Una surreale Milano Fashion Week

La Milano Fashion Week porta in passerella la voglia di rinascere post-pandemia

MFW 2020 - Una surreale Milano Fashion Week
Lo street style di Milano durante la Fashion Week (Photo: Getty Images)

Dopo New York e Londra ci trasferiamo in patria, nella capitale nostrana della moda: Milano.

Come sarà andata questa Fashion Week milanese 2020, nella cornice straniante di una regione tra le più colpite dal Coronavirus?

Dal 22 al 28 settembre, la kermesse appena conclusa si è contraddistinta per un doppio scenario: fisico e digitale. Gli elementi chiave emersi sono l’importanza del passato, intrecciata all’intelligenza virtuale del futuro, il simbolismo della casa e i minimal look.

Un’edizione che sembra essere uno specchio di tempi, tempi che evidenziano come non sia più il momento di esibizione sfrenata, eccesso e stranezze, ma piuttosto di riflessione.

Il 2020 è un anno particolare scandito da ansie, preoccupazioni, chiusure, cancellazioni e oggettive perdite di fatturato per brand piccoli e grandi. Basti pensare che nel primo semestre dell’anno si è registrato un calo del 30% nel settore tessile e tenendo conto che l’Italia generalmente detiene il primato di guadagno (del 40%) in Europa, i livelli raggiunti non sembrerebbero essere rassicuranti.

Ma Milano non si lascia intimidire.

Nel capoluogo lombardo, la Fashion Week ha deciso di ripartire con 159 appuntamenti: 64 sfilate (di cui 23 fisiche e 41 digitali), 73 presentazioni (di cui 37 fisiche, 24 digitali, 22 su prenotazione) e infine 22 eventi in forma ristretta.

Hanno scelto di sfilare in forma fisica nomi come Dolce & Gabbana, Etro, Fendi, Max Mara, Ferragamo, Versace, Valentino, Alberta Ferretti, mentre Ermanno Scervino, Luisa Beccaria e Marni hanno scelto di presentare i loro lavori con progetti digitali.

Un’edizione ibrida, in cui ha prevalso la sperimentazione delle piattaforme online e dei social media (in prima linea Tik Tok) per avere un’interazione diretta con un pubblico dinamico, giovane, ormai sempre più avvezzo ai mezzi digitali.

Secondo il Presidente Carlo Capasa, il digitale si è ormai guadagnato un posto importante nella storia della Fashion Week e difficilmente si potrà tornare indietro.
I 16 milioni di utenti registrati a luglio 2020 con la prima Milano Digital Fashion Week non possono passare inosservati. Un numero a cui nessuno nel campo vuole rinunciare, tale da far pensare che non si potrà più fare meno di mostrare sfilate digitali, anche quando sarà possibile realizzare eventi fisici con minore difficoltà.

Scopriamo insieme quali sono state le passerelle che non dimenticheremo di questa surreale edizione della Milano Fashion Week.

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Alcuni look delle modelle in passerella per Armani durante la MFW 2020 (Photo: Armani Beauty)
GCDS
In una Fashion Week moderna che celebra le potenzialità dei supporti virtuali, la sfilata GCDS sembra essere l’emblema di questo rinnovamento.
Giovedì 24 settembre è andata in scena la sfilata del brand di Giordano e Giuliano Calza, dando vita al primo fashion arcade: un videogame in 3D realizzato in collaborazione con gli ingegneri USA di Emblematic group, l’hacker creativo Thomas Webb, il regista digitale Jeron Brexton e la colonna sonora di DARDUST.
I capi sono stati disegnati e realizzati in versione cartamodello e poi digitalizzati con la tecnica ”mesh”, capace di dare una resa virtuale ai pesi dei tessuti, ai riflessi e ai movimenti.
Il concept di base ci parla di sensualità ed eccesso: elementi che hanno attraversato una sfilata al passo coi tempi, dove non corre nessuna differenza tra capi maschili e femminili, nemmeno a livello di forme del corpo.
I pezzi must have sono pantaloni a vita bassa, costumi da bagno provocanti, completi total colored, berretti: tutti indossati da avatar immersi in una scenografia che ricorda i colonnati e le ambientazioni dell’antico Egitto.
Tra il pubblico della sfilata, abbiamo potuto scorgere la versione digitale di amici e fan del brand: da Chiara Ferragni e Fedez a Dua Lipa, da Anwar Hadid a Gilda Ambrosio.
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La versione digitale della modella Janelle Zanaughtti sulla passerella virtuale della sfilata GCDS durante la MFW 2020 (Photo: GCDS)

