Immagini che parlano

Brand Identity: la mostra di Jean-Paul Goude e il potere della pubblicità

Screenshot 11 - Immagini che parlano
(Photo: Chanel)

“L’insieme degli aspetti e degli elementi grafico/comunicativi che determinano la percezione e la reputazione di un brand da parte
del suo pubblico. Quella percezione profondamente emotiva ed istintiva, da cui dipenderà il gradimento e di conseguenza
il successo di un marchio.”

Questa è la definizione che ci troviamo davanti se proviamo a digitare su Google le parole “brand identity”.
Ma cos’è davvero? E come mai è così importante?

Un marchio, specie in un mondo come quello della moda in cui l’estetica domina su tutto, non è solo il prodotto da vendere. Dietro c’è una storia, una filosofia, dei valori e un immaginario unico che necessitano di essere comunicati al pubblico, non solo per fidelizzarlo, ma per coinvolgerlo, attrarlo e -in definitiva- farlo sognare.

Per questo la brand identity è così importante, sia che si parli di piccoli nomi o di istituzioni immortali del campo fashion.

È di questo secondo caso che parliamo oggi, più precisamente di un marchio che della brand identity ha fatto il suo cavallo di battaglia: Chanel.

E come potrebbe essere altrimenti? Parliamo di un brand che ha il fascino insito nel suo DNA grazie alla storia di successo della sua fondatrice. Una donna dall’inarrestabile spirito innovatore, che da umilissime origini è arrivata fino al civico numero 31 di Rue De Cambon, a Parigi, dove ha dato vita ad un nuovo stile e ad un impero che ha cambiato per sempre il mondo della moda.

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(Photo: Chanel)

Come fare ad onorare una storia così grandiosa e mantenerla viva nel tempo?

Ci pensa Jean-Paul Goude, fotografo cineasta, designer e image-maker unico nel panorama contemporaneo, che dal 1990 collabora con la Maison per assicurarne un’immagine sempre affascinante e coerente.

È proprio a lui ed al suo ruolo fondamentale che è dedicata la mostra (da lui stesso curata) intitolata “In Goude We Trust!”, aperta a Palazzo Giureconsulti di Milano fino al prossimo 31 dicembre.

La capacità straordinaria di Goude di giocare con la moda in modo ironico attraversa tutta l’esposizione, che racconta 30 anni di collaborazioni vincenti tra l’artista e il brand Chanel, partendo dal fashion movieÉgoïste” che nel 1990 ha dato origine a tutto.

La mostra è organizzata in tre sezioni.
La prima è strettamente dedicata al lavoro che l’artista ha svolto per la Maison e presenta dunque i suoi film: Égoïste, Coco (che ha reso celebre l’immagine splendida di Vanessa Paradis trasformata in un uccellino del paradiso) e la saga di Chance, iniziata nell’ormai lontano 2002.

Nella seconda sezione ci vengono introdotte le opere più emblematiche di Goude; un misto eterogeneo di film, disegni, immagini e una selezione di sculture luminose esposte al Centre Pompidou di Parigi nel 2017.

La terza ed ultima sezione è un mini-teatro, integrato nella galleria, che presenta “So far so Goude”, un film che si fa panoramica delle ispirazioni dell’artista, dalla sua infanzia, passando per i suoi esordi per il magazine Esquire, fino ai giorni nostri.

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(Photo: Guy Bourdin)

La mostra rappresenta un’ottima occasione per approfondire un ruolo, quello dell’image-maker, che -sempre rimanendo dietro le quinte- influenza e decreta quale sarà il mood e il concetto che il brand comunicherà al grande pubblico attraverso la pubblicità.

È spesso proprio nell’universo dell’advertising che arte e moda s’incontrano, dando vita ad una serie di collaborazioni che esaltano l’estro creativo di artisti e geni della comunicazione e al contempo celebrano lo stile di ogni singolo brand.

Troviamo David Lynch per esempio, regista di culto e maestro del grottesco, che ha all’attivo circa una ventina di spot per brand come Armani o Calvin Klein, oppure Guy Bourdin, fotografo onirico e talvolta macabro, che con il suo particolarissimo stile d’ispirazione surrealista curò le campagne del brand di calzature Charles Jourdan dal 1967 al 1981, imprimendone per sempre nel tempo un’estetica subito riconoscibile.

E che dire di Oliviero Toscani, uno dei fotografi più noti del panorama italiano?
Le sue fotografie, dallo stile immediatamente riconoscibile e spesso spiazzanti per la delicatezza delle tematiche affrontate, sono state l’immagine del gruppo Benetton e del brand United Colors of Benetton dal 1982 al 2000.

Le commistioni tra sfere diverse del campo artistico continuano nel presente con risultati inaspettati.
L’ultima in linea di tempo vede la collaborazione tra uno dei registi più controversi del cinema moderno, il greco Yorgos Lanthimos, autore di pellicole pluri-premiate come “Il sacrificio del cervo sacro” e “La Favorita”, e il brand Gucci.

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(Photo: Gucci)

Dall’unione delle menti di Lanthimos e Alessandro Michele nasce l’art book intitolato “Oviparity”, che raccoglie una serie fotografica con la collezione Cruise 2020 di Gucci realizzata alla Galleria di Leda di Villa Albani Torlonia a Roma, con l’intendo di promuovere cultura e territorio italiani.
Questa location perfetta, antico centro culturale e teatrale dove avevano luogo esibizioni di concerti, danze e commedie in maschera, ha ispirato il direttore creativo di Gucci Alessandro Michele a realizzare una serie di riprese fotografiche che esplorano il valore della copia e il concetto sfaccettato di autenticità.

Le immagini che Yorgos Lanthimos realizza si inseriscono perfettamente nel suo immaginario straniante e a tratti inquietante; il regista raffigura uomini e donne anziani con una pelle bianca come il marmo, ritratti in posa, come se fossero statue della villa, mentre interagiscono con modelli vestiti dai vistosi e coloratissimi abiti della collezione Gucci.

Dunque cinema, arte, design, moda: mondi solo apparentemente distanti, che in realtà non smettono di intersecarsi e contaminarsi all’infinito per dare vita a suggestioni sempre nuove.

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