L’arte che sopravvive

E-ticketing, realtà virtuale e digitalizzazione nel futuro dell’arte post-Coronavirus

VA Museum - L'arte che sopravvive
La mostra digitale “Alice: curiouser and curiouser” del V&A Museum di Londra (Photo: Kristjana S Williams/V&A/Htc Vive Arts)

Ora, in questa nuova e preoccupante fase della pandemia che sembra quasi l’inizio di un secondo lockdown, risulta difficile provare a immaginare come saranno i prossimi mesi.Quali le chiusure? Quali le nuove norme da rispettare? Quali saranno le nostre nuove abitudini?

In un attimo, le gite fuori porta di quest’estate, un timido riaffacciarsi alla vita fuori dalla porta di casa dopo mesi di lockdown forzato, sembrano lontani ricordi un po’ sbiaditi.

Ma non c’è motivo di disperare. Anzi.
Se il momento è certamente difficile, è altrettanto vero che le soluzioni per combattere l’ansia o la monotonia non scarseggiano e ci propongono nuovi modi per intrattenerci.

Basta saper cercare.
Ce n’è davvero per tutti i gusti: arte, moda e fotografia sono solo alcuni dei mondi che non si fermano e che possiamo continuare ad amare e vivere da vicino anche nel pieno rispetto delle norme anti Coronavirus.

A darci una mano, in prima in linea c’è la tecnologia.
Abbiamo già visto come internet e in generale i supporti digitali di vario genere siano riusciti nell’intento di dar vita a Fashion Week del tutto inedite e a farci viaggiare (almeno con la mente) durante la quarantena.

I dati parlano chiaro ed è facile capire come mai sia così fondamentale ora come ora, per qualsiasi tipo di museo, riuscire a reinventarsi.

Un museo su dieci nel mondo rischia di essere chiuso definitivamente, circa un terzo dovrà ridurre il proprio staff e l’80% dovrà ridimensionare i proprio programma. Sono solo alcune delle conseguenze della pandemia Covid-19 sul mondo della cultura, messe in luce da una ricerca dell’International Council of Museums.Negli Stati Uniti, per esempio, il Metropolitan di New York ha già lasciato a casa il 20% del personale, mentre il Museum of Arts di Philadelphia prevede un taglio del 23%.

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Virtual tour del Museo Barberini a Potsdam, Germania (Photo: Barberini Museum)

E nei musei italiani? Cosa può fare l’evoluzione digitale per frenare gli effetti della pandemia?
L’Osservatorio del Politecnico ha sondato il terreno a maggio, tracciando un quadro non incoraggiante: il 51% dei musei nel nostro paese non è dotato di wi-fi, il 51% non si avvale di professionisti con competenze legate al digitale e solamente il 24% delle istituzioni culturali prese in esame ha in mente un piano strategico di innovazione digitale.

Sebbene negli ultimi due anni l’83% dei musei abbia investito per servizi digitali in loco, concentrandosi per lo più sul supporto alla visita e sulla catalogazione, la stragrande maggioranza dei ricavi della biglietteria deriva ancora dalla vendita diretta sul posto: solo il 23% ha un sistema di e-ticketing.
Un dettaglio questo che dovrà decisamente cambiare, se si considera la rinnovata necessità di limitare al massimo le possibilità di contatto o le interazioni, per incentivare invece sistemi di acquisto rapido online, QR code, pagamenti contactless eccetera.

Il mercato globale dell’arte vale nel mondo 67,4 miliardi di dollari e l’innovazione digitale, a cavallo fra intelligenza artificiale, realtà aumentata, virtuale e gaming può interessare largamente anche questo settore.
Ecco perché sono svariate le start-up che propongono servizi innovativi digitali per i musei, enti pubblici o privati, fondazioni, banche, assicurazioni, restauratori e collezionisti di opere d’arte.

Hidonix, per esempio, ha ideato la piattaforma Museum innovation technology (Mit) che grazie alla computer vision riconosce un’opera d’arte inquadrandola con la fotocamera, permettendo all’utente di visualizzare contenuti multimediali extra sullo schermo: testi, audio, video nel linguaggio dei segni, 3D animati, immagini, filtri in realtà aumentata.

Ancora più creativa l’idea di TuoMuseo, associazione culturale nata nel 2016 costituita da un collettivo di 15 artisti (game designer, sviluppatori, sound designer e  animatori 3D): Fabio Viola, game designer di Pisa, è l’autore di “Father & son”, in assoluto il primo videogioco narrativo lanciato sul mercato su commissione di un museo (per la precisione il MANN – Museo Archeologico Nazionale di Napoli).

Si tratta di un gioco narrativo 2D a scorrimento laterale, che esplora sentimenti quali amore, sogni, paura, attraverso il viaggio di un figlio alla scoperta di un padre archeologo che non ha mai conosciuto. Durante l’esperienza, il protagonista attraversa diverse epoche storiche passando dall’antica Roma, all’Egitto, dall’età borbonica fino alla Napoli di oggi: uno strumento nato per far scoprire l’arte, che diventa esso stesso un prodotto artistico e creativo.

