Gli abiti felici di Kenzō

La storia di Kenzō Takada: dalla giungla dei suoi sogni a un brand di successo

kenzo copertina - Gli abiti felici di Kenzō
Lo stilista giapponese Kenzo Takada (Photo: Christophe BOISVIEUX/Gamma-Rapho via Getty Images)

“La moda è per me come il cibo e non scelgo mai lo stesso menù.”

Quali parole migliori se non le sue, per introdurre questo articolo?
È in questo modo che Kenzō Takada amava descrivere il suo approccio alla moda, un approccio aperto e curioso verso tutto ciò che il mondo intorno a lui aveva da offrire.

In questo anno così difficile per tutti, il Coronavirus dimostra ancora una volta la sua pericolosità implacabile, che non fa distinzioni tra ricchi e poveri, persone comuni e personalità famose. È proprio il virus, purtroppo, a potare via con sé la vita di questo grandioso stilista.

Domenica 4 ottobre, dopo aver annullato per motivi di salute la sua presenza alla sfilata dell’omonimo marchio tenutasi il 30 settembre, Kenzō si è spento all’ospedale Neully-sur-Seine di Parigi, all’età di 81 anni.

A volte il mondo sa essere davvero un posto strano e le coincidenze che lo costellano assurde: lo stilista ci ha infatti lasciato a soli due giorni dalla fine della settimana della moda francese e appena quattro dalla sfilata del brand omonimo, ad oggi guidato dal designer portoghese Felipe Oliveira Baptista.

Ma il ricordo di Kenzō vivrà per sempre, di questo tutto il mondo della moda è certo.
Per questo oggi scegliamo di celebrare la sua vita con questo articolo: una vita che ci insegna che se sogni davvero qualcosa, potrai ottenerlo con passione e istinto.

Quinto di sette figli, Kenzō Takada nasce il 27 febbraio a 1939 a Himeniji, cittadina giapponese da 500.000 abitanti situata nella prefettura di Hyōgo.
La sua passione per la moda si fa sentire già in giovanissima età, quando l’adolescente Kenzō si perde tra le pagine delle riviste fashion delle sue sorelle. Ma i genitori non sembrano appoggiare le sue inclinazioni.

Sono loro infatti a decidere per lui e, a 18 anni, lo iscrivono all’università di Kyoto per studiare letteratura.
Un percorso che durerà ben poco per il futuro designer, che va contro a tutti e decide di abbandonare il percorso di studi dopo solo un anno per iscriversi al Bunka Fashion College di Tokyo.

Solo contro la volontà della sua famiglia, nel 1958 Kenzō scrive un pezzettino di storia e diventa il primo studente maschio ammesso al prestigioso college di moda -fino a quel momento riservato solamente alle donne.

Nel 1960 inizia a lavorare per i grandi magazzini Sanai, disegnando abiti per ragazze, ma la vera svolta arriva nel 1964 quando parte alla volta di Parigi.

L’idea, quella di rimanere sei mesi.
La realtà? Un soggiorno durato 56 anni, nella città che per lui è sempre rimasta l’unica vera capitale della moda mondiale.

Dopo un primo impatto un po’ duro con la sua nuova città, Kenzō prende in affitto una stanza vicino a Place de Clichy per 9 franchi al giorno e inizia ad assistere in prima persona alle sfilate di maison come Cardin, Dior e Chanel, maturando così l’idea di dar vita al proprio marchio.

È il primo stilista giapponese a stabilirsi a Parigi.

Il suo stile mix and match e multietnico trova terreno fertile nella Ville Lumière e, dopo un inizio da designer freelance per brand di moda come Bon Magique e Jardin des Modes, Kenzō apre il suo primo negozio nel 1970 in Galérie Vivienne.

Il nome prescelto è “Jungle Jap”, perfetta commistione tra le sue origini giapponesi e la giungla, luogo che affascina lo stilista con la sua natura rigogliosa e selvaggia -una natura dalla quale sembrano proprio scaturire le stampe dei suoi abiti.

kenzo runway - Gli abiti felici di Kenzō
Le modelle sulla passerella Kenzo A/I 1991 a Parigi indossano capi dalle tipiche stampe mix&match del brand (Photo: Daniel Simon/Gamma-Rapho/Getty Images)

Al neonato negozio, Kenzō affida tutti i suoi sogni e le sue speranze e inizia così a far vedere al mondo il suo stile originale, influenzato dalla natura e dalle molteplici culture del mondo.
Nei suoi capi si trovano fantasie animalier, colori sgargianti, interpretazioni personali del “flower power” di quegli anni con stampe jungle  naturalistiche, oltre a un misto di materiali e disegni tradizionali giapponesi che si mescolano in modo inaspettato allo stile europeo e alla moda street delle grandi metropoli.

Sulle pareti del suo “Junglr Jap”, Kenzō dipinge i fiori, piante, gineprai e crea un ambiente che rispecchi lo stile dei suoi capi e che si collochi come qualcosa di totalmente diverso da ciò che proponevano i designer all’epoca.

E poi c’è un quadro.

È “The Dream”, opera in stile naïf dipinta nel 1910 dall’artista post-impressionista Henri Rousseau, un’opera che immerge chi guarda in una natura selvaggia e misteriosa, oscura ma anche rigogliosa, popolata da fiori sconosciuti e animali selvatici.
Quelle stesse tigri che accompagneranno il nome di Kenzō fino alla sua scomparsa, attraverso capi che sono diventati nel corso degli anni immediatamente riconoscibili proprio grazie all’immagine del grande felino.

