Clubhouse: la moda a voce alta

Dalle immagini alla voce: Clubhouse fa gola ai brand con la sua comunicazione non filtrata

clubhouse copertina - Clubhouse: la moda a voce alta
L’icona di Clubhouse, già ribattezzata “l’app del 2021”

Ogni anno porta con sé novità, specie nel mondo social: un universo in costante cambiamento che di quelle novità si nutre, proprio per rimanere sempre appetibile e sulla bocca di tutti gli utenti pronti a provare sempre qualcosa di nuovo.

Nel 2019, ci sembrava che Instagram fosse la piattaforma definitiva per qualsiasi cosa: dalla pubblicità agli acquisti, dal marketing all’informazione.
Poi è arrivata la pandemia di Covid-19, che ha messo in discussione ogni cosa -compresa l’attività degli apparentemente inattaccabili influencers.

Ma non solo. È arrivato anche Tik Tok, senza ombra di dubbio l’app rivelazione dello scorso anno, che, con i suoi video virali e un nutritissimo seguito di Gen Z, è diventata in breve tempo lo spazio virtuale preferito dai brand per farsi conoscere in una maniera nuova da una generazione di giovanissimi consumatori sempre connessi.

E ora veniamo al 2021.
In questo inizio di febbraio, potremmo già trovarci davanti all’applicazione destinata a diventare la scoperta dell’anno: Clubhouse.

Partiamo dai basilari.
Di che si tratta? E cosa distingue questo nuovo social network da tutti quelli che lo hanno preceduto?

Per rispondere a queste domande, potremmo iniziare con le stesse parole dei due creatori:

“Il nostro scopo era costruire un’esperienza social che venisse percepita come più umana, dove invece di postare ci si riunisce con altre persone per parlare.”

È questo ciò che hanno spiegato qualche giorno fa i fondatori di Clubhouse, Paul Davison e Rohan Seth, per focalizzare l’intento alla base del loro progetto.
Possiamo dire quindi che la novità fondamentale di questa app, quel quid in più che la distingue dalla schiera di altre opzioni è una: la voce.

La conversazione (e la riscoperta di essa) è ciò che sta alla base di Clubhouse, distaccandola così dagli altri social dove a dominare è sempre stata la parola scritta -sia essa declinata in post, commenti, messaggi o tweet.

Clubhouse esiste in realtà in versione beta dallo scorso marzo e si potrebbe descrivere come una specie di forum orale, quasi una versione “vocale” di Telegram.
I canali si trasformano in stanze, che variano a seconda degli interessi dell’utente, e si ha la possibilità d’intervenire nella conversazione con la propria voce oppure solamente di seguire come un ascoltatore silenzioso -proprio come si farebbe con un audiolibro o un podcast.

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E si può interagire davvero con chiunque, infatti non c’è necessità di essere “amici” con altri utenti per iniziare una conversazione con loro. Ma c’è un ma: gli inviti.
Attualmente, ogni utente di Clubhouse ha a disposizione due inviti per far entrare altre persone, quindi il primo passo per crearsi un profilo è necessariamente quello di farsi invitare da qualcuno che si conosce e che è già registrato.

In alternativa, è possibile farsi ammettere tramite qualcuno che si conosce anche se questa persona ha già usato i suoi due inviti. Come? Basta che il proprio numero di telefono sia salvato nella sua rubrica.

Nell’app, ogni profilo corrisponde a un numero di telefono (infatti nella fase di iscrizione non viene chiesto l’indirizzo e-mail, bensì il cellulare) e, una volta che ci si è registrati nella lista d’attesa per entrare, tutte le persone con cui si è in contatto (già registrate sul social network) ricevono una notifica che gli offre la possibilità di lasciarvi entrare senza usare inviti.

Anche se si tratta di un’app agli inizi che ancora deve lavorare su alcune limitazioni, il team di Clubhouse ha affermato di avere già raggiunto 2 milioni di iscritti.

Negli Stati Uniti ha ancora un’utenza limitata, popolata però da celebrità del calibro di Oprah Winfrey, Drake ed Elon Musk, l’imprenditore di Tesla e SpaceX. Proprio Musk ha messo recentemente a dura prova le attuali capacità dell’app organizzando una sua stanza: in poco tempo si è riempita con più di cinquemila partecipanti (un limite massimo mai raggiunto prima), tanto che alcuni utenti hanno a loro volta aperto delle stanze dove trasmettere, con un secondo smartphone, le parole di Musk.

E in Italia?
Per il momento, Clubhouse sembra essere usato quasi esclusivamente da giornalisti, esperti di strumenti digitali e persone che già godono di un grosso seguito online.

