La digital Haute Couture è il futuro?

Da Shangai a Parigi: la digitalizzazione stravolge le fashion week

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Una scena del cortometraggio “La Mythe Dior” realizzato da Matteo Garrone per la collezione haute couture A/I 21 (Photo: La Mythe Dior)

Shangai, Tokyo, Londra e ora Parigi.

Cosa accomuna queste città? La digitalizzazione delle fashion week, una scelta che nasce sulla scia dei cambiamenti che il Coronavirus ha apportato nel mondo moda e in generale nello stile di vita di tutti noi.

Le due città asiatiche sono state le prime, nel periodo in cui in Italia si viveva il pieno del lockdown totale, a optare per una svolta virtuale nel modo di creare e fruire gli eventi di moda.

Alibaba, il colosso dell’e-commerce, ha fatto da apripista permettendo ai suoi 800milioni di utenti giornalieri di assistere alle sfilate in live streaming dei 150 marchi che hanno partecipato alla Shangai Fashion Week A/I 20-21.

A seguire l’esempio, subito dopo, è stata Tokyo.
La sua Rakuten Fashion Week, importantissima vetrina per lo stile streetwear del Sol Levante, ha messo al riparo dal contagio spettatori e addetti lasciando spazio alle opzioni creative che il web concede.
Come? Optando per sfilate in diretta streaming sul sito dell’evento, da seguire dal proprio smartphone comodamente seduti sul divano di casa.

Tornando in Europa e avvicinandoci a casa, la strada scelta sembra essere la medesima anche per le capitali della moda europee.
E così, a metà giugno, è stata Londra ad inaugurare la sua digital fashion week: tre giorni per presentare le collezioni e sperimentare nuovi modi di comunicare con i professionisti ed il pubblico.

Una settimana della moda inedita e sicuramente anomala, ma che, volendo vedere il bicchiere mezzo pieno, esorta i marchi a fare qualcosa di diverso e apportare al mondo fashion quella ventata di novità di cui (secondo molti protagonisti del settore) si sentiva bisogno da tempo.

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I visual della Rakuten Fashion Week di Tokyo A/W 20 realizzati da Kosuke Kawamura (Photo: Rakuten FW Tokyo)

Il calendario di Londra, non più pieno zeppo di sfilate e party esclusivi, si è articolato in tre sessioni giornaliere, ognuna delle quali ha ospitato i diversi contenuti digitali pensati dai brand per veicolare le proprie collezioni P/E 21.

I formati innovativi sono tanti: ci sono i designer diaries, che raccolgono il materiale girato dagli stessi stilisti durante la quarantena, le modelle digitali di Stephen Jones, il documentario di Marques Almeida sui tessuti riciclati e tantissime interviste da seguire in streaming.

Veniamo ad oggi. Veniamo a Parigi.
È lei l’ultima città in ordine di tempo ad aver optato per la digitalizzazione dapprima della Paris Fashion Week maschile e poi anche della preziosa Haute Couture.

Dal 6 all’8 luglio, le più grandi maison si sono messe alla prova con la grande sfida che la pandemia mette davanti all’industria del fashion: comunicare il sogno dell’Alta Moda, fatta di scenografie sensazionali ed eventi indimenticabili, senza i classici fashion show spettacolari che da sempre richiamano spettatori da tutto il mondo.

Tolta la possibilità delle sfilate “reali”, ciò che fa da perno a tutto deve essere per forza una massiccia strategia di comunicazione da parte dei brand, che (anche se la maggior parte di essi reputano la digitalizzazione solo una breve parentesi) hanno dato libero sfogo alla fantasia.

A dare il via alla Digital Haute Couture troviamo Schiaparelli, che inaugura la rassegna con una “collection imaginarie”.
Seguiamo il direttore creativo della maison Daniel Roseberry intento a disegnare i bozzetti della nuova collezione, comodamente seduto su una panchina del Washington Square Park, durante i tre mesi di quarantena vissuti dallo stilista in America dopo essere rimasto bloccato a New York a causa del Coronavirus.

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Uno schizzo di Daniel Roseberry per la “Collection Imaginarie” Schiaparelli Haute Couture 2020-21 (Photo: Schiaparelli Collection Imaginarie)

La promessa con cui ci lascia il video è quella di trasformare i disegni in realtà entro fine dicembre, con un evento (finalmente tangibile) che si terrà a Los Angeles.

