agente segreto più celebre del mondo del cinema e della letteratura: James Bond.

I tacchi alti sono onnipresenti, che siano essi stivali o decolleté abbinate a calze maschili alte fino al ginocchio.

Nei tailleur in Principe di Galles in alternano pantaloni lunghi e bermuda, mentre giacche, gonne e camicie sono multi-tasche, per enfatizzare lo stile sofisticato ma sempre pratico del brand.

Tra gli accessori troviamo grandi occhiali da sole in stile aviator e bakerboy hats.

Per la sera, abiti fluidi nelle mille sfumature dei toni pastello.

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(Photo: ANSA)

 

Bottega Veneta

Daniel Lee, ex-responsabile di Céline ora direttore creativo di Bottega Veneta, mette a segno un colpo vincente per la maison, che sta già da diverso tempo vivendo un momento di grande risonanza, successo e rivoluzione.

Nel corso della seconda giornata della Milano Fashion Week, Bottega Veneta porta in passerella il minimal, proponendo una femminilità che non ha niente di ridondante o eccessivo.

Troviamo tubini monospalla e in paillettes che si abbinano a mules dal tacco medio.

Il workwear lo ritroviamo nei tailleur con blazer lunghi a bottoncini e gonne al ginocchio.

Ma i protagonisti rimangono gli accessori, sicuramente destinati (come già accaduto) a diventare i must-have della prossima stagione.
Un esempio?
Sicuramente le mules intrecciate (declinate in colori come glicine, arancio e ottanio) oppure le mini o maxi bag con gli intrecci e i nodi tipici del brand.

Tra i colori possiamo notare una centralità dei contrasti blu, ma ad attirare l’attenzione sono gli sprazzi di arancio, che secondo il brand sarà una delle nuances più forti nella prossima stagione.

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Gucci

Domenica è stata la sfilata firmata Gucci a chiudere la Fashion Week milanese, immersa nel contesto di una sorta di palazzo in stile brutalista, spoglio e asettico, arredato con una passerella che ricorda a tutti gli effetti il nastro trasportatore degli aeroporti.

La collezione disegnata da Alessandro Michele si presenta come una riflessione sul potere. Non si tratta di un potere dispotico però, bensì frammentario e interiorizzato da ogni singolo individuo, che il brand interpreta e incarna attraverso camicie di forza e abiti da lavoro indossati da modelli e modelle immobili e senza espressione.

Tra i modelli spicca la presenza di Yaya Bones, un’attivista e modella che ha scelto di partecipare alla sfilata criticando però la scelta del designer di pubblicizzare i suoi prodotti usando capi di costrizione usati un tempo per reprimere e umiliare persone malate e sole. E lo ha fatto improvvisando una protesta: è infatti uscita in passerella mostrando i palmi delle mani, sui quali aveva scritto: “Mental health is not fashion” (“La salute mentale non è moda”).

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Questi capi non sono parte della collezione (per fortuna!), ma servono a mandare un messaggio netto e chiaro di resistenza: trovare i modi migliori per esprimersi e sfuggire a soffocanti norme imposte dall’alto.

Si tratta di una collezione decisamente sensuale, fatta di trasparenze e scollature, che si distacca dalle precedenti con uno stile nettamente più pulito e raffinato.

Gli 89 look della collezione P/E 20 firmati Gucci trasmettono il concetto di rinascita, partendo dai capi come mezzo di esplorazione di sé stessi.

Troviamo linee semplici, corpi scoperti, giacche, cappotti e pantaloni svasati sul fondo. Ma anche maxi accessori e un logo rinnovato, che spicca su una palette di colori molto ampia: dal grigio ai marroni, con punte di giallo senape, rosa e rosso.

L’accessorio cult sono sicuramente gli occhiali con maxi catena, abbinati per contrasto a piccolissimi cappelli “beanie”.

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(Photo: Getty Images)

Curioso di scoprire cos’altro ci ha riservato questa edizione 2019 della Fashion Week nostrana?
Continua a seguirci perché domani caricheremo il nostro approfondimento sulle altre sfilate che ci hanno colpito di più!

Nel frattempo, continua a leggere con i nostri report da New York e Londra.

A presto!

 

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