Il meglio dalla Paris Fashion Week

La Paris Fashion Week chiude con successo il periodo intenso delle sfilate A/I 20-21

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La sfilata parigina Yves Saint Laurent A/I 20-21 (Photo: EPA)

Ci siamo: Parigi è l’ultima delle quattro città della moda a ospitare la fashion week, chiudendo il cerchio del periodo più intenso per tutti gli addetti del settore.

E nella capitale francese, la settimana della moda, tra maison storiche e nuovi talenti da scoprire, si riconferma sempre affascinante e in prima linea in tema di innovazione ed eccellenza nella moda.

La Paris Fashion Week Autunno/Inverno 2020 2021 si è tenuta dal 24 febbraio al 3 marzo, ma ha dovuto (come anche le kermesse precedenti) in qualche modo rispondere agli effetti del coronavirus, che ha avuto tra le sue conseguenze anche la cancellazione delle sfilate di Masha Ma, Uma Wang, Jarel Zhang, Maison Mai, Calvin Luo e Shiatzy Chen.

Le Maison storiche

Parigi, come ogni anno, porta alto il nome di alcune della maison più amate e prestigiose del mondo.
Non possono mancare quindi Louis Vuitton, Balenciaga e Dior. Ma nella Ville Lumiere sfila anche la visione romantica di Pierpaolo Piccioli per Valentino, le linee eleganti di Givenchy sotto la direzione creativa di Clare Waight Keller e poi, ovviamente, Chanel con Virginie Viard, che continua a promuovere una nuova direzione per il brand, strizzando l’occhio ai capostipiti Karl Lagerfeld e Coco, ma mantenendo al contempo una visione personale che possa rispecchiare il suo stile.

Grandi passi in avanti per Stella McCartney, che, dopo la sua Primavera/Estate 2020 che pare essere stata la sua collezione più etica di sempre (con il 75% di tessuti a impatto zero e materiali innovativi come l’ecopelliccia Koba) ha offerto anche stavolta input in tema di sostenibilità, riconfermandosi una delle pioniere della sustainable fashion.
Il suo messaggio è chiaro e importante: non fate male alla natura, agli animali, alla terra. E lo comunica a partire dai pupazzi che ti invitano alla sfilata con una piccola pianta da portare a casa.

E non si può non citare la sfilata Alexander McQueen, capitanata da Sarah Burton.
La stilista raccoglie l’eredità di McQueen, morto suicida l’11 febbraio del 2010, celebrandolo nell’anniversario della sua scomparsa mettendo in scena al Carreau du Temple una collezione ispirata alla tradizione del Galles, paese amatissimo dal fondatore del brand.

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Un dettaglio dalla sfilata F/W 20-21 firmata Louis Vuitton (Photo: Corbis Getty Images)

Aria di cambiamento

Non mancano novità, cambiamenti e nuovi percorsi.

Dopo aver guidato Lacoste per otto anni, Felipe Oliveira Baptista presenta la sua prima collezione come direttore creativo di Kenzo, la griffe del gruppo LVMH che quest’anno fa il suo ritorno nel calendario ufficiale. Un ritorno importante per il brand, che quest’anno festeggia i 50 anni di attività.

Anche il brand Coperni è pronto per il rilancio il 25 febbraio, dopo la sfilata “digitale” della scorsa stagione, tenutasi  in un Apple Store in centro a Parigi, mentre Noir Kei Ninomiya, coi suoi capi giocosi e architettonici, è passato dallo showroom di Comme des Garcons al calendario ufficiale.

Ma scopriamo insieme, un’ultima volta, le sfilate che hanno contrassegnato questa edizione della fashion week parigina!

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Stella McCartney

Stella McCartney porta alla Paris Fashion Week la sua nuova collezione A/I 2020-2021, puntando tutto sulla sostenibilità e sulla moda ecologica ma senza mai trascurare la parte estetica.

Ciò che ne risulta è una collezione più matura, uno stile meno sbarazzino e più composto, con meno leggerezza e più capi adatti ad ogni età -anche a chi ha superato i 50 anni.

Al Teatro dell’Opera di Parigi, location sontuosa e bellissima che ha conferito ancora più classe alla collezione, la stilista porta capi apertamente ispirati alla visione modernista dell’artista francese Erté, che lei stessa ha potuto conoscere personalmente da bambina e con il quale ha avuto sempre un rapporto privilegiato.