 

Valentino

Valentino ritorna in Italia e porta per la prima volta la sua sfilata a Milano anziché a Parigi, scegliendo come location una fabbrica dismessa e invasa dai fiori. In passerella né modelle né modelli, ma bensì persone prese dalla strada, ognuna con la sua fisicità e individualità, per incarnare il “romanticismo radicale” della collezione.

Alla base di essa c’è infatti la ricerca del bello, il saper ascoltare il mondo facendo propri i sentimenti di tutti; la scelta dei fiori (ben 34 tipi di fiori provenienti da 8 paesi) rappresenta proprio una rinascita dopo il periodo di difficoltà causato dal Covid-19, una fase della nostra storia da combattere con speranza e poesia.

Di conseguenza gli outfit hanno linee semplici, in tinta unita e con piccole incursioni di stampe floreali, pizzo e borchiette, capisaldi del brand. I fiori sono in effetti protagonisti anche sui capi: stampati e ricamati, realizzati secondo tratti e linee differenti su abiti, camicie e chemisier.

Palette nude e tono su tono colorano bluse maschili, blazer da abbinare a jeans a cinque tasche e infine camicie oversize, grandi protagoniste di stagione, abbinate a shorts.

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La sfilata P/E 21 di Valentino durante la MFW 2020 (Photo: Wondernetmag)

 

Giorgio Armani

L’appuntamento della collezione Giorgio Armani uomo-donna per la P/E 21 comincia con una narrazione.

Si tratta di venti minuti intitolati “Pensieri senza tempo” (“Timeless Toughts”), che racchiudono lo stile e la vita del designer. La voce di Pierfrancesco Favino accompagna un documentario, curato da Armani stesso, in cui troviamo i suoi 45 anni di lavoro, le sue radici, la gratitudine per la città di Milano che lo ha accolto, celebrato e valorizzato.

Inizia in questo modo il suo show, per la primissima volta andato in onda sulla tv nazionale (più precisamente su La7) dove il grande pubblico ha potuto seguire con emozione la presentazione dei capi in passerella.

Si tratta di un evento che riscrive la storia della moda. Infatti, la televisione e quest’ultima si sono incrociati solo occasionalmente nel corso degli anni, per via di una netta preferenza del mondo fashion verso medium più sperimentali e meno mainstream.

Ma Armani cambia le carte e, tramite la televisione, ha potuto arrivare ad un pubblico più vasto, parlando alla gente e permettendo anche allo spettatore generalista non avvezzo alle settimane della moda di poter ammirare i suoi capi in passerella.

Lo stilista milanese, sempre fedele a se stesso, ha proposto il suo stile morbido ed essenziale che non conosce stagione, puntando tutto su linee semplici e colori neutri come il grigio, il beige, il nero il blu (sia per lei sia per lui).

Nella sfilata appaiono incursioni di geometrie, sempre delicate e mai chiassose, che movimentano i capi senza però mai tralasciare la semplicità delle silhouette capaci di donare leggerezza a tutti i modelli.

Gli abiti sono infatti leggeri, fluidi e connotati da colori neutri: il grigio, il beige, il blu si accordano con il nero, colore senza tempo che delinea il perfetto tra eleganza e sensualità.

