Il fashion photographer da remoto

Nell’epoca del Coronavirus, il fashion photographer si sposta su FaceTime

 

copertina fotografia coronavirus - Il fashion photographer da remoto
Fashion shooting per il brand Burberry con Chiara Ferragni (Filippo De Dionigi)

Nell’era del Coronavirus, tutto cambia.
Le cose, così come siamo sempre stati abituati a viverle e conoscerle, stanno prendendo una svolta a cui nessuno di noi era preparato.
Ma, in qualche modo, agli albori della “Fase 2” appena iniziata, prepararsi è assolutamente necessario.

E così, ogni settore, studia le sue prossime mosse e i suoi rinnovamenti per poter essere al passo con i tempi strani che stiamo vivendo.
Dal piccolo commerciante alle aziende da centinaia di dipendenti, dai brand di lusso ai liberi professionisti: tutti sperimentano in questo periodo nuovi modi di lavorare ancora inesplorati.

Ci sono professioni facilitate dallo smart working e i lavoratori più fortunati possono permettersi di non interrompere bruscamente la propria attività, facendo la propria parte anche dal divano di casa.

Ma gli altri? Sono tante le figure professionali che non possono fare a meno del contatto umano e dell’interazione sociale.

Uno tra questi? Il fotografo di moda professionista.
Forse non è il primo settore che ci verrebbe in mente in questa situazione, ma, pensandoci bene, il fotografo che si occupa di scattare collezioni di moda per piccoli e grandi brand basa il suo lavoro di ogni giorno sul contatto diretto con le modelle, dirigendole e conoscendole sul set.

E ora, come si trasforma questo mestiere così basilare nel mondo moda?
Di come il settore fashion abbia sofferto particolarmente il periodo di lockdown abbiamo già parlato molto, enfatizzando i diversi modi in cui i player del mercato si sono dati da fare per sopperire ai limiti imposti dalla pandemia: challenge su TikTok, dirette Instagram, podcast e playlist su Spotify, shopping solidale e quiz interattivi.

Ma che dire degli shooting? Di quei contenuti visivi così belli che ci tengono compagnia sui giornali e ci fanno precipitare in negozio speranzosi di trovarci quel tanto desiderato vestito?
Come sta cambiando il mondo della fashion photography nell’epoca del Coronavirus?

zara campaign - Il fashion photographer da remoto
Le modelle in quarantena diventano fotografe per la campagna S/S 20 di Zara (Photo: Zara)

Come spesso accade, a salvare la giornata arriva la tecnologia.
Per essere più precisi, FaceTime e Zoom: le applicazioni più in voga in tempi di distanziamento sociale, che stanno lentamente sostituendo studi e attrezzatura fotografica e trasformando le modelle in autrici delle medesime campagne di cui sono protagoniste.

Dunque a mali estremi, estremi rimedi: il sistema moda prende alla lettera queste parole, adottando metodi solo apparentemente “di fortuna” che da adesso in poi potrebbero invece diventare la norma, quella nuova normalità che nessuno -fino a poco tempo fa- avrebbe mai immaginato.

In queste settimane, le top model (bloccate in casa, come tutti noi comuni mortali, causa lockdown) hanno potuto sperimentare un nuovo modo per creare campagne pubblicitarie tramite i social e l’utilizzo di nuove app.

Gigi e Bella Hadid, per esempio, hanno condiviso sui loro profili Instagram gli scatti realizzati con gli outfit inviati loro da brand come Jacquemus e Chanel, coadiuvate dai preziosi consigli in remoto di stylist e fotografi esperti.

Meno calore umano, certo, ma rispetto delle norme e sicurezza assicurata per tutti.

Il risultato? Campagna pubblicitarie “casalinghe”, ma non per questo meno curate.
E potremmo in effetti doverci abituare ad abbandonare location suggestive o scenari magici, per fare invece un salto nei salotti e nelle cucine delle modelle più famose del mondo.

Chi se lo sarebbe mai aspettato?

Anche Zara sceglie le mura domestiche delle proprie modelle per le foto della nuova collezione, che le vedono ritratte rilassate sui divani o stagliate sullo sfondo di una libreria un po’ disordinata.
Mentre Valentino ha annunciato di voler usare la stessa strategia per scattare celebrità come Gwyneth Paltrow e Naomi Campbell in occasione della sua campagna di beneficienza #ValentinoEmpathy.

