London Fashion Week: un riassunto

Cosa ci è piaciuto di più nella seconda tappa delle fashion week

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(Photo: REX/Shutterstock)

Anche la seconda tappa all’insegna della moda si è conclusa: stiamo parlando della London Fashion Week, i 5 giorni di sfilate, eventi e nuove tendenze che hanno animato la capitale inglese dal 13 al 17 settembre.

Questa edizione 2019 si è profilata da subito come qualcosa di diverso da tutto ciò che si è visto in precedenza. E i motivi sono svariati.

Innanzitutto, la grande novità: per la prima volta le sfilate sono state aperte anche al grande pubblico.
Proprio così. Anche i non addetti ai lavori hanno potuto accedere alle sfilate, semplicemente acquistando un biglietto.

I prezzi certo non sono quelli economici di un semplice biglietto del cinema, ma si tratta comunque di un’apertura senza precedenti verso il pubblico generalista, nonché un modo per rendere la London Fashion Week una vera celebrazione della cultura a 360 gradi che coinvolge tutta la città.

Ma, come spesso accade in queste circostanze, non sono mancate le polemiche e le controversie.
Sullo sfondo delle sfilate infatti si sono svolte le proteste accese del collettivo ambientalista Extintion Rebellion e degli attivisti della PETA, entrambi schierati contro l’utilizzo della pelle nel settore moda e impegnati a promuovere un maggiore attenzione ai temi fondamentali del cambiamento climatico e dello sfruttamento del pianeta.

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(Photo: AP)

Oltre alle sfilate, centro nevralgico di ogni fashion week, sono stati tantissimi gli eventi collaterali che hanno animato la città.

Come non menzionare per esempio i workshop gratuiti di Mulberry in Regent Street, dedicati alla realizzazione di braccialetti in cuoio, oppure l’esposizione in stile Swinging London organizzata nel pop-up store del nuovo brand Rixo, sotto la direzione creativa di Henrietta Rix e Orlagh McCloskey.

Il Victoria & Albert Museum ospita fino al 16 febbraio la mostra “Mary Quant”, con gli abiti e gli accessori originali della sua “fashion revolution”, mentre il 14 settembre è stato il giorno della grande Naomi Campbell, che ha dato vita a Fashion for Relief: un evento dedicato alla raccolta fondi per aiutare le vittime del tragico uragano Katrina.

Ma torniamo al cuore pulsante della settimana della moda londinese e scopriamo insieme quali sono state le passerelle che hanno lasciato il segno.


Victoria Beckham

Domenica 15 settembre si è tenuta una delle sfilate sicuramente tra le più attese di questa London Fashion Week: lo show firmato Victoria Beckham.

La stilista non ha deluso le aspettative, sapendosi reinventare proponendo una collezione particolare, fatta di toni chiari ed echi Seventies mescolati al suo inconfondibile stile rigoroso e bon-ton.

La comodità è al centro: gli abiti di questa collezione vestono una donna non certo sedentaria, anzi abituata a muoversi continuamente attraverso affollati e febbrili contesti urbani.

Un ottimo ponte di collegamento dunque con i mitici Seventies, anni che simboleggiano le working women emerse in quel periodo fatto di movimenti femministi e rinnovamenti nella società.

Questi abiti, pensati per  le donne in movimento, tracciano silhouette leggere e fluide. Gli abiti sartoriali si pongono quindi in contrasto con abiti fluttuanti, colori neutri e pallidi con sprazzi di tinte audaci come viola, giallo, verde e bronzo.
Troviamo camicie austere sdrammatizzate da colletti anni ’70 e indossate su top a collo alto, pantaloni lunghi, dritti e a vita alta, gonne a matita con ampi spacchi laterali.

Ma la stilista non si ferma e ha anche lanciato, proprio in questi giorni, la sua nuova linea beauty. I prodotti sono già in vendita sul suo nuovo sito, dove la stessa Beckham dà consigli di moda e bellezza e interagisce con i suoi followers.
Il dettaglio in più? Tutti gli imballaggi della linea sono realizzati con materiale al 100% riciclabile.

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(Photo: REUTERS/Henry Nicholls)

 

Burberry

Quella di Burberry è una sfilata che amalgama perfettamente classico e contemporaneo, sullo sfondo di una Londra che incarna sì l’animo british da sempre simbolo del marchio, ma che rappresenta anche una fucina di forme, colori e nuove suggestioni continue.

Al centro troviamo alcuni principali protagonisti: maxi-colletti, i foulard, le stampe, il check e i colori bianco marrone e ocra.

L’obiettivo di Riccardo Tisci, direttore creativo, è uno: unire l’anima bon-ton del marchio a nuove suggestioni insolite, per guardare al futuro ma sempre portandosi dietro i dettami di un passato importante.

Troviamo il trench, simbolo di Londra e di Burberry, riproposto con la classica fodera in check ma rinnovato da nuove forme, strascichi, ricami, glitter e applicazioni.

I tagli sperimentali sono il filo rosso che attraversa quasi tutti gli outfit presentati in passerella: le camicie si  arricchiscono di drappi, accenni di sportswear si accostano a mood classici e il tailleur si stratifica con sovrastrutture tra bottoni, camicie e profili colorati.

Le stampe dei foulard e dei vestiti sono esotiche, con tigri, leoni e colori brillanti, mentre il check rimane protagonista delle fodere o nei total look d’impatto.

Sono inoltre le maniche a rappresentare un vero importante focus della sfilata. Tisci infatti gli dona risalto, enfatizzandole con forme insolite e volumi over: a palloncino, a ellisse o a forma di ali.