La collezione lancia un messaggio forte e chiaro al settore della moda, un settore dove c’è un continuo susseguirsi di nuove collezioni senza soluzione di continuità. Si tratta di una riflessione sullo stile più essenziale, molto più di quel minimalismo che è tanto di tendenza ora: è un qualcosa di senza tempo.

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Con l’ultima uscita della sua sfilata P/E 21, Armani omaggia con un ricamo il suo gatto Angel da poco venuto a mancare (Photo: Armani)

 

Versace

Nel terzo giorno della Fashion Week, in una festa di colori avvenuta a porte chiuse, a trionfare è Versace, che per la sua  sfilata ci si immerge nella profondità degli abissi marini all’interno della immaginaria città di “Versacepolis”.

Dunque è in fondo al mare, in mezzo alle rovine greco-romane, che si svolge lo show, uno show dove gli abiti futuristici dai colori optical creano uno straniante contrasto con la location.
Al mondo terrestre che si sta adattando alla nuova normalità post-pandemia, quello sottomarino risponde offrendo l’opportunità di abbandonarsi alla fantasia: questo il concept a cui ha voluto dar vita Donatella Versace, riaffermando con forza che sognare è un’azione umana e innegabilmente reale.

Le stampe in stile marino invadono capi dai tagli sartoriali sempre più estrosi, come le gonne dritte che terminano in code coloratissime: un particolare mix tra la Sirenetta della Disney e lo scenario di un party sulla spiaggia.
L’abbigliamento maschile trasmette un senso di comodità: i colletti rovinati e le camicie aperte comunicano una sensazione generale di rilassatezza.

Ma c’è anche l’obiettivo di Versace di diventare un brand più attento all’ambiente, evidente nei jersey e i tessuti piqué realizzati in cotone organico, mentre fibre organiche, poliestere e poliammide riciclato caratterizzano l’abbigliamento da spiaggia.

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Donatella Versace in passerella con le sue creazioni a tema sottomarino per la stagione P/E 21 (Photo: L’Officiel Italia)

 

Fendi

Un pacco di italianissima pasta Rummo personalizzata con la lettera “F”, insieme ad alcune foto di famiglia, per rendere l’idea di casa: ecco come la maison Fendi invita i suoi ospiti alla Fashion Week, chiarificando da subito il tema familiare alla base della sfilata.

Quella portata in passerella da Silvia Venturini Fendi è un’eleganza sofisticata dal gusto rétro, in città come in spiaggia. Si attinge molto al passato, alle radici familiari, a una sorta di dialogo tra le generazioni reso possibile e amplificato dall’esperienza traumatica del lockdown.

La collezione P/E 21, introspettiva ed evocativa, riunisce per la prima e ultima volta una visione completa per la donna e per l’uomo: per la prossima stagione la collezione femminile sarà disegnata da Kim Jones, nominato da poco alla direzione creativa della linea donna di Fendi, mentre Silvia tornerà ad occuparsi della collezione maschile e degli accessori.

Nei capi troviamo il valore della manualità abbinato a quello della della tradizione, del “saper fare” che dà vita a un modo di vestire naturalmente fluido con camicie in lino dai ricami à jour che si vedono anche addosso agli uomini, come gli abiti in maglia di cotone, leggeri e confortevoli come gli abiti da casa.

Allo stesso modo, anche l’organza si trasferisce dal guardaroba femminile a quello maschile con semplice naturalezza, come piccoli ricami di rose.

Menzione speciale per le camicie: larghe, destrutturate, a caftano o da portare come mini dress. Ma troviamo anche abiti longuette, maniche svasate, poi un tripudio di lavorazioni in pizzo e all’uncinetto, cestini intrecciati e borse di paglia.

I colori sono neutri e tenui, come il bianco, il beige,  intervallati dal tocco caldo del rosso vivo e dalla forza splendente dell’azzurro cielo.

 

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