Il report del Black Friday 2019

Black Friday: vendite alle stelle e preoccupazione per l’ambiente

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Black Friday a New York (Photo: Alexander Scheuber/Getty Images)

Il Black Friday: una ricorrenza anche italiana

È di nuovo quel momento dell’anno.
Le scene apocalittiche dove enormi ammassi di persone si litigano l’ambitissima tv super scontata o l’ultima taglia di quel maglione rimasta sugli scaffali diventa realtà.

È il Black Friday. Quella ricorrenza commerciale americana, che fino a qualche anno fa guardavamo da lontano sorridendo al solo pensiero delle persone pronte ad azzuffarsi per un elettrodomestico in sconto, è ora diventata una realtà anche italiana.

La spinta è arrivata in modo graduale, soprattutto grazie agli e-commerce come Amazon, che -già nei giorni precedenti al “venerdì nero”– ci mettono all’erta facendoci gola con imperdibili codici sconto nella nostra casella di posta elettronica.

La tradizione di questa ricorrenza arriva da lontano. Precisamente dagli anni ’50, dove il venerdì dopo il Thanksgiving rappresentava il giorno festivo ideale per iniziare lo shopping dei regali di Natale.

Da lì ad oggi tante cose sono cambiate.
In primis le tempistiche: non più un unico giorno di sconti pazzi, ma un weekend intero dedicato allo shopping, che culmina poi nella giornata di lunedì, il cosiddetto “Cyber Monday” degli e-commerce.

Se è vero che le persone con un potere d’acquisto basso possono sfruttare l’occasione per permettersi qualcosa che durante il resto dell’anno potrebbero solo sognare, a ben guardare è facile accorgersi che i beni scontati durante il Black Friday sono beni non necessari, veri lussi che un giorno (non molto lontano) rimarranno a prendere polvere su una mensola.

E questo inganno dei prodotti superflui è sempre dietro l’angolo a causa del proliferare di eventi a tempo limitato: dal Single’s Day che in Cina registra numeri da capogiro, al Prime Day di Amazon, fino ad arrivare al Boxing Day di origine anglosassone.

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Black Friday a Londra (Photo: AFP/Getty)

Le conseguenze del Black Friday sull’ambiente

La domanda sorge spontanea: abbiamo davvero bisogno di questi prodotti? Cosa comportano queste giornate di spese folli?

Restringiamo questa riflessione al campo della moda -settore che in termini economici beneficia più di tutti dal Black Friday, insieme a quello dell’elettronica.
Se ci sembra che il maglione che desideravamo da tempo sia assolutamente imperdibile ad un prezzo così ribassato, dovremmo riflettere sul consumo che richiede la sua produzione o la sua eventuale spedizione.

La fashion industry emette da sola il 10% di emissioni totali di gas serra e -secondo una ricerca condotta da Mc Kinsey & Company e dalla Ellen MacArthur Foundation– la produzione globale di abiti è duplicata fra il 2000 e il 2014, con un aumento di capi acquistati da ogni singola persona del 60%.

Questo a fronte di un calo del 50% nella frequenza con cui quei capi verranno poi indossati.
È questo, forse, il dato che più degli altri dovrebbe farci ragionare.

Sì perché una ricorrenza come questa, che più di tutte estremizza e celebra il consumismo, ci aiuta a fare una doverosa analisi relativamente agli sprechi. Negli USA, si parla di 15 milioni di rifiuti tessili prodotti ogni anno, di cui solo 2,62 milioni di tonnellate finiranno per essere riciclate.

Ma il Black Friday e i numeri che genera con il suo boom di shopping online contribuiscono anche all’acuirsi di un altro problema: i resi.

Se lo shopping online aumenta è anche perché (specie durante queste ricorrenze) gli e-shop consentono di effettuare resi gratuiti, che fanno sentire il compratore tranquillo in caso di scelta sbagliata e lo incentivano a comprare senza pensare ed in moto immediato. Ma se si considera il trasporto e l’imballaggio di ogni prodotto, il reso di un articolo sbagliato o difettoso ha un forte impatto ambientale.