Il 1970 è anche l’anno della sua prima sfilata di successo, evento che porta la rivista Elle a dedicare allo stilista un numero speciale destinato a portarlo verso la consacrazione mondiale.
E quello è solo l’inizio delle sue mitiche sfilate. Sfilate che si distinguevano da tutte le altre per la sensazione di gioco e di libertà che evocavano. Ben lontane dall’attitudine inflessibile e rigorosa della haute couture francese, le modelle di Kenzō non sfilavano, ma bensì ballavano, si muovevano in passerella divertendosi e presentando i capi in un atmosfera informale e divertente.

Spesso le sfilate venivano organizzate proprio nel negozio, dove lo stilista proponeva vestiti ready-to-wear (preconfezionati) durante le settimana della haute couture. Con ben 50 anni di anticipo su quello che oggi conosciamo come “see-now-buy-now”, Kenzō  faceva sfilare i vestiti per la primavera in primavera (anziché sei mesi prima, in autunno, come era consuetudine fare allora).

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“Il sogno”, dipinto del 1910 di Henri Rousseau che ha sempre ispirato lo stilista

Ma le innovazioni di questo grande designer non finiscono qui.
Infatti, fu anche tra i primi a proporre abiti unisex, assottigliando il confine tra moda maschile e femminile.
Le sue sfilate diventarono famose per essere sempre spettacolari e memorabili: nel 1977 ne organizzò una nel leggendario Studio 54, il locale culto di Manhattan, con Grace Jones e Jerry Hall come modelle, mentre quella del 1979 fu ospitata nella tenda di un circo e si concluse con un gruppo di donne in abiti trasparenti a cavallo.

Kenzō diventa un vero precursore per gli stilisti giapponesi che verranno dopo di lui, nonché un esempio da seguire.
All’inizio degli anni ’80, lo raggiungono a Parigi Yohji Yamamoto, Rei Kawakubo e Issey Miyake, imponendosi sulla scena parigina (e poi mondiale) con la missione di ridefinire il concetto di minimalismo tramite la reinterpretazione di due mondi agli antipodi, quello orientale e quello occidentale: è la asiatic fashion revolution.

Nel 1980 il marchio diventa una società e, dopo aver introdotto l’abbigliamento maschile nel 1983, una linea di jeans nel 1986 e il profumo nel 1988, Kenzō affronta il suo momento più duro. Nel 1990 viene infatti a mancare il suo compagno e socio in affari  Xavier de Castella: è un avvenimento che segnerà fortemente lo stilista, cancellando parte dell’ottimismo che lo aveva sempre contraddistinto e portandolo infine, nel 1993, a cedere il brand al gruppo Lvmh di Bernard Arnault.

Lavorò nell’azienda ancora per qualche anno, ritirandosi definitivamente dal mondo della moda nel 1999, a 60 anni, dopo una sfilata commemorativa con le modelle del momento.
Dopo di lui, a guidare il brand si sono susseguiti nomi come Antonio Marras, Humberto Leon e Carol Lim di Opening Ceremony, sino all’attuale Felipe Oliveira Baptista.

Tutti loro, hanno rinnovato ogni volta il brand all’interno del mercato mondiale, rimanendo però sempre rigorosamente fedeli alle ispirazioni e passioni del fondatore.
Anno memorabile per il marchio è senza dubbio il 2012, in cui, in occasione di Pitti Uomo, Humberto Leon e Carol Lim indossarono una nuova felpa verde con una grande tigre al centro: sarebbe diventata il capo più ambito della stagione autunnale dello stesso anno, ricordando ancora una volta l’arte di Rousseau tanto amata da Kenzō .

Nel 2018, la giungla dove lo stilista amava perdersi torna a vivere: la collezione chiamata “Collection Memento N°3” presentata a Parigi in quell’anno, ricrea “Il sogno” di Henri Rousseau sotto forma di jacquard su top, abiti, cappotti e pantaloni.

A quel punto, Kenzō si è già ritirato da tempo in un nuovo appartamento vicino alla Senna, abbandonando la casa nel quartiere della Bastiglia che dagli anni ’90 aveva iniziato a riempire dei suoi amati oggetti d’antiquariato, ma da questo spazio ha continuato a creare e lavorare fino ai suoi ultimi giorni.

Ha disegnato costumi per l’opera e le uniformi della squadra olimpica giapponese del 2004 e si è dedicato all’arredamento fino a fondare, proprio quest’anno, il marchio K3: pregiati tappeti, tende, ceramiche, stampe da parati e tessile di lusso celebrano il suo amore per la sua terra di origine e il suo gusto infinito per l’arredo.

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Un disegno dello stilista per la sua linea d’arredo lanciata nel 2020 chiamata “K3” (Photo: K3 website)

Con il suo lavoro e la sua vita, Kenzō ha aperto la strada di Parigi ad altri stilisti giapponesi che hanno potuto percorrere le sue orme e portare avanti un esempio inimitabile di fusione culturale tra Oriente e Occidente: mondi distanti che possono convivere trasmettendo gioia ed eleganza.

Di Kenzō rimarranno i colori, le forme libere, la curiosità e la sua bellissima inclusività: la moda teatrale, esagerata, imprevedibile e raffinata di colui che voleva disegnare abiti “felici”.

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