Input tendenze P/E 22

Gli stati d’animo suscitati dal Covid-19 plasmano le tendenze del 2022

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Bali è stata dichiarata una delle mete più rilassanti da CNN Travel (Photo: Jokoleo/Getty Images)

Spesso si ripongono nel futuro le proprie speranze e aspettative, come se esso fosse completamente slegato dal nostro presente o dal nostro volere. Un’entità simile alla fortuna, una forza senza scopo in grado di plasmare gli eventi positivamente.

E, adesso come adesso, tutti quanti noi non aspettiamo altro che lasciarci alle spalle parole come “virus”, “lockdown” e “misure di sicurezza”.

Riponiamo proprio queste speranze nel 2022: l’anno del ritorno alla normalità.
È però necessario focalizzarsi non tanto sul cambiamento della realtà in cui viviamo (d’altra parte l’uomo è un animale che facilmente sa adattarsi all’ambiente in cui si trova), quanto sui sentimenti, le riflessioni e i pensieri con i quali si convive: gli impulsi che ci spingono a fare le nostre scelte, anche d’acquisto.

Come ci sentiremo e, di conseguenza, come acquisteremo nel 2022?

Ciò che il COVID-19 è sicuramente riuscito a fare è stato colmare, in un certo senso, i gap generazionali esistenti, mettendo sullo stesso piano di incertezza Gen X, Millenials e Gen Z.
Un’incertezza finanziaria, ulteriormente aggravata dal corso degli eventi, e ambientale -aspetto di gran lunga più angosciante.

Sono incertezze che provocano un sentimento quasi primordiale di paura, costantemente nutrita dalla comunicazione drammaticamente esagerata dei media, che contagia la mente delle persone molto più velocemente di un virus.
Venire quotidianamente colpiti da notizie gonfiate (o addirittura dalle cosiddette fake news) porta a farci sottostimare le condizioni politiche o sociali di alcuni paesi, con una conseguente disconnessione dalla realtà.

In effetti, abbiamo tutti la erronea percezione che andando avanti il mondo peggiori, quando nella realtà dei fatti la mortalità infantile è drasticamente diminuita, il numero di lavoratori infortunati sul luogo di lavoro continua a calare e milioni di persone in meno vivono sotto la soglia di estrema povertà. Senza alcun dubbio è ancora tantissima la strada da fare, ma è il momento giusto per concentraci con ottimismo su quello che è reale e vero, non su quello che vende di più, fa più ascolti o like.

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(Photo: Karim Manjra)

Ottimismo che comunemente (ed erroneamente) si tramuta in una positività tossica: quell’ossessione di dover andare avanti nonostante tutto, rincorrendo una felicità che porta per paradosso la mente ad arrovellarsi sui sentimenti negativi al fine di soffocarli, facendoci diventare di conseguenza più infelici.

Diverso è invece cercare di mantenere una visione globale positiva nonostante i momenti difficili, permettendo a noi stessi di sentire anche le emozioni negative, per poi guarire e diventare più forti. Questo è stato il beneficio offerto dal lockdown forzato: rallentare e accettare le nostre emozioni.

Per alcuni di noi, rallentare ha significato anche rivalutare i propri ritmi di vita, riconsiderando l’importanza del proprio benessere e del prezioso tempo che possiamo trascorrere con amici e famigliari.

In diverse zone del mondo, come Scandinavia o alcuni paesi orientali, la popolazione ha già potuto riscontrare i benefici della 4 day work-week (la settimana lavorativa corta): minori livelli di stress, un miglior stato di salute, meno richieste di giorni di ferie e di conseguenza un aumento sensibile della produttività di ogni dipendente.

La settimana lavorativa abbreviata ha un impatto benefico anche sull’economia, perché fornisce alle persone più tempo per acquistare (soprattutto localmente), progettare viaggi o svolgere attività sociali di gruppo.

Tutti questi stati d’animo portano allo sviluppo di un’ideale esperienza d’acquisto nuova, che deve tenere in considerazione i sentimenti del consumatore: si apre davanti a noi l’era del cosiddetto “mood market”.

Entrare in un negozio, per esempio, deve essere un’esperienza rilassante e i fattori importanti che collaborano a renderla tale possono essere vari. In primis, meno merce sugli scaffali, per non creare troppa ansia della scelta nel cliente, prodotti dal design più semplice che rispondano al bisogno di sicurezza, essentials packs che permettano di risparmiare tempo e risorse e infine, a coronare l’esperienza, un ambiente profumato che infonda in noi fin dall’ingresso una sensazione di calma e relax.

L’importanza della sostenibilità e del riciclo trova soluzioni come l’apertura di negozi che vendano esclusivamente collezioni di archivio o create da materiale tessile di rimanenza nei magazzini, un’idea al passo con i temi che ottimizza costi, logistica e riduce drasticamente gli sprechi e l’inquinamento.

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Jaden Smith in collaborazione con Pangaia per una capsule sostenibile i cui ricavi saranno devoluti a #TOGETHERFUND x WJSFF, un fundraising per combattere le discriminazioni razziali nel mondo del lavoro (Photo: Pangaia)

Diverse opportunità nascono anche dalle partnership studiate e pensate per creare awareness nei confronti di una comunità o associazioni benefiche. Sapere che mentre si acquista un capo si stanno promuovendo e coadiuvando attivamente iniziative ambientali, sociali o progetti di innovazione significa formare il consumatore in merito a realtà diverse dalla nostra, oltre ad incentivare le vendite.

Il Coronavirus ha inoltre accelerato l’avanzamento tecnologico, abituandoci a smart working, zoom meetings ed eventi in livestream.
La realtà virtuale può portare ad un altro livello l’esperienza d’acquisto: testare o provare virtualmente i capi può farci risparmiare tempo e rendere possibile un acquisto più consapevole anche a distanza.

Il 2020 ha portato ad un cambio di mentalità profondo, del quale non ci dimenticheremo negli anni a venire, che diventerà il nostro preziosissimo bagaglio emotivo per un viaggio all’insegna dell’accettazione di noi stessi e della consapevolezza delle nostre scelte.

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