Poi è il turno di Dior.
La direttrice creativa Maria Grazia Chiuri ha deciso di attingere dal mondo del cinema, scegliendo il regista Matteo Garrone per presentare la sua nuova collezione.
Garrone, che ha ormai raggiunto la fama internazionale grazie a “Gomorra”, ha realizzato “Le Mythe Dior”, un fashion film che rende omaggio al Théâtre de la Mode (mostra itinerante di piccoli manichini vestiti dagli abiti delle grandi maison che girava per il mondo tra il 1945 e il 1946) in una veste nuova ed onirica.

I ventisette look realizzati in miniatura e trasportati in un baule che ricrea la facciata della sede parigina del brand sono un omaggio sognante e fiabesco a cinque muse del surrealismo: Lee Miller, Dorothea Tanning, Leonora Carrington, Dora Maar e Jacqueline Lamba.

Il primo giorno della Digital Haute Couture è stato anche quello di Gianbattista Valli, che sceglie di omaggiare proprio Parigi attraverso video e immagini che mostrano frammenti della città visti attraverso l’occhio e la macchina fotografica dello stilista stesso.

Al centro della presentazione troviamo la modella Joan Smalls, vestita con i capi di altissima sartoria che celebrano la bellezza dell’arte della moda tramite i volumi, i drappeggi di chiffon, le forme e i fiocchi straordinari che descrivono da sempre il DNA della maison.

Il 7 luglio è il giorno di un’altra presentazione: quella di Chanel, maison che ha presentato 5 delle nuove 30 opere di alta sartoria firmate dall’erede di Karl Lagerfeld Virginie Viard.
L’ispirazione è l’immagine vitale di una ragazza anticonformista e dall’animo punk, che la stilista immagina mentre si diverte a Le Palace, storia discoteca parigina simbolo della nightlife di certi anni.

L’ultimo giorno della rassegna è costellato da nomi altisonanti.
Primo tra tutti Pierpaolo Piccioli di Valentino, che introduce “Of Grace and Light”, il progetto realizzato insieme al visionario artista Nick Knight per raccontare la couture del marchio A/I 20-21.

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Una still del video “Of Grace and Light” realizzato da Nick Knight per Valentino (Photo: “Of Grace and Light”)

Il teaser (diffuso come anticipazione della live performance che si terrà a Cinecittà il prossimo 21 luglio) ritrae un corpo femminile che danza nello spazio muovendo sinuosamente i panneggi del suo abito, sulle note di una canzone dell’artista FKA Twigs.

Anche Maison Margiela sceglie Nick Knight per presentare la sua Artisanal Collection attraverso un video, o, per meglio dire, un primo video.
Il progetto della maison è infatti strutturato in tre diverse “puntate”, delle quali la prima (l’unica svelata finora) è un video solarizzato dai colori psichedelici e dalla durata di soli quarantasette secondi, in cui il modello Leon Dame interpreta in modo carismatico i capi del brand.

In ultimo ma non ultimo troviamo la coppia di stilisti Viktor&Rolf, che con il video “Change” puntano tutto sull’ironia e sovvertono il concetto classico di passerella.

La voce del cantante Mika accompagna una presentazione più intima dei capi, divisi per temi in tre mini-guardaroba.
Ansia, confusione e amore: gli umori rispettivamente rappresentati dai volumi immensi ed esagerati di négligé, accappatoi e cappotti, per descrivere in una veste più leggera e ironica i sentimenti provati durante gli spaventosi mesi di pandemia.

L’esperimento digitale avrà funzionato?
Forse sarà il tempo a dirlo. Ciò che è certo è che, se siamo sicuramente ben lontani dallo sfarzo dell’Alta Moda, questi nuovi esperimenti delle maison suonano come un segnale: “noi siamo qui”.

Uno sforzo creativo generale rivolto alla ricerca di nuove forme di comunicazione, che possano, se non essere incisive e spettacolari come uno show, almeno unire appassionati e professionisti in tutto il mondo.
Tutti legati dal filo rosso del grande amore per la moda, che non si spegne nemmeno davanti alla paura della pandemia.

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