Father son - L'arte che sopravvive
Una schermata di Father & Son, videogioco del museo Mann di Napoli (Photo: TuoMuseo)

E che dire dei musei dedicati al mondo fashion? Anche qui, qualcosa di nuovo sembra muoversi. 
Sono centinaia i musei dedicati alla moda, senza contare quelli specializzati in uno specifico ambito (cappelli, scarpe, ricami, pizzi, gioielli eccetera), e molti di essi negli ultimi mesi si sono attrezzati ed evoluti per permettere agli utenti di tutto il mondo di accedere virtualmente ad archivi storici e veri o propri percorsi museali.

Google Arts & Culture, per esempio, è una piattaforma realizzata ad hoc che si occupa proprio di questo: collaborando con centinaia di musei sparsi in tutto il mondo, offre un’enorme gamma di tour virtuali ai quali partecipare direttamente dal proprio divano di casa.

Tra queste collaborazioni ricordiamo la Fondazione Gianfranco Ferré con sede a Milano, che offre la possibilità di esplorare online tantissimi contenuti raccolti direttamente dall’archivio dello stilista, oppure il V&A Museum di Londra (che offre tour virtuali di esposizioni come “Balenciaga, Master Craftsman” oppure “Shiaparelli and Surrealism”) e lancia un’esperienza di realtà virtuale per tutti i fanatici d’arte.

In vista della prossima mostra (posticipata a marzo 2021 per via della pandemia) a tema Alice nel paese delle Meraviglie, il museo londinese darà vita online a un viaggio digitale dentro al famoso racconto di Lewis Carroll: l’esperienza immersiva (creata in collaborazione con HTC Vive Arts) dà vita alle opere d’arte attraverso animazioni dal vivo e i partecipanti attraverseranno le cinque sezioni della mostra interagendo tra loro come avatar sotto la guida della curatrice Kate Bailey.

Ma internet aiuta a rendere le cose un po’ più semplici anche adesso che ci è permesso concederci un weekend fuori dalle mura domestiche.

È attraverso una piattaforma online, infatti, che gli interessati potranno prenotare la propria visita nei più disparati templi della moda: atelier, musei, laboratori e altri luoghi speciali dove fare una full-immersion imperdibile nell’universo del fashion.

Stiamo parlando dell’iniziativa “Apritimoda”, presentata dal Ministro dei Beni, delle Attività Culturali e il Turismo Dario Franceschini (che patrocina il progetto all’assessorato per le attività culturali e per il turismo del Comune di Milano, al Fai, ad Altagamma e a Confindustria Moda): 70 location della moda sparsi in 13 regioni italiane.

Un filo rosso di sapienza, artigianalità e storia che si snoda dall’Antico Setificio Fiorentino all’Archivio di Napoli, dal Museo dei Tessuti e del Rame in Sardegna alla Manifattura Borsalino in Piemonte.

Questo weekend, nei giorni 24 e 25 ottobre 2020, sarà possibile prenotare la propria visita sulla mappa interattiva presente sul sito e scoprire così luoghi esclusivi normalmente inaccessibili al pubblico.

Teatro della Pergola - L'arte che sopravvive
Il Laboratorio d’Arte del Teatro della Pergola di Firenze, uno dei luoghi visitabili grazie all’iniziativa Apritimoda (Photo: Filippo Manzini)

Maison come Fendi, Cucinelli, Dolce & Gabbana, Antonio Marras e molte altre apriranno le loro porte ai visitatori svelando la magia di luoghi rimasti fino ad oggi segreti: vecchie e affascinanti fabbriche, cortili nascosti, palazzi storici in cui nascono creazioni che tutto il mondo ci invidia.

Secondo gli organizzatori (e anche secondo noi), non si sono dubbi: è un’occasione unica, ora più importante che mai, per conoscere e celebrare l’immenso patrimonio del Made in Italy e riaccendere la giusta luce sulla bravura e la storia dei suoi creativi, susseguitisi nel corso della storia creando capi e accessori diventati poi iconici.

Questa quarta edizione, a differenza delle precedenti, coinvolge laboratori di alto artigianato: è una vera e propria mappa di tesori sconosciuti che si rivelano al pubblico, con l’obiettivo di tracciare anche un nuovo inizio per uno dei settori trainanti del nostro paese.

Il comparto moda (e in particolare le filiere produttive collegate ad esso) hanno vissuto mesi di grande difficoltà dovuti al Covid-19 ed è in questo scenario che la creazione di partnership tra fornitori, brand, aziende e distributori per promuovere progetti comuni d’investimento potrebbe rappresentare una leva fondamentale per promuovere l’innovazione nel settore tessile e aiutarlo a superare la forte crisi causata dalla pandemia.

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