La McCartney ha scelto di entrare nei suoi archivi per creare quattro stampe caratteristiche: Tumbling, Jellyfish, Lock e Starburst. Queste stampe, presenti nei capi della collezione, conferiscono ad essa quel tocco artistico che li rende davvero speciali.

In passerella troviamo outfit avvolgenti e protettivi, che partono dal concetto di uniforme per approdare a un’estrema fluidità nei capispalla in pelle vegan traforata, nei vestiti e nei pantaloni, sempre molto ampi e in contrasto con le scarpe a punta.
Troviamo inoltre tailleur con giacca doppiopetto resi particolare da giochi di lacci e contrapposti alla morbidezza del cappotto in maglia lavorata a punto pelliccia.

Si inseriscono qua e là dettagli a forma di animali, come le spille, le applicazioni sulle cinture e i gioielli: elementi minimal e stilizzati che sottolineano il fatto che si tratti di una collezione vegana e animal friendly.

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I pupazzi di animali in passerella celebrano la sostenibilità della collezione Stella McCartney (Photo: Jamie Stoker)

 

Valentino

«Non mi interessano i generi o le categorie delle persone, non mi interessa l’età o la taglia… Siamo semplicemente umani. Con questa collezione ho voluto scrivere un messaggio di inclusività che abbattesse ogni tipo di barriera».

Queste le parole che PierPaolo Piccioli, direttore creativo di Valentino, pone alla base della sua collezione A/I 20-21.

La sfilata, andata in scena sulle note di Billie Eilish, cantante diventata icona delle nuove generazioni, avviene su una passerella essenziale, permettendo al pubblico di concentrarsi sugli abiti.
In un vero e proprio gioco cross-gender (non per niente uomini e donne hanno sfilato fianco a fianco, prestandosi abiti e trucchi creando uno stile di vita che annulla le differenze di genere) che descrive le nuove generazioni, Piccioli fonde la femminilità con la praticità, a dimostrazione del fatto che le rappresentanti del sesso femminili non hanno bisogno di artifici e dettagli iper provocanti per sedurre.

Il colore predominante è il nero, ma non mancano i giochi di opposti con il rosso fuoco, trasparenze sexy, lavorazioni elaborate e i dettagli preziosi.
Troviamo top trasparenti, capelli raccolti, uomini con occhi illuminati da cristalli, pantaloni over, stivali robusti, capispalla lady-like per le donne.

I pezzi chiave? Sicuramente il top bustier e i pantaloni morbidi, il minidress in pelle e le bluse in organza. Ma anche il cappotto con inserti in filo di lurex e l’abito rosso di paillettes che ha chiuso la sfilata. Una mescolanza di abiti femminili e accessori strong che proclamano una femminilità senza confini di genere.

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Non poteva mancare il rosso sulla passerella firmata Valentino A/I 20-21 (Photo: Reuters)

 

Alexander McQueen

Al Carreau du Temple, mercato parigino dell’Ottocento nel quartiere di Marais, Sarah Burton porta in passerella il suo omaggio al ricordo di Alexander McQueen, scomparso nel 2011.

Per la stagione A/I 2020-2021 la designer ha scelto il Galles, paese amatissimo da McQueen, attingendo a piene mani nel folklore e nelle tradizioni di questa terra.

La Burton e i suoi collaboratori hanno infatti studiato la storia di questo paese e gli archivi, cercando di ispirarsi alle donne coraggiose ed eroiche che ne hanno scritto la storia. La collezione è ricca di dettagli e riferimenti, nulla è lasciato al caso: ogni abito ha una sua memoria da tramandare a chi guarda o indossa le sue creazioni.

La designer si è ispirata per esempio alla trapunta allegorica che si trova al Museo nazionale di storia di St. Fagans, cucita a mano nell’arco di 10 anni dal maestro sarto James Williams e che comprende oltre 4500 patch. In Galles le trapunte erano fatte in flanella recuperata, per  non buttare via nulla, e sono ancora oggi una testimonianza e una metafora della tempra di questo popolo.

Troviamo altri riferimenti nel cappotto doppiopetto con coda di rondine in flanella, realizzata dallo storico mulino inglese Savile Clifford (che produce una delle migliori stoffe sartoriali).

