La magia della Paris Fashion Week – prima parte

Le luci della Ville Lumiere accendono le passerelle più scenografiche

(Photo: Pascal Le Segretain)

Parigi resta un baluardo della tradizione.
Per molti, la settimana della moda parigina rimane la più importante e prestigiosa delle cosiddette “Big Four” che riempiono i calendari dei professionisti del settore nel mese di settembre.

Vero epicentro della moda, Parigi rappresenta la sede di alcuni dei più grandi brand del lusso a livello globale (due tra i tanti sono Kering e LVMH).

Ma la capitale francese si è distinta nel corso del tempo per il suo stile già da metà Ottocento (con gli stilisti Paul Poiret e Charles Worth), fino a diventare il luogo prescelto di maison del calibro di Dior, Chanel e Saint Laurent.

A New York è subentrato un calendario rinnovato e accorciato, Londra ha aperto le sfilate al grande pubblico e Milano ha condiviso gli slot più desiderati: quali sono state invece le novità della più stoica e tradizionale Paris Fashion Week?

Innanzitutto, una maggiore presenza di talenti emergenti.

Sì perché Parigi è da sempre ritenuta una meta accessibile solo alle grandi case di moda, ma quest’anno sembra che qualcosa si sia mosso.
E così, grazie a iniziative come il LVMH Prize destinato a sostenere ed incoraggiare i giovani talenti, si aprono le porte della Ville Lumière anche ai nuovi volti.

Alcuni dei brand che abbiamo imparato a conoscere?
Marine Serre, Y/Project, Rokh, Ottolinger e Kwaidan Editions.

(Photo: Jamie Stoker)

Gli attesissimi “super big” però, tra allestimenti fuori dal comune e top model inarrivabili, sono sempre gli stessi: Dior, Givenchy, Chloé, Balenciaga, Saint Laurent, Valentino e Louis Vuitton.

Non mancano comunque anche grandi assenze che sicuramente si sono fatte sentire nel corso dei giorni di eventi e sfilate.
Parliamo per esempio di Jacquemus, che ha già sfilato in Provenza per celebrare i 10 anni del brand, oppure del grande assente Virgil Abloh, che per motivi di salute non è stato presente alla sua sfilata, affidando totalmente la presentazione della nuova collezione al team del suo marchio Off-White.

Sono tanti gli eventi che hanno caratterizzato l’edizione 2019 della Paris Fashion Week, accendendo al massimo le aspettative.

Tra tutti, la prima sfilata prêt-à-porter di Virginie Viard, braccio destro ed erede del compianto Karl Lagerfeld, per la maison Chanel, ma anche la prima passerella firmata da Stella McCartney dopo il suo ingresso ufficiale nel gruppo LVMH.
Non in ultimo, abbiamo potuto assistere inoltre all’esordio della stilista Satoshi Kondo per il womenswear targato Issey Miyake.

Ma quali sono le sfilate che ci sono rimaste più impresse, in questa Parigi come sempre super affascinante?
Come abbiamo fatto per Milano, New York e Londra, andiamo a scoprirlo insieme con i nostri report!

 

Chanel

Gli show di Chanel, si sa, sanno sempre come sorprenderci e farci sognare.
E parlare di sogno ci sembra assolutamente azzeccato per riferirci alla collezione Primavera/Estate 2020 firmata Virginie Viard, erede e protetta dell’indimenticabile Karl Lagerfeld.

L’ambientazione scelta incarna lo spirito magico della città di Parigi, trasportandoci in alto, sui tetti, dove le modelle sfilano e i look si susseguono tra i comignoli e le finestre che rendono iconico lo skyline della Ville Lumiere.

Gli omaggi a Lagerfeld sono disseminati qua e là nella collezione, che nella sua totalità si rivela come uno sguardo colmo di magia sul gusto bon-ton che caratterizza il brand ma che volge al contempo lo sguardo ad un nuovo tipo di eleganza.

 

Le suggestioni fanno pensare a “Colazione da Tiffany” e alla grande Audrey Hepburn, rivelando il cuore profondamente parigino della collezione attraverso stampe check, l’onnipresente tweed, le balze, un tripudio di giacche e shorts.

Bluse, gonne, accessori e capispalla si riempiono di motivi a quadretti, check, righe: tutti sfondi sui quali si mescolano qua e là le lettere che compongono il nome del brand.

Il tweed, tessuto per eccellenza più amato da Chanel, torna anche per la P/E 20 e coinvolge gonne, jumpsuit e capispalla, andandoli ad inserire in una palette di colori tenui e bon-ton.

Molto presenti anche gli shorts, sempre eleganti in abbinamento ai collant neri, indossati con blazer corti e camicie ricchissime di balze.

Oltre alle tonalità pastello, troviamo un gioco di bianchi e neri sommati al colore rosso: un mix di colori essenziali che però non cessa mai di risultare d’impatto.

Ma la sfilata targata Chanel non verrà ricordata solo per l’ambientazione magica e la riuscitissima collezione.
C’è stata infatti un’irruzione in passerella.
Ci riferiamo a Marie S’Infiltre (alias di Marie Benoliel), una youtuber che in Francia è diventata celebre proprio per le sue imboscate improvvise durante i più disparati eventi.
Con uno scatto, la Benoliel si è lanciata dalla prima fila direttamente in passerella, dove è stata intercettata però subito da una serissima e onnipresente Gigi Hadid, che l’ha invitata ad abbandonare la sfilata.

(Photo: Daniele Oberrauch / Gorunway.com)

 

Dior

La parola chiave della sfilata firmata Dior è una: sostenibilità.

