L’immortalità di Anna Wintour

La comunicazione digitale secondo la regina del fashion system

anna1 - L'immortalità di Anna Wintour
(Photo: NYTIMES)

“Bene, il punto non è essere taglienti o superiori. Tu devi voler far parte della conversazione,
parte di una cultura come Coca-Cola o Nike.”

Questo è l’assoluto monito nella vita dell’onnipotente Anna Wintour.
Un consiglio del suo caro amico Ralph Lauren, che le ha permesso di traghettare Vogue dalla crisi dell’editoria attraverso l’alba del nuovo millennio, fino ai milioni di followers sui social.

La Golden Age della comunicazione, a quanto ha dichiarato l’editrice, è un florido momento per raggiungere più utenti possibili attraverso i media, in un ensemble di voci e stili diversi.

Possiamo dire che la “donna-drago” non si sia limitata solo a commentare l’avvento delle nuove piattaforme, ma ne abbia fatto ampio uso.

Per esempio lanciando una sua video rubrica dal nome “Go ask Anna” nella quale offre consigli di stile per colloqui di lavoro, commenta le occasionali mancanze di gusto delle Kardashian o spiega i grandi perché dei leggings con una sottile ironia e il suo indiscutibile charme: pungente senza essere arrogante.

Con questo strumento ha umanizzato la sua figura e si è avvicinata a tutti quei suoi lettori che in qualche modo hanno sempre sperato di sentire qualche suo commento su argomenti “da parrucchiere”.

anna2 - L'immortalità di Anna Wintour
(Photo: “Go Ask Anna” – Vogue)

Nonostante possa sembrare che in questo modo si snaturi la sua essenza da social elite, Anna Wintour mantiene dei punti fermi pur dovendo ampliare i suoi canali. Ha infatti ha dedicato un editoriale proprio alla massiccia (e a suo avviso inopportuna) presenza di bloggers e influencers alla settimana della moda, aggiungendo queste parole:

“Il loro unico scopo è cambiare outfit ogni ora per pavoneggiarsi davanti gli obiettivi con abiti presi in prestito, dichiarando così la morte dello stile.”

Il mondo del design è ancora ritenuto elitario e riservato agli addetti ai lavori: non è puro consumismo, ma piuttosto una vera e propria forma d’arte da preservare
Dopotutto, come ogni prodotto culturale, va diffuso e quindi nemmeno Vogue disdegna le dirette social durante le sfilate.

Emerge sicuramente la fermezza d’animo nel voler preservare e tramandare le regole dell’editoria di moda e del management nella presentazione del suo nuovo progetto: una masterclass online.
O meglio, una guida: “How to be Anna Wintour/A Boss”.

Sembra però che le regole del suo successo non siano quelle decantate dal personaggio a lei “ispirato” nel film “Il diavolo veste Prada”, anzi. Anna è puntigliosa nel sottolineare che il lavoro in team sia fondamentale per ottenere successo ed incita inoltre a farsi guidare dal proprio estro e dalla propria creatività.

La creatività è un punto fondamentale dello stile Wintour, tutto il suo estro sta nella commistione fra ordinario e straordinario.

anna3 - L'immortalità di Anna Wintour
(Photo: VOGUE/Annie Leibovitz, Patrick McMullan)

Vogue ci dà (e ci ha dato) copertine clamorose (per esempio il matrimonio dei discussi Kim e Kanye), ma anche “banali” -se così possiamo chiamarle- immagini delle solite protagoniste del fashion system.

Il sistema targato Condé Nast è proprio quello di creare dei picchi di attenzione che fidelizzino il lettore, proporgli in esclusiva tutte le sfilate direttamente dal front row e creare un vero e proprio heritage intorno al magazine: party esclusivi, premi per designer emergenti, green carpet ecc…

Anna Wintour è tutto ciò che si vede e molto altro: un genio indiscusso che si divide fra editoria e fashion system, ma anche una donna che influenza la società, il costume e le scelte di tutti noi.

Forse è lei la più grande influencer dei tempi moderni.

Crea la tua linea di moda!

Siamo la prima trend library tutta italiana che ti offre una panoramica dettagliata delle prossime tendenze fashion.
Iscriviti ora