Input P/E 2021

Verso una moda minimale, che rispetta gli equilibri del pianeta

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(Photo: Dawid Zawila)

La Primavera/Estate 2021 è il primo passo dentro un nuovo decennio, una nuova mentalità e un nuovo modo di vivere. Per arrivarci ci sono stati altri passi che hanno portato a una presa di coscienza, la quale a sua volta ha contribuito a uno stato psicologico di massa ansioso e angosciato.

Trovarsi davanti agli occhi tutti i giorni immagini e video di disastri ambientali, insieme a dati catastrofici e discorsi allarmanti, ha creato una sensibilizzazione, soprattutto nei più giovani appartenenti alle generazioni dei Millenials e Gen Z, che li ha portati ad agire e parlare.

La “generazione dei nati stanchi” ha creato il movimento “Fridays For Future”, che li porta a scendere nelle piazze per protestare contro l’assurdità di scelte fatte per il profitto senza pensare al futuro di tutti. Culmine di questo movimento è stata la terza edizione del cosiddetto “Global Strike for Future”, una manifestazione che ha visto milioni di studenti da 150 paesi in tutto il mondo riunirsi nelle strade per protestare, pronti ad agire e credere in un futuro migliore.

Tutto questo non può che essere letto come una reale e disperata richiesta di cambiamento.
Secondo i dati che abbiamo, mancano solo undici anni al punto di non ritorno: il punto in cui nessuna
azione umana potrà più cancellare o cambiare quelle precedenti.
Undici anni in cui diventa necessario dimezzare l’emissione di CO2 entro il 2030 e addirittura azzerarla entro il 2050, altrimenti la temperatura globale subirà innalzamenti improvvisi, provocando un totale stravolgimento del nostro ecosistema e dei suoi equilibri.

The Telegraph - Input P/E 2021
(Photo: The Telegraph)

A fronte di questo, anche i brand più importanti del mondo si mobilitano.
Tra questi spicca Gucci, che lancia il suo forte messaggio di impegno ambientale intraprendendo un percorso di Carbon Neutrality per la sua intera supply chain. In che modo? È stato uno dei primi marchi del lusso ad adottare l’EP&L (Environmental Pro-fit and Loss), uno strumento utilizzato per misurare i progressi nella riduzione dei gas serra, nonché a sostenere al contempo progetti come REDD+1, dedicato alla conservazione delle foreste di tutto il mondo.

Un altro forte messaggio lo lancia il colosso del fast-fashion Zara, che entro il 2025 si impegna a
progettare le future collezioni con il solo utilizzo di materiali sostenibili. Sempre per lo stesso anno, il
brand si è ripromesso inoltre di consumare un 80% di energia rinnovabile per i suoi headquarters, le
fabbriche e i negozi.

Insieme a questi, sono tantissimi gli altri brand che si stanno muovendo in varie direzioni per rendere i
loro prodotti più eco sostenibili, specialmente considerando la richiesta crescente di questo tipo di
impegno da parte del cliente finale.

Il consumatore si è evoluto nel tempo, ed è ora educato a prendere decisioni tenendo conto
dell’importanza fondamentale che le conseguenze delle sue scelte potrebbero avere.
Per questo è importante segnalare sui capi in commercio ogni loro caratteristica ecologica o etica, anche la più piccola, in modo da guidare il consumatore a privilegiare quei prodotti che fanno il meno male possibile al nostro pianeta.

Yann Allegre - Input P/E 2021
(Photo: Yann Allegre)

Saremo portati ad acquistare capi seasonless, ovvero pezzi evergreen che possiamo utilizzare più di
una stagione, evitando così il consumo eccessivo di prodotti che forse nemmeno andremo mai ad
indossare.
Questo non comporterà però un appiattimento dal punto di vista stilistico, bensì un cambiamento per quanto riguarda la progettazione delle collezioni. Saranno infatti sempre più diffuse le capsule che studiano e approfondiscono l’essenzialità di certi capi, come un blazer sartoriale, un maglione di cashmere o l’eleganza di un chino.

Esempio lampante di questa tendenza è la collezione di Claire Waight Keller per Givenchy: nella capsule “Givenchy Atielier” troviamo una vera sinossi del brand, della sua visione e della capacità intrinseca del bianco e nero di essere senza tempo.
Anche le più grandi catene di distribuzione lanciano capsule minimal dal sapore ricercato e sofisticato, con capi dai materiali di qualità da accostare a pezzi che vivono senza dubbio di un’allure più cool e di tendenza.

Se il panorama che ci si staglia davanti sembra essere potenzialmente catastrofico, noi, che vi siamo
immersi, stiamo dirigendoci verso due dimensioni diametralmente opposte: da una parte troviamo l’arrivo del 5G, che ci proietterà in un mondo aumentato, mentre dall’altra cresce sempre di più un certo bisogno di disconnettersi.

L’istallazione di Richard Vijgen, intitolata “Wifi Impressionist”, è l’emblema di questa dualità: su un
treppiede è istallato un plotter che traccia con una penna i segni dettati da un’antenna, la quale a sua
volta capta le reti wi-fi disponibili nella zona. Il disegno può variare a seconda della posizione in cui
vengono sistemati gli attrezzi, ma anche dall’orario e dalla durata. Esattamente come accadeva nel
processo creativo di un pittore impressionista qualche secolo e mezzo fa.
Il risultato è un paesaggio elettromagnetico, alieno, nel quale viviamo tutti i giorni: una rete aumentata fatta di impulsi che può permetterci di costruire un panorama migliore. Sì, perché il 5G, oltre a garantire una velocità di connessione maggiore, traccia lo skyline di un nuovo tipo di città: la Smart City.

La “città intelligente” prevede una pianificazione urbanistica volta all’ecosostenibilità (e quindi
all’ottimizzazione) dei trasporti pubblici e alla diminuzione dell’inquinamento.
Tutto questo sarà reso possibile da una rete veloce che permetterà inoltre la gestione dell’intensità del traffico e la comunicazione fra infrastrutture e cittadino.

Per un abitante di queste nuove città, l’avvento  del 5G significa una casa di facile gestione direttamente dal proprio dispositivo grazie ad elettrodomestici smart, pianificazione e condivisione immediata di progetti con una velocità di download maggiore e una realtà che dialoga sempre di più con i nostri cellulari, creando nuovi orizzonti aumentati.

Prima che tutto questo diventi realtà c’è però bisogno di regole che tutelino la privacy e i nostri data, per
garantire protezione agli utenti. E la protezione da questo mondo fatto di comunicazione e tecnologia
spesso viene da dentro, come qualcosa di istintivo: il bisogno di disconnettersi per ritrovare il nostro
habitat naturale. Uno stato mentale in cui l’assenza di segnale crea conforto anziché ansia e dove
energia e benessere si possono ritrovare in un paesaggio incontaminato.
Ed è incontaminato che dobbiamo mantenerlo, anche e soprattutto per noi stessi.

Il 2021 è il primo passo verso l’inizio di una nuova era. Un nuovo modo di lavorare, un nuovo modo di navigare, un nuovo modo di vivere e, di conseguenza, di vestirsi.

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