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(Photo: Invision/AP)

 

Erdem

Erdem svela al mondo la musa che lo ha ispirato per la sua collezione P/E 20: si tratta di Tina Modotti, fotografa e attivista che diventò amica di personalità come Frida Kahlo e Diego Rivera.

Lo stilista ha affermato di essere rimasto molto colpito dalla vivace vita della Modotti, che, da un ambiente rurale italiano, è riuscita a farsi strada nel mondo per diventare dapprima una stella del cinema e in un secondo momento anche fotografa e attivista politica in Messico.

L’evoluzione della sua estetica nel corso degli anni, dalle tute di lavoro ai costumi tradizionali messicani, si esprime nelle contraddizioni che ritroviamo nelle silhouette che si susseguono in passerella.

Troviamo grandi gonne a strati dai volumi extra, ampi pantaloni dal taglio maschile e giacche anni 40 che segnano la vita. Il Messico viene citato nella collezione tramite colori vivaci, ricami floreali e pagliette realizzate dal modista Noel Stewart.

Ma ciò che secondo Erdem deve risaltare di più è lo stile pratico della Modotti. E lo stilista lo richiama tramite l’utilizzo del semplice e comune cotone, in contrasto netto coi tessuti opulenti da lui utilizzati nella sua precedente stagione.

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(Photo: Jamie Stoker)

 

Ports 1961

Una collezione che si caratterizza per la sua ambivalente espressività, romantica e decisa, quella di Ports 1961. Il brand inglese fa un cambio di rotta deciso e, sotto la nuova direzione di Karl Templer, dà una una scossa di colore a questa edizione della London Fashion Week.

La collezione si ispira all’esotico hawaiano, ai colori di Matisse e di Paul Gauguin: via libera dunque a tonalità come il blue Matisse, il rosso o il rosa bruciato.

Ports 1961 irrompe con il suo show di colori ed espressività nella Blavatnik Tower della Tate Modern, presentando in passerella una collezione che abbandona il minimalismo tradizionale del brand per puntare su colori accesi, contrasti di pattern e materiali, stampe animalier, stratificazioni e accessori d’impatto.

Nel knitwear troviamo jacquard in un mix di righe, scacchi, motivi floreali e patchwork. La palette è variegata ed alterna tonalità khaki a nuance rosso scarlatto e fucsia, mixando strisce di bianco e nero.

L’operazione di “svecchiamento” del marchio per favorire qualcosa di più contemporaneo, s’inserisce all’interno di un piano di rilancio ben più grande che prevede, come momento clou, la riapertura del flagship di Ports 1962 a Parigi durante la Paris Fashion Week.
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(Photo: Jamie Stoker)

JW Anderson

Si tratta di una collezione fatta di tanta ricerca: la stagione P/E 20 di JW Anderson prevede esperimenti sulle silhouette e su alcuni accessori, esaltati grazie allo styling.

Lo stilista ha spiegato che nella scorsa stagione si è concentrato sui drappeggi e che, ripartendo proprio da lì, ha voluto in questa occasione esplorare il concetto di gioiello, trasformandolo in una specie di underwear.
E così troviamo in passerella cordoni tempestati di Swarovski, che avvolgono il seno in una sorta di simbolo dell’infinito. Oppure possiamo trovarli in una versione più grande, mentre avvolgono i fianchi.

I drappeggi continuano a essere comunque una costante per lo stilista, che afferma così di poter lasciare scoperte parti del corpo diverse e dare quindi la possibilità a chi osserva il capo di guardarlo e riguardarlo sempre con occhi diversi.

Menzione d’onore per la location. Il set infatti ha ospitato le installazioni dell’artista canadese Liz Magor, molto amato dal designer, che costruisce scatole di plastica trasparente con oggetti usati presi dalla vita quotidiana. 
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(Photo: Jamie Stoker)

 

Christopher Kane

Il designer Christopher Kane riscopre il contatto con la natura e crea una collezione che inneggia al mantenere la propria umanità.
Riportando le sue parole, parla di diventare “eco-sexual”: un modo di vivere in contatto con la natura, con la terra.

Questo spirito di rinnovato amore per la natura e le sue meraviglie compare su mini dress, sotto forma di scritte dal lettering che ricorda i fumetti sci-fi, oppure total-look di stampe floreali: dai mini cappotti alle giacche, fino alle gonne da completo.

L’idea nasce dalle fotografie scattate nei parchi di London Fields dal designer in persone e da sua sorella Tammy, il tutto condito da un tocco sexy: un  abito nero a gabbia con ritagli a petalo, fissato con rotonde borchie d’argento.

La natura è poi celebrata anche dai classici motivi paisley e dagli abiti e le camicette con occhielli bianchi. C’è un ritorno degli abiti di pizzo al neon trasparenti, inserti pvc come orli e scollature e maglie metalliche ornate di piume di struzzo.

Una parte importante è giocata dagli accessori. Uno su tutti? I cowboy boots con cut out trasparenti da cui emergono pietre trasparenti e colorate, le stesse pietre che arricchiscono le maxi pochette in modo divertente.

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(Photo: Jamie Stoker)

E per noi, dalla settimana della moda londinese, è tutto. 

Ma le tappe di questo impegnatissimo periodo di fashion week sono ancora tante! La prossima? Milano! La città dà il via proprio oggi alla Fashion Week italiana, per continuare fino al 23 di questo mese.

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A presto!

 

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