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Pacchi di Amazon in consegna

Se si somma il trasporto (una delle maggiori fonti di gas serra nell’atmosfera) all’imballaggio non sempre realizzato con materiale sostenibile (e che prodotto in quantità record genera altrettanti rifiuti) il risultato è presto chiaro. Secondo il sito Fast Company, il numero di pacchi spediti in un anno negli Stati Uniti equivale addirittura all’abbattimento di un miliardo di alberi.

Numeri che preoccupano.
Numeri che sono alla base di un altro tipo di venerdì: parliamo di Greta Thunberg e dei suoi “Fridays for Future”, il movimento nato dal basso che ogni venerdì porta nelle strade delle maggiori città masse di persone che si mobilitano per sensibilizzare l’opinione pubblica sui temi dell’inquinamento e dei cambiamenti climatici.

E sono tematiche sempre più sentite, che in Francia hanno portato l’ex ministro dell’Ambiente Delphine Batho a promuovere un emendamento che banni il Black Friday e lo inserisca tra le “pratiche commerciali aggressive”.

Come arginare i consumi del Black Friday?

E in Italia? Secondo molti, si dovrebbe puntare a trasformare il modello virtuoso del “made in Italy” in un esempio che il mercato globale dovrebbe seguire. Una risorsa nostrana che deve necessariamente porre l’accento sulla qualità, in un circolo dove innovatività e cultura d’impresa rappresentano le armi con cui combattere un capitalismo sfrenato e pericoloso che non guarda in faccia alla salute del pianeta.

Per cercare di porre un freno al dilagare di questa tendenza iper-consumistica (e tamponarne gli effetti collaterali) potrebbe essere impiegata la tecnologia, come qualche azienda sta già facendo.
La chiave potrebbe essere assumere analisti di dati che studino la tipologia dei resi, aiutando le aziende a perfezionare le informazioni degli articoli. C’è chi invece, come il rivenditore britannico Figleaves, ha aggiunto sul proprio sito web la possibilità di parlare con un assistente via Skype prima dell’acquisto, constatando come conseguenza una netta diminuzione dei resi.
In ultimo, un gruppo di ricercatori indiani ha messo a punto un nuovo sistema che, tramite l’intelligenza artificiale, riesce a prevedere le probabilità che un cliente mandi indietro una merce con un’accuratezza dell’83%.

Oltre alla tecnologia, vengono in soccorso del pianeta nuove abitudini virtuose che possono tutelarne la salute. Tra tutte il “fashion renting”, ovvero il noleggio di capi d’abbigliamento. Con il noleggio è infatti possibile arginare il fenomeno del fast fashion e ottimizzare il consumo rendendolo sostenibile, indossando abiti sempre nuovi senza alimentare gli sprechi tipici della moda low cost.

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Servizio di noleggio abiti di Rent the Runway (Photo: Rent the Runway)

Pratiche e consuetudini tutte da provare e sperimentare, ancora lontane dal diventare comuni.
Quest’anno infatti il Black Friday appena trascorso ha registrato cifre davvero importanti. Per quanto riguarda gli Stati Uniti, i numeri sono stati da record: 7,4 miliardi di dollari spesi online, rendendo il venerdì nero il  giorno di shopping online più grande di sempre (secondo solo al Cyber Monday dello scorso anno).

In Italia, rispetto all’anno scorso, si è verificato un aumento di oltre il 10% nel valore dei pagamenti digitali e un aumento del commercio online corrispondente al 19,5%. Rispetto invece alle altre settimane dell’anno, si parla di un aumento della spesa corrispondente al 23%.

Se è certo che gli sconti fanno da sempre gola e che è normale ricercare la soddisfazione che ci dà il potersi concedere un regalo in più del solito, è altrettanto importante riflettere sulle conseguenze delle proprie scelte.
Il nuovo imperativo deve necessariamente essere il diventare compratori consapevoli capaci di pensare in modo lungimirante anche all’ambiente, alle piccole realtà e ai lavoratori che in queste occasioni straordinarie devono sostenere ritmi di lavoro insostenibili.

E poi, non ci sarebbe così tanto aspettare prima dei prossimi saldi di gennaio. Forse, tanto vale aspettare.

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