Il folkore gallese viene celebrato anche nelle decorazioni e nelle stampe: scudi, piume, ghiande, salmone, ferro di cavallo, anelli e corvi.

Spazio anche agli accessori, in particolare alle borse come la The Story Book Bag con doppia maniglia pieghevole e tracolla a catena, e la Shoulder Story Bag con maniglia in ottone decorata.

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Dettaglio di uno strascico alla sfilata Alexander McQueen A/I 20-21 (Photo: Getty Images)
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Louis Vuitton

La sfilata firmata Louis Vuitton chiude la settimana della moda parigina, con una passerella immersa in un set dal forte impatto cinematografico, costruito assieme alla designer Milena Canonero (quattro premi Oscar e nove nomination, che ha disegnato i costumi di Arancia MeccanicaBarry Lyndon e Shining di Stanley Kubrick).

L’atmosfera è avvolgente, raffinata, fatta di abiti tinteggiati dalle tonalità multicolori di una palette che va dal nero al beige, dal rosso al blu, con sprazzi di oro e arancio.

Nicolas Ghesquiere porta in scena uno scontro di stili, abbinamenti inaspettati, trascinando lo spettatore in un verso e proprio viaggio nel tempo.

Per esempio viene citato il periodo elisabettiano, che si fa sentire in alcuni degli abiti presentati sul catwalk: gonne principesche gonfiate con ruches e balze in vinile, tulle con i corpini a contrasto, fino ad arrivare a spalline e gilet che ricordano le armature dei cavalieri. E restando i tema di cavalieri, passiamo alle borse: clutch bag a effetto metallico ricordano gli scudi usati in battaglia.

Andando avanti nello show, si viene catapultati avanti nel tempo negli anni ’70, con completi gessati, e poi ancora più avanti negli iconici Eighties con bomber gonfi e appariscenti, minigonne di pelle a vita alta e maxi stivali.

Per quanto riguarda le scarpe, anche queste sono ispirate ai guerrieri: le chunky sneakers hanno la suola sagomata, le slingback la punta metallica, mentre i camperos sono appuntiti.

A chiudere la sfilata, giacche bolero che hanno aggiunto un tocco teatrale e drammatico all’evento: un passato rivisitato con i codici della contemporaneità, per un inaspettato risultato futuristico.

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La scenografica sfilata Louis Vuitton A/I 20-21 (Photo: Ten-Dem)

 

Balmain

Sulla passerella di Balmain, il “wonder boy” della moda francese Olivier Rousteing fa sfilare una donna guerriera e provocante, che reinterpreta in chiave sensuale lo stile delle divise da equitazione, trasformandoli in tailleur morbidi.
Troviamo gonne portafoglio interamente ricamate, giacche in denim con bottoni gioiello e pantaloni in lattice super sexy: tutti capi dal grande seduttivo che alimentano una femminilità da guerriera.

Cappe e cappotti di taglio maschile ondeggiano sul corpo, avvolgendolo con una raffinatissima tonalità di bronzo. Abiti-tunica totalmente bianchi o gonne tagliate a sbieco vengono intervallati da sopragonne trapuntate, mentre le stampe composte da applicazioni di fili d’oro e le maxi catenelle che bordano i tessuti rappresentano i piccoli dettagli eleganti che impreziosiscono le giacche e la maglieria.

Anche nelle proposte da sera si mescolano sensualità e rigore, alternando sensuali giacche smoking dalle ampie spalle in black& white (o in rosso) a una serie di corsetti rigidi.

Lo studio fatto da Rousteing sulle divise da equitazione dal Seicento in poi è evidente anche nelle calzature: gli stivali altissimi, oltre la coscia, o i cuissardes morbidi e pieni di ricami sono i veri protagonisti della collezione.

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Modella sfila in passerella alla sfilata Balmain A/I 20-21 (Photo: ANSA)

 

Yves Saint Laurent

Anthony Vaccarello disegna per Saint Laurent una collezione Autunno/Inverno 2020 che mira a proporre una visione dell’eleganza dal tocco giovane e anti-borghese, ispirata all’estetica anni ’90 e pensata per una donna che si muove in ambienti popolati da ragazze dalle buone maniere e cattivi ragazzi.

