La prima Milano Digital Fashion Week

Inaugura il format digitale della Milano Fashion Week: sarà così il futuro?

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Gli schermi Urban Vision hanno permesso ai cittadini milanesi di seguire le sfilate in diretta da vari punti della città (Photo: La Stampa)

La Milano Fashion Week, ma digitale.

Già da maggio si iniziava a sentire parlare di questa nuova versione dell’evento fashion più famoso d’Italia.

Ebbene, quell’idea è diventata realtà: dal 14 al 17 luglio, la Camera della Moda ha dato vita alla prima Fashion Week milanese in versione digitale.

L’iniziativa ha portato avanti il percorso intrapreso lo scorso febbraio (periodo in cui la pandemia dilagava in Cina, ma non ancora nel nostro paese) con il successo di “China We Are With You”, format online che ha permesso di far vivere le sfilate ai professionisti cinesi nonostante la situazione di piena emergenza Covid-19.

 La Digital Fashion Week risponde alla necessità di distanziamento sociale ma anche all’attuale difficoltà nel viaggiare, circostanze con cui tutti abbiamo imparato a convivere in questa fase della vita post-lockdown.

Se le sfilate in presenza e i ricchi eventi collaterali che la rassegna ha sempre portato con sé torneranno (si spera) il più presto possibile, la cosiddetta digitalizzazione progressiva del settore moda si pone anche come una soluzione dinamica rispetto a un presente certamente difficile, che bisogna combattere con creatività, propositività e innovazioni che guardino al futuro.

Il programma si è strutturato su 4 giorni ricchi di appuntamenti come sfilate, performance e approfondimenti culturali, tutti fruibili sulla piattaforma digitale lanciata dalla Camera Nazionale della Moda Italiana.

Sul portale, attivo 24 ore su 24 con la copertura di diversi fusi orari (grazie alla testata New York Times) si sono susseguite  le presentazioni dei 37 brand partecipanti, tra cui Dolce&Gabbana ed Etro, unici nomi ad aver scelto di proporre un vero e proprio evento fisico.

Il calendario, che ha garantito uno slot per ogni marchio presente, è stato poi arricchito da “stanze tematiche” gestite da curatori e personaggi chiave della scena fashion attuale, che si sono occupati di trattare contenuti interessanti legati ai temi strategici portati avanti dalla Camera Nazionale della Moda Italiana in questi anni: dall’artigianalità all’inclusione, dalla sostenibilità all’innovazione tecnologica.

A completamento di un evento che rimane fondamentale per tutto il mondo moda, anche in questa insolita versione “digital” troviamo l’impegno di Camera Moda nei confronti dei talenti emergenti.

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La collezione “Workout” di Edithmarcel, uno dei brand emergenti selezionati durante la Milano Digital Fashion Week (Photo: Edithmarcel)

A supporto di questi ultimi sono infatti state create due aree speciali: l’International Hub Market, scouting di designer talentuosi da tutto il mondo, e Together for Tomorrow, progetto di solidarietà realizzato da Camera Moda Fashion Trust per raccogliere fondi destinati alla nuova generazione del Made in Italy, designer e piccole aziende del fashion.

Fra i progetti presentati dai diversi nomi di questa Digital Fashion Week milanese ci sono quelli più creativi, di quei marchi che hanno deciso di sperimentare nuovi metodi narrativi con strumenti digitali, ma c’è anche chi invece ha preferito non rischiare e ha scelto di rimanere in linea con modalità più classiche e tradizionali.

A quest’ultima categoria appartiene Etro, che scarta i supporti digitali visivi e opta per un evento dal sapore più classico e informale, organizzato presso il Four Season Hotel di Milano.

La sfilata, classico fashion show con modelli e pubblico, è stato accompagnato dall’Orchestra Ensemble Testori (che ha suonato per l’occasione un omaggio al recentemente scomparso Ennio Morricone) racchiudendo in sé un messaggio propositivo carico di voglia di ricominciare.

La collezione co-ed unisce uomini e donne in una comunione d’intenti e di stile, per dar vita ad una sfilata che inneggia alla “joie de vivre”, al colore e all’ottimismo.

Fiori, tessuti, ricordi e colori si mescolano per veicolare un messaggio eco-friendly che non appartenga a nessuna età e generazione e allo stesso tempo a tutte, grazie a tessuti che vivono una seconda vita e promuovono una moda green.

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La location scelta invece da Dolce&Gabbana è il Campus dell’Humanitas University, una scelta volta a mostrare sostegno alla ricerca scientifica –supportata dai due stilisti anche con un’ingente donazione allo studio coordinato dal Prof. Alberto Mantovani in materia di Covid-19.

La sfilata firmata dal brand è un omaggio all’Hotel Parco dei Principi di Sorrento, progettato dal genio dell’architettura Gio Ponti, ma anche -più in generale- all’Italia che tutto il mondo ammira.

