Le sfilate dell’Haute Couture parigina

La magia della Haute Couture Primavera/Estate 2020 a Parigi

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Sfilata Schiaparelli Haute Couture P/E 20 (Photo: Pascal Le Segretain/Getty)

Anche per quest’anno si è chiuso il sipario sulla Paris Haute Couture e le sue magiche passerelle.

Il calendario è stato ricco e variegato, composto da nomi nazionali e internazionali che hanno scelto la Ville Lumiere per presentare le loro collezioni Primavera/Estate 2020.

Se è chiaro che le loro incredibili creazioni siano destinate solo ad una piccolissima cerchia di fortunati, ciò non ci impedisce certo di sognare, rimanere incantati e riconciliarci con la bellezza assoluta che solo l’alta moda sa trasmettere.

Dal rigore di Chanel, alle dee firmate Dior, fino ad arrivare a Gaultier, che mercoledì ha chiuso 50 anni di carriera con una sfilata di addio che si è trasformata in uno show costellato di star della moda, della musica e dello spettacolo.

Scopriamo insieme le sfilate che hanno reso memorabile questa edizione dell’alta moda parigina!

 

Valentino

Nel penultimo giorno di Fashion Week parigina dedicata all’alta moda, va in scena la collezione firmata Valentino.
Pierpaolo Piccioli, direttore creativo della maison, sceglie di dedicare la sfilata al mondo dell’inconscio, analizzandolo e abbattendo tramite i suoi abiti il confine tra realtà e immaginazione.

I capi che si susseguono, con i loro volumi, le silhouette e gli accostamenti cromatici, sono caratterizzati da una particolare connotazione onirica, così come lo sono le cose misteriose, nascoste e il mondo dei sogni.

Il viaggio di Piccioli si snoda attraverso un mix di nuovo che incontra gli aspetti più classici della maison: troviamo abiti dalle linee inaspettatamente dritte e tagli rigorosi, con gonne strette e lunghe aperte sulle caviglie, ma anche corpetti rigidi, cappe e orecchini oversize coloratissimi che diventano quasi un tutt’uno coi capi.

La palette è un’esplosione di colori intensissimi rosso, nero, bianco, glicine e vibranti punte di verde acido e blu elettrico.

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Sfilata Valentino Haute Couture P/e 20 firmata da Pierpaolo Piccioli (Photo: L’Officiel)

 

Chanel

È la top model italiana Vittoria Ceretti ad aprire la sfilata firmata Chanel, tenutasi al Grand Palais di Parigi, il grande padiglione sugli Champs-Élysées che ospita tradizionalmente gli show della maison.

Le scenografie allestite per l’occasione ricordano l’atmosfera di un antico giardino, un luogo che ricorda e richiama il chiostro dell’orfanotrofio di Aubazine, in Francia, dove Coco Chanel trascorse la sua infanzia.

Virginie Viard porta avanti il linguaggio del suo predecessore e maestro Karl Lagerfeld, sostando però il focus su linee minimali. Questo si traduce in abiti e tailleur dalle proporzioni ridotte, decorati da tasche, colletti vistosi e bottoni gioiello: un look che ricorda a tutti gli effetti quello delle divide scolastiche per ragazze di tanto tempo fa.

Troviamo inoltre una grande presenza di ricami e disegni d’ispirazione floreale, anche impreziositi ed enfatizzati da filati metallici e micro-paillettes.

I momenti dedicati al volume sono pochi, mentre la sfilata vede un susseguirsi di abiti a colonna plissettati, tailleur candidi in bianco latte e soprabiti in macramè, per poi arrivare ad una finale esplosione di preziosissimi pizzi e organze ricamate.

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Sfilata Chanel Haute Couture (Photo: Pascal Le Segretain/Getty Images)

 

Jean Paul Gaultier

Mercoledì è stata la giornata di un addio importante.
Stiamo parlando della sfilata che ha messo il punto (forse) alla brillante carriera dello stilista Jean Paul Gaultier, arrivato all’età di 67 anni a 50 anni di carriera.