La donna di Saint Laurent si propone dunque come elemento di giunzione tra la voglia di osare e di definire al contempo un proprio percorso alternativo di eleganza.
In passerella, questo si traduce nel contrasto costante negli abbinamenti: capi in pizzo e cashmere portati insieme ad altri in latex, tessuti d’archivio con colori forti e sempre accesi, mentre la tinta piatta e lucente del lattice controbilancia le texture pied de poule, a pois e leopardate.

I pantaloni strettissimi in lattice sono indossati con reggiseni a vista e ampie giacche sartoriali, top sempre in lattice portati con longuette principe di Galles in lana e stivali cuissardes, cappotti in lana indossati sopra a un semplice body e leggings di pizzo.

Secondo Vaccarello, si tratta di opposti che ha senso accostare per definire l’eleganza come il punto di equilibrio tra rigore e piacere, tra disciplina e trasgressione.

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La scenografica sfilata Yves Saint Laurent a Parigi (Photo: Getty Images – Peter White)

 

Chanel

Dal Grand Palais di Parigi, in una scenografia essenziale color bianco ghiaccio con passerella a specchio, ha luogo la sfilata della collezione A/I 20-21 di Chanel.

Virginie Viard, che ha assunto il timone della maison dopo la scomparsa del suo maestro Karl Lagerfield, apporta il suo tocco innovativo ai tailleur: la nuova giacca, a differenza di quella inventata da Coco, corta e quadrata, si addolcisce nei rever a smerli. Oppure può allungarsi come tight maschili, abbinandosi a gonne a tubino con spacchi che forniscono una versione moderna del completo classico Chanel.

La palette vede sfilare un tenue verde pastello, il bianco e il nero, il fucsia. Lo stivale di stagione è bicolore: il risvolto marrone poggia su un gambale nero.

Tra gli highlights introdotti per la stagione dalla Viard troviamo i pantaloni con abbottonatura laterale da portare aperta, così da creare un doppio spacco sulle gambe, mentre per le gonne lo spacco è centrale, anche per quelle abbottonate solo in vita che si abbinano a shorts e calze in pizzo.

I codici estetici della maison sono sempre presenti: ritroviamo il bouclé, il tweed, le perle e la catena -tanto cari a Coco Chanel, come anche le citazioni al mondo dell’equitazione.

Ma non possono mancare i rimandi anche agli anni ’80 e a Lagerfeld.
Per esempio troviamo le croci indossate al collo, le cinture allacciate in vita e la predominanza del bianco e del nero.

Grandi protagonisti sono gli stivali, indossati sotto a shorts in velluto e ampi pantaloni abbottonati dal fianco alla caviglia abbinati agli eleganti crop top. Mentre le grandi pietre colorate sono gli elementi decorativi che ravvivano gli outfit più scuri, arricchendo giacche, t-shirt, cinture e gioielli.

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Dettagli dorati dalla passerella Chanel A/I 20-21 (Photo: Getty Images)

Dior

Ancora una volta la stilista Maria Grazia Chiuri conferma il suo impegno femminista e trasforma la sua collezione firmata Dior in un manifesto per le donne, usando la sua creatività per la difesa della libertà e l’importanza del ruolo femminile sul lavoro.

Altro tema portante della sfilata è l’autoaffermazione: la sfilata è infatti un invito aperto alla determinazione autonoma dell’io e alla riflessione sulla soggettività femminile, dove gli abiti rappresentano un potere da rivendicare con coraggio.

Maria Grazia Chiuri ha chiamato per la realizzazione del set il collettivo artistico femminista Claire Fontaine, che ha creato una passerella composta da patchwork di articoli presi dal quotidiano Le Monde.
Dal soffitto invece pendono quindici scritte illuminate al neon che fanno degli slogan femministi messaggi da ricordare sempre: “When women strike the world stops” (“Quando le donne si fermano, il mondo si ferma”) oppure “Patriarchy=Repression” (“Il patriarcato è repressione”).

La collezione mescola femminismo e androginia, portando in passerella gonne romantiche dalle lunghe frange e tute intere simili alle divise da lavoro, abiti plissettati e rigorosi tailleur.

Dior propone infatti un gioco di contrasti, teso tra le differenti espressioni della femminilità e rivolto all’eredità della maison: scollature profonde e sensuali si alternano a camicie abbottonate e strette al collo da sottili cravattini, gioielli tridimensionali in oro si abbinano inaspettatamente a stivali combat in pelle.

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La sfilata Dior, arricchita dai neon con messaggi femministi (Photo: Peter White – Getty Images)

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