Il tramonto dello streetwear

Dalle strade al dominio delle passerelle: si chiude il cerchio della moda streetwear?

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Collaborazione Supreme x Nike Air Uptempo (Photo: Supreme)

Streetwear: dalle strade in passerella

Se vi diciamo “Supreme” qual è la prima cosa che vi viene in mente?
La risposta dovrebbe essere semplice: moda streetwear.

E questo perché? Beh, si può dire che sia questo il marchio che è stato capace di porsi per primo, ormai diverso tempo fa, come uno spartiacque tra fashion tradizionale e streetwear.

A questo brand va il merito di aver delineato (prima di tutti gli altri) usi e consumi della moda street, intercettando i giusti influencer per far fare a questo tipo di stile il salto definitivo dalle strade alla moda “mainstream”.

Un passaggio sancito ufficialmente dall’ingresso di Supreme nel potentissimo gruppo Caryrle e, in seguito, anche dall’apertura del suo raggio d’azione messa in modo dal suo creatore James Jebbia, che ha saputo creare intorno al brand un’allure sempre più accattivante ed esclusiva grazie a collaborazioni con griffe d’alta moda -una tra tutte Louis Vuitton.

I drop attesissimi e le campagne pubblicitarie provocatorie e insolite hanno fatto il resto, spostando lo streetwear dal semplice contesto urbano, annientando di fatto la distanza tra di esso e l’alta moda.

I millennials come nuovi consumatori ideali

Questo cambiamento epocale ha segnato uno shift anche a livello di target: si tratta della ribalta dei Millenials.
Se prima questa giovane fetta di consumatori erano solo “di contorno” per le vendite dell’alta moda, ora vengono guardati come la sezione di mercato su cui puntare.

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Millenials in attesa fuori da uno store Louis Vuitton per acquistare la collezione Supreme x LV (Photo: Glossy)

Rispetto all’alta moda, il mondo street sembra comunicare più da vicino con il popolo, dandogli importanza e adattandosi alla sua flessibilità ed eterogeneità a suon di sneakers, t-shirt e felpe.

Grazie a testimonial di lusso universalmente seguiti e riconosciuti, come star della musica o del jet-set,  icone moderne di stile, la moda street vende uno status, un’idea, un nuovo concetto di fashion che -come certi capi nati da collaborazioni ormai iconiche, come per esempio le Yeezy di Kanye West- trasforma abiti e accessori in pezzi da collezione, nonché veri feticci.

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Lo streetwear è morto?

Attualmente, il marchio che porta più in alto la bandiera dello streetwear è Off-White, brand nato nel 2012 che propone capi e accessori dedicati in particolare al target dei Millenials e caratterizzati da uno stile minimal, sofisticato, connotato da tessuti di alta qualità che esaltano lo stile sportivo (sempre rappresentato da elementi come slogan).

È proprio il suo fondatore, il talentuosissimo stilista e artista Virgil Abloh, a mettere ora in discussione il futuro dello streetwear.

Secondo il designer, la moda street avrebbe oramai i giorni (o, per meglio dire, gli anni) contati e afferma che, al suo posto, potrebbe subentrare il vintage.
La corsa a capi nuovi e appena usciti sta per perdere il suo appeal, per lasciare spazio alla cultura del riutilizzo, alla scoperta dei propri archivi e dei capi iconici di un tempo, per un vero e proprio salto nel passato.

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Virgil Abloh al lavoro per la collaborazione Off-White x Nike (Photo: Nicekicks)

Nel mondo della moda tutto corre veloce.
Prima sembrava impossibile vedere sneakers sulle passerelle dei brand di lusso e nelle vetrine delle boutique, e subito dopo, quasi senza accorgercene e in un battito di ciglia, ci siamo ritrovati a ricercare su Google parole come maxi piumino, felpa oversize o a cercare spasmodicamente accessori sportivi limited edition dei nostri marchi preferiti che prima reputavamo inarrivabili.

Ma adesso?
In un attimo tutto cambia, e le ultime passerelle sembrano dichiarare chiusa questa fase street e aperta quella di un ritorno alla moda “ordinata” e -forse- più canonica.

Quindi, non è solo un parere di Virgil Abloh: la fine dello streetwear è realtà?

La moda del futuro è nostalgica

Le motivazioni a supporto di questa sua tesi sembrano esserci.

Una tra tutte i prezzi.
Se fino a poco tempo fa poteva sembrare accettabile l’idea di spendere cifre a 3 (o più!) zeri per una giacca impermeabile con stampa destinata a essere usata solo qualche mese prima che il suo logo chiassoso ci stancasse definitivamente, adesso il consumatore sembra portato all’acquisto di altri capi.
Parliamo di capi di qualità, come maglioni in mohair o altri materiali pregiati, che possano essere forse meno d’impatto ma che certamente sapranno accompagnarci per più stagioni, non rimanendo inutilizzati nel nostro armadio.

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Un mix di brand della moda street, da Supreme alla collab Nike x Off-White (Photo: Getty)

Per non parlare dei social, specchio sempre più fedele dei nostri tempi.
Il “casualwear” sta sparendo dai nostri feed per lasciare spazio a dettagli eleganti, colori più tenui e meno eccentrici, abiti che sembrano richiamare una certa nostalgia per altri tempi: in poche parole, sembra la ribalta di una moda più sobria, incentrata sulla qualità e la persistenza nel tempo.

Tornare indietro, quindi.
Non rincorrere più l’ultimo trend visto addosso all’influencer di turno, ma bensì ripensare, riutilizzare, riscoprire e abbracciare un nuovo modo di vestire che forse chiede più sostanza e meno volumi esagerati o slogan vistosi e urlati che possono risultare impersonali.

Beh, di certo il pianeta ringrazia.
Sì perché riflettere prima di inseguire il pezzo da collezione appena uscito nei negozi impone anche uno slancio di coscienza: conoscere ciò che acquistiamo, comprare in modo consapevole, chiedendoci se abbiamo davvero bisogno di quel capo e se possiamo, collaborare, nel nostro piccolo, a diminuire il devastante impatto che l’industria tessile ha ogni giorno sul nostro pianeta.

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Vetrina del negozio vintage BOBBY a Parigi (Photo: BOBBY Dépôt-Vente)

Una moda più silenziosa, quindi. Una rincorsa di massa, da parte di molti designer, alla sartorialità che da sempre è capace di rapire, incantare e lasciare a bocca aperta.

In un panorama fashion in continua evoluzione, siamo curiosi di scoprire cosa ci riserverà il futuro (senza dimenticare un pizzico di affascinante nostalgia!).

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