LFW: le sfilate da ricordare

Gli show della London Fashion Week nell’era della Brexit

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Backstage della sfilata firmata JW Anderson (Photo: Jamie Stoker)

Ci siamo: si è conclusa la prima Settimana della Moda di Londra nell’era post-Brexit. Dopo mesi di esitazioni la decisione è stata infatti ratificata, e nessuno (né a Londra, né nel resto dell’Europa) sembra esserne contento.

Poche industrie sono globalizzate come quella della moda. La maggior parte degli abiti che vediamo sfilare a Londra sono realizzati in continente, senza contare tutti i designer stranieri che hanno scelto di presentare le proprie linee proprio nella capitale britannica. Basta infatti una rapida rassegna del calendario ufficiale del British Fashion Council per rendersi conto che la maggior parte degli stilisti presenti nel programma della Fashion Week londinese appena trascorsa non sono nati nelle isole britanniche.

Un clima dunque strano per una Fashion Week, notoriamente un evento che dovrebbe unire e mescolare professionisti del settore moda proveniente da tutto il mondo.

Clima che si fa ancora più pesante se si volge lo sguardo al “mostro” Coronavirus, l’epidemia ormai estesasi in quasi tutta l’Europa che sta bloccando il normale svolgimento di ogni tipo di evento con la sua ombra fatta di paura e ansia da contagio.

Ma la moda, seppure in un clima tumultuoso, non si è fermata.

La settimana della moda inglese si è svolta dal 14 al 18 febbraio, giorno nel quale la chiusura dell’evento è stata celebrata dall’assegnazione del premio “Queen Elixabeth II Award for British Designers” alla stilista Rosh Mahtani, fondatrice del jewellery brand “Alighieri”.

Ma il vero momento clou tra gli show è stato probabilmente rappresentato dalla sfilata di Tommy Hilfiger, che torna a Londra con la sua quarta collezione “Tommy x Lewis”, disegnata in collaborazione con il pluri-campione del mondo di Formula 1 Lewis Hamilton.

Tra le piacevoli sorprese troviamo alcuni grandi nomi che hanno scelto Londra per le proprie passerelle.

Per esempio il designer austriaco d’avanguardia Petar Petrov, che ha spostato la propria sfilata da Parigi a Londra, e anche MM6 (la linea rivolta al grande pubblico firmata Maison Margiela) ha scelto di presentare la propria collezione in terra inglese.

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Backstage con alcune modelle della sfilata Erdem A/I 20-21 (Photo: Molly SJ Lowe)

In cartellone, non sono mancate ovviamente le case di moda britanniche più prestigiose e più attese: a cominciare da Burberry, vero colosso britannico del lusso, ma senza dimenticare la prossima generazione della moda inglese rappresentata da JW Anderson, Erdem, Preen di Thornton Bregazzi, Simone Rocha e Victoria Beckham.

Londra ha riservato ai visitatori grandi novità.

Il British Fashion Council ha introdotto per esempio un’area sperimentale chiamata “Discovery LAB”, che ha spaziato dalla musica ai workshop, fino ad arrivare alla proiezione del documentario “Yohji Yamamoto 1983 – 2016”.

Altra area neonata è stata la “Model Zone”: uno spazio speciale in cui le modelle avevano la possibilità di mangiare, bere e rilassarsi tra due sfilate. Un modo per garantire loro privacy e sicurezza, grazie alla scelta del British Fashion Council di tenere volutamente segreta la posizione dell’area.

Un calendario tutto rivolto all’unificare Londra intorno a 78 marchi, una sessantina di sfilate, 103 negozi e 346 eventi in cinque giorni, in collaborazione con istituzioni culturali e aziende di moda.
L’obiettivo di questa edizione? Uno solo: non chiudere i confini, ma aprire la London Fashion Week a un nuovo pubblico e a nuove comunità.

In sintesi, la London Fashion Week edizione 2020 ha offerto una ricca selezione di creazioni di volta in volta eccentriche, alla moda o commerciali. E, nonostante la “linea dura” del nuovo governo di Boris Johnson, la moda britannica sembra restare aperta e inclusiva.

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Burberry

La London Fashion Week si è chiusa con la bellissima sfilata Burberry, pilastro della moda londinese. Il brand ha messo in scena a uno spettacolo magico che dimostra tutta la maestria di Riccardo Tisci e rende omaggio alla storia del marchio

La sfilata è stata infatti intitolata “Memories”, per omaggiare la storia di Burberry e di Tisci, quando ha mosso i primi passi nel mondo della moda come studente e designer.

Lo show, trionfo di eleganza in una sorta di un mondo sospeso, è andata in scena in una pedana di specchi del Kensington Olympia Exhibition Centre, mentre in sottofondo troviamo Katia e Marielle Labeque che suonano due pianoforti a coda.

La collezione celebra l’iconica stampa check, proposta nei colori classici ma anche rivisitata in forma e tonalità, che compare sugli abiti da sera e sulle borse: come sempre una garanzia di esclusività.

Al check si accostano anche altre stampe british e senza tempo, come il tartan e il Principe di Galles -ormai diventate un linguaggio universale.

La palette di colori si muove tra beige, grigio, nero e bianco, con incursioni di rosso.

