Le sfilate della Milano Fashion Week – 2^ parte

La passerella iconica di J.Lo e le mille sfaccettature della femminilità

milan - Le sfilate della Milano Fashion Week - 2^ parte
(Photo: Vogue)

Avete già letto la prima parte del nostro approfondimento sull’appena conclusa Milan Fashion Week? No? Allora fatelo subito qui!
E oggi, per voi, la seconda e ultima parte delle sfilate che più ci hanno coinvolto in questa edizione 2019 della settimana della moda milanese.

Fendi

Sotto la supervisione di Silvia Venturini Fendi, nasce e si sviluppa la collezione firmata Fendi dopo la morte del kaiser della moda Karl Lagerfeld, che ha guidato il brand per ben 54 anni.

L’ispirazione arriva in parte dalla figura di Bette Davis nel film “L’anniversario” del 1968, ma anche dall’outdoor, che apre la strada a reinterpretazioni di riferimenti, suggestioni e materiali.

Troviamo la presenza di fibre sintetiche accostate a cotone, shorts trapuntati abbinati a pellicce con fodere floreali e abiti in camoscio dal retrogusto anni ’70.

I Seventies li possiamo ritrovare anche negli accessori, per esempio gli occhiali da sole formato maxi con le lenti squadrate o le maxi pochette.

I colori? Contrastanti.
Si va dai toni sabbia, beige e marroni alle nuances pastello e delicate del rosa, fino ad arrivare alla forza energetica di verdi e gialli.

A rimandare al mondo dell’outdoor troviamo poi i cappellini da pescatore, che ricordano la spensieratezza e il divertimento della vita all’aria aperta.

fendi - Le sfilate della Milano Fashion Week - 2^ parte
(Photo: Getty Images)

 

Alberta Ferretti

Il ritorno dello stile anni ’70 fa da filo conduttore sulla passerella di Alberta Ferretti, che presenta gli abiti chiffon morbidi e leggeri dei quali è da sempre maestra.

I capi chiave dello stile Seventies vengono qui rivisitati in chiave contemporanea, con ricca presenza di suede, inserti in pelle arancione e rosa su giacche con frange in pieno stile “figli dei fiori”.

Stratificazioni, mescolanze di colori e stoffe svolazzanti conferiscono un mood vacanziero all’intera sfilata, che con il suo stile hippie comunica un senso di leggerezza e libertà.

Una collezione che dimostra come non vi sia per forza la necessità di usare lustrini e paillettes per brillare, ma che anzi la bellezza naturale di una donna (evidenziata qui da un trucco magistrale e naturalissimo realizzato con colori terrosi) può essere impreziosita anche da abiti minimali e puliti.

Mentre si mescolano toni caldi e freddi, troviamo tessuti intrecciati, suede, stampe batik e un interessante utilizzo del denim, che, proposto in vari colori abbinati tra di loro, dà vita a un pattern.

Le camicie ricamate con le maniche a sbuffo collaborano ancora di più a tracciare i contorni di una donna elegante ma al contempo anche sbarazzina, che è sempre in movimento e si adatta alle più disparate situazioni.

ferretti - Le sfilate della Milano Fashion Week - 2^ parte

 

GCDS:

Sullo sfondo, un gigantesco dinosauro.

Basta questo “dettaglio” a fare da subito intuire quale sarà il mood della sfilata presentata da Giuliano Calza, che spazia dai suoi ricordi d’adolescenza a suggestioni hawaiiane e universo manga.

Il t-rex che troneggia sullo sfondo è un diretto omaggio a “Jurassic Park”, film culto che ha segnato la storia del cinema degli anni ’90 e che porta indietro il designer ai tempi della sua adolescenza.

Nel diario dei ricordi a cui Calza dà vita troviamo l’irriverenza della giovinezza, che traspare con mood scanzonato attraverso mini abiti super succinti e sexy che vestono modelle con ipnotiche lenti nere e grandi in stile manga.

I colori sono intensi ed esagerati, presi in prestito dall’ambiente rigoglioso delle Hawaii, oppure dal mondo caleidoscopico dei videogame giapponesi.

Grande protagonista della collezione anche il logo stesso di GCDS (“God Can’t Destroy Streetwear”) che viene messo in evidenza su capi e accessori, a sottolineare che è possibile essere sensuali ma anche ironici, per far rivivere i ricordi di un periodo storico fisso nella memoria di tutti i noi per il suo stile subito riconoscibile e iconico.

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(Photo: Federica Calzi)

 

Versace

Nel terzo giorno di fashion week, la sfilata di Versace fa segno e dà vita al momento più twittato di tutta la settimana della moda milanese.

Questo momento è rappresentato dall’ingresso trionfale in passerella di Jennifer Lopez, che si presenta statuaria indossando l’iconico abito semi trasparente a motivi vegetali disegnato per lei da Donatella Versace in occasione dei Grammy Awards del 2000.

Un vestito che, si può dire, cambiò la storia.
Ai tempi, questo abito leggero e scollatissimo indossato dalla star, fece il giro del mondo. Al punto che Google fu a dir poco costretta a creare la ricerca per immagini (opzione del browser che oggi tutti conosciamo e usiamo) per rispondere all’enorme richiesta da parte del pubblico di trovare in rete immagini del provocante outfit.

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(Photo: Jacopo Raule/Getty Images)

Il defilè di J.Lo, ancora in perfetta forma dopo 20 anni da quell’iconico red carpet, celebra l’istante in cui Donatella, dopo la morte dell’amatissimo fratello Gianni nel 1997 e alle porte del nuovo millennio, trovò nuovamente la spinta per ricominciare a creare.

L’apice di glam raggiunto in quel momento apre le porte a una passerella in realtà discretamente sobria, con una prima parte composta da una reinterpretazione sartoriale di capi “da ufficio” che segnano i contorni di una donna forte e indipendente.

Poi esplodono i colori.
Dal blu denim al verde del vestito con stampa a palme indossato appunto da J.Lo, al rosa.

Tra i pezzi più interessanti, un top arancione con un’ampia apertura sul davanti che rivela una semplice fascia di un brillante color fucsia.

Il risultato dello show è il profilarsi di un delicatissimo equilibrio tra la visione di una donna sexy ma anche severa, autoritaria e potente.

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(Photo: ANSA)

 

Da Milano è tutto, ma questo periodo caotico fatto di novità e suggestioni non è finito. Siamo già nel pieno della Paris Fashion Week! Non perdete di vista il nostro blog: nuovi aggiornamenti sono in arrivo.

A presto!

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