È proprio questo, già tema chiave nel panorama del fashion contemporaneo, il filo conduttore che riecheggia nell’ambientazione scelta e creata dalla collaborazione tra Maria Grazia Chiuri e il collettivo parigino di architetti AtelierColoco.

All’interno del Longchamp Racecourse di Parigi troneggiano ben 164 alberi, protagonisti di un set 100% riciclabile che fa sfondo alla collezione Primavera/Estate della maison Dior.

Dopo la sfilata, ad ogni albero è stato collegato un progetto di sostenibilità con l’obiettivo nobile di rinforzare le zone boschive della città.

La natura, tema portante dello show, caratterizza e pervade anche i capi; la Chiuri infatti esplora in mondo degli erbari e porta in passerella abiti fluidi e leggerissimi decorati da delicati fiori stampati o ricamati.

(Photo: Jamie Stoker)

La collezione si ispira in gran parte anche a Catherine Dior, sorella minore del fondatore della maison, che fece parte della Resistenza francese durante la Seconda Guerra Mondiale e che, dopo essere stata rinchiusa in un campo di concentramento tedesco, una volta ritornata in patria si dedicò al giardinaggio diventando una fiorista.

La designer Maria Grazia Chiuri porta il suo personale omaggio a questa donna e alla sua grande passione per la botanica.
E lo fa attraverso tessuti naturali, come una rafia quasi metallica e l’utilizzo di seta grezza ricamata.

Troviamo cappotti dall’eleganza discreta, cinture sottili e sandali intrecciati dove la rafia si esprime al massimo, ma anche capi più casual come camicie dal taglio maschile in azzurro, shorts, giacche multitasche e jumpsuit (oramai immancabili).

Non mancano completi giacca-pantaloni (presentati anche in versione estiva con le bermuda), mentre tra le gonne spiccano quelle midi, in tulle, organza o a portafoglio e da indossare con capi appartenenti al mondo beachwear.

I cappelli in paglia, le collane a catena e i choker preziosi sono gli accessori must che completano ogni look, mentre tra le scarpe troviamo espadrillas, sandali lace-up e infradito (anche in abbinamento agli abiti da sera).

La palette è raffinatissima: si va dal beige all’azzurro, al nero e al bianco, ma non manca anche qualche tocco di verde, giallo e rosa. Le stampe floreali celebrano il tema della sfilata, ma possiamo trovare anche righe e motivi pied-de-poule che spadroneggiano nella collezione.

(Photo: Christophe Archambault / Afp)

 

Saint Laurent

C’è cosa più parigina di una sfilata ambientata proprio ai piedi della più famosa torre di Francia?

È proprio questo il magico e spettacolare setting in cui prende forma lo show firmato Anthony Vaccarello.

Lo stilista mette in scena la sfilata Yves Saint Laurent attingendo a piene mani dagli archivi storici della maison, reinterpretandone i codici stilistici in chiave moderna.

Lo sguardo è rivolto principalmente al periodo degli anni 70.
Una citazione notevole, nello specifico, è per esempio la Russian Collection datata 1976, che porta con sé una reinterpretazione bohémien del mondo orientale: troviamo fantasie paisley, pendenti dal gusto etnico, fusciacche e turbanti.

Ed è proprio il turbante a brillare tra gli accessori presenti in passerella.
Vaccarello lo propone in vari tessuti e lo abbina ai blazer e alle camicie bianche, declinandolo in una modalità laminata e luccicante grazie alla presenza di fili scintillanti nell’ordito.

La palette cromatica è decisa: bianco, oro e la supremazia del nero. Tutti colori adatti a dipingere l’immagine della femme firmata YSL, che continua a rappresentare un’icona nell’immaginario moda.

(Photo: Eco Clement/UPI)

Una volta chiusa la prima parte della sfilata, la Tour Eiffel inizia a brillare e le luci seguono il ritmo della musica. Avviene uno switch e il secondo atto cambia registro, dedicandosi totalmente a due capisaldi della moda di Yves Saint Laurent: lo smoking e il nude look.

Lo smoking è la proposta -ai tempi rivoluzionaria- che lo stilista francese portò in passerella nel 1966, quando fece indossare il tradizionalissimo e super maschile smoking da uomo ad una modella.
Il resto è storia.

Il nude look viene invece lanciato da Yves Saint Laurent nel 1968.
Quest’annata vi dice qualcosa, vero?
Un anno cruciale. L’anno in cui le femministe bruciano in piazza i reggiseni e lui propone un look con blusa seta nera indossata senza bra.

Il look total black la fa da padrone, mentre Vaccarello gioca con i tessuti per aprire a mille diverse interpretazioni creative: dal velluto al raso, troviamo poi lurex, paillettes, oppure gessati illuminati da fili laminati.

Anche i tagli, le lunghezze e i volumi sono oggetto di reinterpretazione continua
Sfilano smoking-dress, tailleur con pantaloni bermuda o con mini shorts (a vita alta e bassa), giacche dai volumi importanti con maniche lunghe o corte.

Le camicie vengono portate aperte fino alla vita, stretta dalle cinture, e troviamo -ovviamente- le bluse in voile indossate senza reggiseno, come da tradizione per la maison.

La variazione sui due temi introduce l’arrivo della top model per eccellenza: Naomi Campbell.
Irrompe in passerella a chiudere la sfilata indossando uno smoking ricoperto da paillettes con revers di raso, indossato senza camicia.

Con la Tour Eiffel sullo sfondo, si tratta di certo di uno dei momenti più magici dell’intera settimana della moda parigina.

(Photo: Getty Images)

Curiosi di sapere il resto? Continuate a seguirci, la seconda parte del nostro report arriva domani!

A presto!

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