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La campagna pubblicitaria realizzata tramite FaceTime da Bella Hadid per Jacquemus (Photo: @jacquemus)

Internet corre veloce, sempre di più, e offre nuove possibilità alle quali i fotografi dovranno aprirsi, imparando a lavorare sempre più spesso a distanza e con strumenti del tutto nuovi.

Il fotografo Willy Vanderperre ne è un esempio. È infatti di questi giorni la commissione a lui affidata dalla rivista i-D: il fotografo avrà il compito di guidare modelli e modelle (tra cui Gigi Hadid, Adut Akech e Vittoria Ceretti) tramite FaceTime, per seguirli nella fase di trucco e parrucco e scegliere insieme la luce e l’angolazione migliori.

Se il mondo della moda si trova oggi in grande difficoltà e il comparto marketing riduce i suoi budget, i brand dal canto loro non smettono di avere necessità di contenuti fotografici con cui riempire i propri canali.
Anzi. Con il periodo di lockdown è aumentata drasticamente la permanenza dei consumatori su internet, nonché la ricerca di prodotti online, che rende quindi necessario per i brand di qualsiasi livello puntare su un maggior coinvolgimento del pubblico tramite contenuti visivi meno patinati che comunichino semplicità.

Anche Vogue vira verso questa direzione di rinnovata autenticità e, per promuovere un concetto di bellezza che vada oltre scenografie sontuose e grandi produzioni, lancia i progetto “Far Away So Close”.
La rivista ha affidato a 40 creativi la produzione di scatti in remoto per cogliere la bellezza di chi condivide con loro gli spazi quotidiani durante la pandemia globale: parenti, fidanzate (o fidanzati) e conviventi diventano così i nuovi protagonisti di una moda più “umana”.

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Gigi Hadid posa in un autoscatto sul divano di casa sua, per il servizio “Far Away So Close” di Vogue (Photo: Gigi Hadid @IMG Models)

E così, le attrezzature da studio si trasformano nella ricerca della webcam migliore sul mercato, mentre gli obiettivi si adattano agli smartphone.

Ma cosa accadrà a queste nuove tecniche creative, quando (e si spera molto presto) la pandemia sarà acqua passata?
L’impatto di esse lascerà una traccia o tutto tornerà com’era prima?

Secondo Nick Knight, fondatore della piattaforma per creativi Showstudio, sostiene che questa sia in effetti solamente la punta dell’iceberg di un cambiamento inevitabile già in atto da tempo.
A livello di strumentazione, si può dire che gli smartphone attualmente in commercio raggiungano qualità talmente elevate che possano risultare adatti anche alla fotografia professionale, e al contempo, il continuo progresso tecnologico in cui tutti siamo immersi, ci mette in contatto con dispositivi sempre più complessi. Questo rende modelli e modelle perfettamente capace di utilizzare qualunque tipo di device, andando a sostituire il fotografo o comunque riuscendo ad ottenere buoni risultati in autonomia sotto la guida a distanza di esperti del settore.

Ma Knight parla anche di un cambiamento di gusti e bisogni, una svolta da parte del pubblico per quanto riguarda il contenuto che esso desidererebbe vedere.
Al di là dell’attuale tendenza agli strumenti digitali, alle produzioni ridimensionate e agli scatti casalinghi, la crisi causata dal Covid-19 potrebbe spostare l’estetica delle immagini di moda verso un aspetto più vero e autentico.

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Se è vero che una crisi mondiale come quella che stiamo vivendo fa paura e ci carica di voglia di bellezza da poter ammirare per staccare dalla realtà, dall’altro lato della medaglia questo sembra anche il periodo storico giusto per puntare tutto sulla trasparenza e su un’estetica più semplice che comunichi in modo meno appariscente ma più profondo con il pubblico.

Per citare il fotografo Thurstan Redding: “La crisi potrebbe accelerare il processo attraverso il quale il linguaggio visivo della moda avrà a che fare con qualcosa di più della sua stessa bellezza”.

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