L’eleganza dei capi rimanda alla raffinatezza delle decorazioni dell’hotel: una palette costituita da tutte le sfumature del blu, che colora disegni simili a quelli delle piastrelle e dell’acciottolato.
Poi ancora pantaloni con volumi aggiunti, giacche sartoriali, completi in organza da cui emerge il profilo di una canottiera bianca –a ricordo della cifra stilistica del marchio.

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Un momento della sfilata Dolce&Gabbana dedicata all’Hotel Parco dei Principi di Gio Ponti (Photo: Icon Magazine)

Ma veniamo ai brand che hanno invece deciso di osare e sperimentare con nuovi mezzi di comunicazione e tipologie di linguaggi.

Prada adotta il formato video e raggruppa cinque fotografi di fama internazionale per la creazione di “Prada Multiple Views Spring/Summer 2021 – The Show That Never Happened”, una narrazione di 10 minuti, ambientata presso la Fondazione Prada, che consiste in cinque diverse interpretazioni della collezione (l’ultima firmata in solitaria da Miuccia Prada, prima del debutto imminente di Raf Simons come co-creative director del brand): una per ciascuno degli artisti partecipanti. 

Alessandro Michele sceglie invece un’altra strada per il suo brand Gucci e decide di utilizzare la moda come laboratorio sperimentale. L’esperimento “Gucci Epilogue” si traduce in una diretta streaming di ben 12 ore, dove, all’interno di Palazzo Sacchetti a Roma, un team ristretto del brand stava lavorando ai look delle nuove collezioni uomo e donna, con il personale dell’ufficio stile trasformato per l’occasione in modelli.

Michele continua così la sua esplorazione del dietro le quinte, iniziata con la sfilata A/I 20-21 e continuata con la campagna scattata dagli stessi modelli durante il lockdown.

In apertura della rassegna, è stato il brand MSGM a infondere negli spettatori collegati la sensazione di spensieratezza tipica della gioventù e dell’amore. Questo grazie al video realizzato dal regista Luca Finotti, la descrizione di un’estate spensierata dove non conta la destinazione ma le persone con cui si condividono i momenti più preziosi.

Il mood giovanile (coadiuvato anche dalla musica di Coez e la presenza di diversi attori e artisti noti al pubblico teen) dà vita ad una collezione che è una vera e propria esplosione di colori accesi, nuances al neon, tie-dye e stampe vivaci: una celebrazione di gioia dopo un periodo buio e difficile per tutti. 

Veniamo a Versace, che ha presentato “Flash”: un’anteprima della nuova collezione attraverso il backstage della sua nuova campagna pubblicitaria. Donatella Versace ha scelto di collaborare con l’artista inglese AJ Tracey, davanti alla quale, durante la sua performance, si alternavano modelli danzanti con indosso i capi della nuova mini collezione. 

Il protagonista indiscusso è l’effetto pitonato sulle sfumature del blu, su casacche, pantaloni e crop-top; poi ancora troviamo una grande presenza di pelle nera, utilizzata per gli accessori e per le scarpe, intervallate da inserti di colore come il rosa pastello e il verde acqua. 

Missoni sceglie un approccio completamente diverso e opta per qualcosa di intimo e famigliare: uno short-edit del documentario “Being Missoni”, celebrazione di 65 anni di storia attraverso le memorie di tre generazioni.
Il document-video, dietro da Ruggero Gabbai, raccoglie le testimonianze di importanti editori, critici e designer che formano il quadro di una moda che abbraccia non solo il vestire, ma qualunque aspetto della vita, per trasformarsi in una forma d’arte più profonda.

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Tra i progetti digitali meglio riusciti c’è sicuramente quello di Ermenegildo Zegna, che quest’anno celebra i suoi 110 anni di attività.

 

Nel progetto che racconta la collezione “Ermenegildo Zegna XXX Estate 21” digitale e reale si fondono in un’esplorazione del legame unico tra natura e macchina, dove i luoghi d’origine del marchio (Trivero e l’Oasi) sono i protagonisti.
Lo show si svolge dunque in quegli spazi che esprimono appieno i valori del brand e a sfilare troviamo capi pervasi da un senso di precisione sartoriale in ogni dettaglio: pantaloni dal taglio fluido che disegnano una silhouette allungata, blazer, spolverini che vengono reinterpretati e giacche-camicia.

I materiali sono fluidi, naturali ma anche consistenti e abbracciano la cultura del #UseTheExisting: si va dalle fibre grezze al lino, dalla carta-seta alle lane.

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Alcuni look della collezione Ermenegildo Zegna XXX Estate 21 (Photo: mam-e)

Un’edizione sicuramente insolita e sperimentale, dove tutti, dagli organizzatori ai brand partecipanti,  si sono dovuti adeguare in tempi rapidi alle novità apportati dalla pandemia.
I buyer internazionali promuovono con riserva questo primo esperimento di moda in digitale, individuando in esso ampi margini di miglioramento.

Se il format classico e più “tangibile” è sicuramente migliore a livello emozionale e capace di far trasparire al meglio le potenzialità di una collezione, i compratori si augurano un futuro ibrido: un mix fra progetti digitali meno B2B e più incentrati sulla collezione, oltre a sfilate iper-creative riservate ad pubblico più ristretto.

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