Lo shopping dei gruppi del lusso

LVMH, Kering e Richemont: i grandi gruppi del lusso che danno nuova vita ai brand

Gruppi lusso 1 - Lo shopping dei gruppi del lusso
(Photo: i brand acquisiti dai maggiori gruppi del lusso)

Le acquisizioni nel mondo del lusso

Nel gergo specifico del campo della finanza si chiamano “M&A”, ovvero “Merger & Acquisition”, che significa “fusioni e acquisizioni”.

Con questa espressione si indicano le operazioni di finanza straordinaria che portano alla fusione tra due (o più) società.
E il mondo del lusso, nello specifico, sembra essere sempre in fermento sotto questo punto di vista.

Secondo il report “Global Fashion & Luxury Private Equity and Investors Survey 2019” realizzato da Deloitte per analizzare il mercato del lusso e delle M&A del settore, nel 2018 le operazioni di questo tipo sono aumentate del 22% rispetto all’anno precedente.

Il record di accordi è stato registrato nel campo della cosmetica e dei profumi, seguito subito dopo da quello degli hotel. Moda e accessori sono invece al terzo posto, mentre il mondo della gioielleria chiude la classifica.

Ma chi compra? Spesso sono i grandi gruppi della moda e del lusso, non senza alcune necessarie limitazioni.

I marchi di ogni gruppo non possono essere troppo mescolati a livello comunicativo o distributivo, proprio per via dell’alta specificità dei posizionamenti sul mercato e per la fondamentale necessità di mantenere distinte le identità (la cosiddetta “brand identity”) costruita con fatica ed attenzione nel corso degli anni.

 

gruppi del lusso 2 - Lo shopping dei gruppi del lusso
(Photo: report “Fashion & Luxury Private Equity and Investors Survey 2019”)

Chi sono i più grandi gruppi del lusso?

Nel mondo del lusso, ci siamo abituati a sentire o leggere spesso tre nomi: LVMH, Kering e Richemont.

Chi sono? Sono i nomi di tre gruppi del lusso di successo, caratterizzati dal loro essere europei e noti per annoverare tra le loro fila brand con una lunga e prestigiosa storia, che affondano le proprie radici in una forte identità riconoscibile dal pubblico e legata a concetti di esclusività.

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Tra i tre, quello che forse rappresenta il vero “asso piglia-tutto” degli ultimi anni è LVMH (acronimo che sta per “Louis Vuitton Moët Hennessy”), gruppo con sede a Parigi e proprietario di ben 75 marchi divisi in aziende di alta moda che danno lavoro a 145.000 persone in tutto il mondo.

Christian Dior, Bulgari, Fendi, Céline, Guerlain: sono solo alcuni dei grandissimi nomi entrati a far parte di questo gruppo, che punta sempre più in alto e che nel 2019 è sembrato apparentemente inarrestabile.

L’ultimo colpo messo a segno da LVMH e dal suo patron Bernard Arnault è un nome altisonante e storico nel campo del lusso: stiamo parlando dell’acquisizione del marchio Tiffany.

Lo storico brand di gioielleria fondato nel lontano 1837 a New York, le cui creazioni sono state indossate da icone senza tempo del calibro di Jacqueline Kennedy e Elizabeth Taylor, è infatti stato acquistato pochi giorni fa dal gruppo per una cifra che lascia a bocca aperta: 16,2 miliardi di dollari.

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Negozio Tiffany&Co. a Hong Kong (Photo: Anthony Wallace/Agence France-Presse — Getty Images)

Acquisizioni nel mondo della moda italiana

E in Italia?
Il nostro paese sembra essere il terreno di caccia perfetto per un gruppo del lusso interessato soprattutto alla moda, geograficamente vicino a noi e guidato per di più da un direttore generale italianissimo (Antonio Belloni, nel gruppo dal 2001 e oggi braccio destro di Arnault).

Tra i marchi italiani acquistati da LVMH troviamo la Maison Emilio Pucci, i gioielli Repossi e la pasticceria Cova.

Sempre rimanendo in Italia, il gruppo di Arnault si è alleato nel 2017 col produttore di occhiali Marcolin per creare Manifattura Thélios, una joint venture che costruisce a Longarone, in Veneto, le montature per i marchi appartenenti al gruppo.

Ma esistono anche operazioni meno conosciute, che stanno trasformandosi velocemente in gruppi dall’enorme ricchezza e potenziale. Parliamo per esempio dell’operazione che ha portato il brand Versace nelle mani del gruppo Michael Kors, dando così vita a Capri Holdings: un nuovo gruppo pronto a competere coi colossi del settore, che col suo nome vuole ispirarsi alla leggendaria isola, riconosciuta come destinazione lussuosa e glamour.

Con le sue recenti acquisizioni, il gruppo Capri Holdings ha creato una nuova realtà in grado di competere con i più grandi rivali nel mercato del luxury fashion.

L’obiettivo dell’acquisizione? Investire su Versace, sfruttando le risorse dell’intero gruppo per garantirgli una crescita di oltre 2 miliardi di dollari annui. A ciò si aggiunge inoltre il progetto di aumentare i punti vendita da 200 a 300, con almeno 250 negozi entro il 2022, portare gli accessori e le calzature maschili e femminili dal 35% al 60% dei ricavi e investire sull’e-commerce.
Un’occasione imperdibile per l’azienda italiana per buttarsi nel mercato americano e rilanciare il proprio nome dopo anni di difficoltà.

Anche il prestigioso gruppo Kering (a cui appartengono Gucci, Balenciaga e Yves Saint Laurent) si era dimostrato interessato alla possibile rilevazione del brand italiano, proponendo però un’offerta di poco più di un miliardo -giudicata non all’altezza del valore dell’azienda (stimato dai proprietari in più di 2 miliardi di dollari).

Team Capri Holdings - Lo shopping dei gruppi del lusso
Jonathan Akeroyd, Donatella Versace, John D. Idol. (Photo: Rahi Rezvani)

Le trattative tra Moncler e il gruppo Kering

Per un’operazione fallita, altre però sembrano essere in corso di trattativa.

Nel caso appunto del gruppo Kering, sono di questi ultimi giorni le indiscrezioni su un accordo tra quest’ultimo e il brand italiano Moncler. Qualora andasse in porto, si tratterebbe di un parziale riscatto nei confronti della rivale LVMH e della sua epocale acquisizione di Tiffany.

L’accordo, se dovesse esserci, comporterebbe infatti da parte di Kering il superamento (o l’acquisizione) della quota del 22,5% di Moncler attualmente detenuta dal suo direttore Remo Ruffini. L’attuale capo azienda è, ad oggi, il protagonista del successo di Moncler, da lui acquistata nel 2003 e portata in pochi anni ad aprire boutique nelle località più esclusive, da Rodeo Drive a Beverly Hills, alla località sciistica di Chamonix in Francia.

Insomma, in un mondo che non si ferma mai, come quello della moda, nessun brand è al sicuro.

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