Tra i pezzi chiave della nuova collezione abbiamo sicuramente la nuova Olympia bag, il trench dal doppio revers con il collo di shearling e pelliccia ecologica (Burberry ha scelto il fur free dal 2018) e poi i giacconi, trapuntati sul dietro e in lana rasata sul davanti.

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Sfilata Burberry alla London Fashion Week A/I 20-21 (Photo: Burberry)

Tommy Hilfiger

Tommy Hilfiger si trasferisce (per ora) a Londra e sceglie la Tate Britain, uno dei posti più iconici della città, per mandare in scena la sua TOMMYNOW, nuova collezione presentata nella formula già vincente del “see-now-buy-now”.

Negli spazi della celebre galleria d’arte lo stilista americano porta lo streetwear all’ennesima potenza, declinato per personalità e per fisicità (anche molti diverse tra loro).

Ospiti speciali sono il pilota Lewis Hamilton, che torna a collaborare per la quarta volta alla capsule TommyxLewis (realizzata con materiali sostenibili), e la cantante H.E.R.

Ma la vera protagonista è una sola: l’iconica Naomi Campbell.

È proprio lei ad aprire la passerella, con indosso giacca a vento e pantaloni cargo in tessuto tecnico, tutto condito da colori al neon.

Dopo di lei, si susseguono i volti delle modelle Karen Elson e Erin O’Connor, entrambe sopra i 40 anni di età, a dimostrare che un cast variegato in termini di età è ancora di tendenza nei fashion show.

La nuova TommyXLewis è la più sostenibile prodotta fino a ora dal brand, con oltre il 75% dei look prodotti utilizzando cotone organico al 100%, materiali riciclati, alternative alla piuma naturale e lavaggi denim a basso impatto ambientale.

Il rimando al tema della sostenibilità, molto caro al designer, è infatti tangibile e immediato, per una sfilata che immerge gli ospiti in un paesaggio astratto, dove la natura viene reinterpretata e si fonde con la semplicità basic del set.

Oltre al focus sul basso impatto ambientale, TOMMYNOW continua la sua battaglia per l’inclusività e la diversità: l’idea che lo stile possa cancellare tutti i confini di età, gender, etnia e tipo di corpo.

Tra i capi chiave della sfilata troviamo in primis la jumpsuit, ma anche i dettagli al neon, i richiami al mondo militare e il rosso-bianco-blu tipico dell’heritage di Tommy Hilfiger.

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Collezione Tommy Hilfiger fall 2020 (Photo: Molly SJ Lowe)

Christopher Kane

La sfilata di Christopher Kane per l’Autunno-Inverno 2020-21, tra gli show di punta della London Fashion Week, è colma di simbolismi.

Lo stilista scozzese prende spunto dal mito del giardino dell’Eden, con la caduta in tentazione di Adamo ed Eva, che vengono cacciati dal paradiso per non aver saputo resistere alle proprie pulsioni. Quello del sesso è infatti un tema ricorrente per Kane, il quale per l’occasione immagina un triangolo amoroso tra uomo, donna e natura.

Il tema viene interpretato attraverso una collezione percorsa da vistose fantasie astratte di triangoli, inframmezzate da una seduttività fatta di pizzo nero e tagli strategici che rivelano grosse porzioni di pelle.

Seguono fluttuanti abiti plissettati, a contrasto con l’aderenza di top, abiti e gonne in metal mesh semitrasparente, mentre scarpe, borse e abiti mostrano gli inserti tridimensionali in gel sempre amati da Kane.

Nella palette troviamo una dominanza di marrone, poi rosso, crema, tocchi flash di verde.

Come stampe, oltre ai pattern astratti, conquista la scena una stampa che ripropone proprio il dipinto Adamo ed Eva di Lucas Cranach il Vecchio.

Non mancano anche le fantasie pitonate, un netto richiamo al serpente tentatore che fece cedere Eva.

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Uscita finale della sfilata firmata Christopher Kane a Londra (Photo: Ambra Vernuccio)

Victoria Beckham

Si tratta della quarta sfilata di Victoria Beckham a Londra (che prima sfilava a New York) ed è una sfilata che sembra fatta apposta per chi sentiva la mancanza della componente sartoriale nel mondo del lusso, settore in cui la stilista sembra acquisire sempre di più uno spazio d’onore.

In apertura di sfilata si susseguono cinque capi neri: parlano, come tutti i capi che si vedranno, di due donne diverse. Diversissime ma con la stessa necessità di sentirsi ribelli, senza rinunciare a uno stile sofisticato.

L’idea di un’attentissima sartorialità non si perde mai durante lo show, sia che si tratti di completi check avvitati o dell’abbinamento classico del brand, che associa la gonna midi, in lana e leggermente svasata, a pull e camicia maschile.

Oblò, arricciature e tagli diagonali arricchiscono una collezione solo in apparenza minimal, ma che in realtà rappresenta l’espressione più vera di un certo tipo lusso contemporaneo, fatto di dettagli di massima qualità (come le cinture e gli stivali).

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Tre dei capi all-black presentati da Victoria Beckham a Londra (Photo: Molly SJ Low)

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