Saremo tutti freelance?

L’industria fashion post-pandemia punta sul talento flessibile dei freelance

shridhar gupta dZxQn4VEv2M unsplash scaled - Saremo tutti freelance?
Il coworking per liberi professionisti “Bat House” negli Stati Uniti

Ora che dai giardini e dai terrazzi si può migrare liberamente verso le spiagge o nei bar del centro per una passeggiata o un aperitivo all’aperto, quei due mesi di lockdown -così lunghi e psicologicamente difficili- sembrano quasi un vecchio ricordo.

Ma, in quei due mesi, a tenerci compagnia più di tutto sono stati i nostri pensieri. Pensieri che sono difficili da accantonare o mettere a tacere quando si convive con se stessi 24 ore su 24, tra mura di casa che ci sembrano insormontabili, mentre i passatempi diventano ripetitivi e noiosi.

C’è un pensiero che nella moltitudine e nel caos del Coronavirus ha attanagliato (e attanaglia) le menti di tutti, surclassandone molti altri: il lavoro.
Già, perché di fronte alla pandemia che ha cambiato tutto si accatastano l’una sull’altra le domande sul futuro della propria professione, trovando dall’altra parte sempre meno risposte.

C’è una categoria in particolare di cui si parla poco, ma che potrebbe balzare in prima linea nel mondo post-Covid-19: i freelance.

Quando si parla di lavoratori autonomi e piccole partite IVA ci si immerge in un ecosistema variegatissimo e complesso. Ci sono storie di ambizione e difficoltà raccontate da oltre 4,3 milioni di freelance italiani: dai commercianti ai creativi, dagli artigiani agli operai agricoli, dai lavoratori dello spettacolo a quelli stagionali.

Il loro problema principale? L’instabilità.
Sì perché quando i freelance rimangono senza occupazione non perdono il lavoro nel senso “classico”, ma perdono a tutti gli effetti le loro entrate, di fatto trovandosi soli e senza sostegni.

Una situazione che angoscia il lavoratore autonomo già da prima della crisi sanitaria e che ora -se non verranno attuate soluzioni adatte- potrebbe aggravarsi, specialmente dato lo shift che sembra essere in atto dal canonico dipendente ad una maggiore richiesta di collaboratori esterni da parte delle aziende.

E il perché è presto detto.
Sono molti i datori di lavoro che, dall’inizio della recessione, hanno scelto di licenziare i propri lavoratori tradizionali e hanno fatto affidamento su lavoratori temporanei e liberi professionisti che gli possano evitare il problema di aggiungere ulteriori costi fissi ai propri bilanci già duramente colpiti dalla crisi.

alizee baudez QElq3IdWzlQ unsplash scaled - Saremo tutti freelance?

In un momento in cui anche i dipendenti più rodati e attempati hanno dovuto per forza di cose familiarizzare con la pratica dello smart working, il cosiddetto “talento flessibile” diventa una risorsa preziosissima per le aziende.

Il freelance, per definizione già abituato a gestire il proprio lavoro in autonomia e fuori dalle porte di un ufficio, potrebbe subire meno l’impatto e l’improvvisa discontinuità apportate da una eventuale seconda ondata (e da un ipotetico, temutissimo e paralizzante secondo lockdown), ma non solo.
Secondo la ricerca “Future Workforce Report” svolta dalla piattaforma per freelance Upwork e volta ad analizzare le abitudini di assunzione di 1500 addetti alle risorse umane in USA, i manager individuano nell’assunzione di queste figure pregi come la riduzione delle riunioni non necessarie, meno distrazioni in ufficio, un aggiornamento continuo dato dal confronto tra dipendenti e collaboratori esteri e il consolidamento di partnership strategiche.

Siamo dunque di fronte al periodo d’oro dei freelance?
Troppo presto per dirlo, troppi gli interrogativi. E il rovescio della medaglia è sempre dietro l’angolo.

Il momento storico post-pandemia che stiamo vivendo, con la sua nuova e quotidiana richiesta di flessibilità e capacità a gestire gli strumenti digitali e la propria comunicazione tramite questi ultimi, potrebbe portare a un mercato troppo saturo di liberi professionisti.
Da lì, un circolo vizioso: una forte concorrenza che -come sempre- porterebbe con sé una riduzione dei compensi, con una corsa costante a talenti creativi sempre più economici da parte delle aziende colpite dalla crisi finanziaria causata dal Coronavirus.

La pandemia potrebbe rappresentare il momento propizio per legittimare, proteggere e garantire i diritti dei lavoratori indipendenti: tutto quell’esercito di designer, modellisti, stilisti, scrittori, organizzatori di eventi, videomaker e fotografi che fanno funzionare il grande universo dell’industria di moda.

Nei vari governi, qualcosa si muove.
Negli USA, il CARES Act intende fornire aiuti finanziari ai liberi professionisti americani (così come è avvenuto col decreto Cura Italia varato dal presidente Conte) e, per la prima volta, i lavoratori autonomi (come fotografici e grafici) potranno accedere a servizi sociali come le disoccupazione ed essere riconosciuti come parte della forza lavoro.

Una forza lavoro che potrebbe essere fondamentale per la moda, un’industria adesso più che mai in cerca di una dimensione più “umana”, di tempi flessibili che seguano il flusso della creatività anziché di rigidi calendari ormai obsoleti e di professionisti estranei allo schema classico della settimana da cinque giorni lavorativi.

chris montgomery smgTvepind4 unsplash scaled - Saremo tutti freelance?

I marchi, nonostante i budget tagliati di netto e le difficoltà, dovranno ricercare l’autentica creatività del freelance per metterla al servizio della qualità, cercando insieme ad esso modi alternativi di fornire a consumatori sempre più svegli e attenti i contenuti che si aspettano.

E, mentre nei vari Stati le legislazioni lavorano con loro tempistiche diluite, i freelance cercano di non rimanere con le mani in mano -o, per meglio dire, sulla tastiera.

Nel mondo del fashion, alcuni si stanno prendendo il loro tempo per incanalare la creatività verso nuovi punti vendita, altri nutrono i loro feed su siti e social aggiornando il portfolio con i lavori meglio riusciti della propria carriera, altri riposizionano strategicamente il loro profilo Instagram per essere ancora più visibili.

Il motto è uno solo: pianificare il futuro.
Tra contattare potenziali collaboratori e discutere delle idee da presentare ai clienti post-pandemia, il lavoratore autonomo sa di avere una sola risorsa su cui poter sempre contare: se stesso.

Crea la tua linea di moda!

Siamo la prima trend library tutta italiana che ti offre una panoramica dettagliata delle prossime tendenze fashion.
Iscriviti ora