Un designer che col suo stile, fatto di bustini e righe, ha scritto una pagina indelebile nella storia della moda del Novecento,

Il cosiddetto “Enfant terribile” della moda, celebre anche nel mondo dello spettacolo per aver creato il reggiseno a cono indossato da Madonna in occasione del Blond Ambition World Tour del 1990, ha celebrato il suo addio all’alta moda con uno show tenutosi al Theatre du Chatelet.

Ma più che una sfilata, si potrebbe parlare di un rocambolesco viaggio attraverso la sua sfavillante carriera di creativo: dalla maglia a righe alla marinara (che ha reso iconiche anche le bottigliette dei profumi del marchio), il denim couture, la lingerie, l’androginia e le uniformi, le ispirazioni punk londinesi.

Senza mai dimenticare ciò che c’è alla base di tutto: un po’ di sana ironia.

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Irina Shayk sfila per Jean Paul Gaultier Haute Couture P/E 20 a Parigi (Photo by Anne-Christine POUJOULAT/AFP)

 

Dior

Ma l’alta moda non è solo spettacolo e lusso smodato.
Parola di Maria Grazia Chiuri, che con la sua sfilata Dior Haute Couture P/E 20, riconferma il suo attivismo femminista e continua a sviluppare le sfaccettature di questo importante tema attraverso i suoi fashion show.

La designer raccoglie intorno da sé ormai da diverso tempo le artiste e le scrittrici femministe più importanti della scena contemporanea e approfondisce insieme a loro il legame tra femminismo e femminilità, tra moda e corpo, partendo da un grande nuovo quesito: “What if women ruled the world?”.

La domanda (alla base del lavoro dell’artista Judy Chicago, con cui la Chiuri ha lavorato per questa sfilata) troneggia sullo stendardo situato all’inizio della passerella (realizzato dalle donne dello Chanakya School of Craft di Mumbay) e si trasforma in colonna portante e ispirazione di partenza per l’intera collezione.

Nel Musée Rodin va così in scena un’ode alla femminilità e al sovvertimento delle regole del patriarcato.
Ad aprire lo show troviamo abiti scintillanti con le frange, in pieno stile anni ’20, completati da pochi accessori e sandali rasoterra.
In seguito, l’oro si fa spazio e diventa vero protagonista della sfilata illuminando completi coordinati, top, abiti svolazzanti e impreziosendo accessori come le onnipresenti coroncine per capelli, gli orecchini con le piume e i vistosi bracciali.

Anche il bianco domina la palette, esaltando con la sua purezza blazer incrociati, abiti monospalla in stile dea Greca e gonne midi.

Ma si sa, nell’alta moda non possono mancare gli abiti lunghi. E quindi troviamo chemisier bianchi, abiti in tulle ricoperti da ricami, fino ad arrivare ad abiti a balze dorati e un peplo reinterpretato in abito da sera.

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Dior Haute Couture P/E 20: le modelle in posa davanti allo stendardo manifesto di questa collezione. (Photo: Sarah Blais)

 

Givenchy

E se Maria Grazia Chiuri celebra il potere delle donne, Clare Waight Keller ne celebra la bellezza, paragonandole ad uno splendido giardino pieno di fiori.

La sua sfilata è infatti una sorta di allegoria, una lettera d’amore all’alta moda, che desidera portare ottimismo e bellezza in un modo purtroppo fatto di brutalità e oscurità.

La sua è una lettera che si ispira a quelle celebri scritte da Virginia Woolf  al marito prima di suicidarsi. Ed è sempre alla scrittrice che rimanda anche la musica che accompagna tutto lo show: la colonna sonora del film “The Hours” (dedicato appunto a Virginia Woolf e diretto da Stephen Daldry, ndr), suonata dal vivo da musicisti sospesi.

Le nuvole di ruches che formano gli abiti ricordano in tutto e per tutto l’aspetto lussureggiante dei garofani, le balze sembrano reinterpretare il volume disordinato di una corolla di dalia, mentre le tuniche bianche hanno il candore e l’eleganza sottile delle calle.

Giochi di drappeggi e panneggi sono assemblati e costruiti in silhouette enfatizzate da tessuti preziosi: duchesse, macramè, mikado ed organza. Tessuti antichi che ci riportano quasi alla moda di tempi ormai passati.

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Sfilata Givenchy Haute Couture P/E 20 (Photo: Valerio Mezzanotti/The New York Times)

 

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