Sulla base di una prima ricognizione, nelle stanze italiane sembra si parli soprattutto dell’app stessa (anche solo perché chi arriva vuole capire come usarlo!) e dei temi che interessano alle categorie di persone che per prime hanno avuto accesso al social: dunque soprattutto giornalismo, comunicazione e marketing.

Tra le stanze italiane aperte finora, alcune sotto ai 10 partecipanti e altre da più di 50, le tematiche spaziano senza limiti. Troviamo ad esempio: “Eventi musicali: si faranno nel 2021?”, “Serie tv di cui si parla poco (o troppo): cosa guardare?” ma anche “Cerco Fisico che mi faccia capire il Big Bang”.

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La schermata di una chat room sull’applicazione Clubhouse (Photo: Christoph Dernbach/dpa via Getty Images)

Nonostante sia solo agli inizi (e priva di pubblicità), la piattaforma sembra entusiasmare gli investitori e gli operatori di marketing, che ne hanno da subito individuato il potenziale e incoraggiano ora i marchi a mettersi in moto per raggiungere i due milioni di utenti attivi attualmente ogni settimana sull’app.

E in effetti, per i marchi sembrano esserci molti insegnamenti da imparare circa gli stili di vita e le motivazioni dei giovani utenti: l’app sta creando nuove dinamiche nel modo in cui le persone interagiscono e si influenzano a vicenda.
Citando le parole di Alex Taussig (partner della società di VC Lightspeed improntata sulla tecnologia di consumo):

“È un segno di ciò che accadrà sui social media. Le persone vogliono concentrarsi su comunità più piccole e più intime perché le grandi piazze pubbliche esistenti su altre piattaforme sociali sono estremamente rumorose.”

Come abbiamo detto in precedenza in diversi articoli, i consumatori (specie quelli giovani) apprezzano maggiormente i brand che parlano con loro a un livello autentico: per questo è necessario che la loro comunicazione si basi sull’ascolto dell’utente, un utente che con Clubhouse potrebbe davvero (e letteralmente!) avere voce in capitolo partecipando attivamente a conversazioni sullo sviluppo di un prodotto.

E anche per quanto riguarda l’economia degli influencer, strettamente legati ai brand, l’impatto di Clubhouse è solo agli inizi.
A gennaio, la piattaforma ha rivelato di stare lavorando all’introduzione di un “programma di sovvenzioni per i creatori” per supportare i creator emergenti. A differenza dei grandi social network, che hanno monetizzato il proprio pubblico vendendo annunci, le funzionalità di monetizzazione di Clubhouse hanno somiglianze con il mondo dei giochi, dove sono comuni le mance, stanze a pagamento o funzionalità premium per utenti esperti.

L’ascesa di Clubhouse (analogamente a piattaforme come Discord o Patreon) potrebbe segnare un ritorno a contenuti di qualità per i quali le persone sono disposte pagare e i marchi più perspicaci non perdono certo tempo: alcuni di essi hanno già instaurato collaborazioni con influencer che avranno il compito di aprire stanze per loro conto.

Parlando di moda, il pioniere di Clubhouse è sicuramente Virgil Abloh, che sull’app ha già raggiunto il rango di superstar.
Il direttore creativo di Off-White è stato uno dei primi user dell’applicazione al momento del suo lancio a marzo e, in occasione del BoF Voices 2020, ha spiegato in una conversazione con il co-fondatore e CEO dell’app Paul Davison il perché questo medium potrebbe rappresentare il futuro dei social media.

In particolare, Abloh parla del modo in cui la piattaforma potrebbe impattare positivamente sul mondo fashion. Citando le sue parole:

“Ritengo fondamentale che io sia consapevole di quello che pensano e desiderano le persone, devo essere connesso con la gente Non basta che io mi rinchiuda nel mio studio e che decida senza aver sentito la voce dei consumatori.”

virgil abloh - Clubhouse: la moda a voce alta
Virgil Abloh, visionario direttore creativo di Off-White e del menswear Louis Vuitton, è stato tra i primi ad utilizzare Clubhouse

Nell’industria della moda, specie con l’avvento della pandemia di Coronavirus, si pone infatti una grandissima attenzione verso tutto ciò che è il mondo digital e Clubhouse potrebbe essere, secondo il designer, il modo migliore per far sentire la propria voce ed essere ascoltati senza alcun tipo di distrazione visiva.

A dispetto delle immagini, che possono essere modificate all’infinito allontanandoci da ciò che è la realtà, la voce non può mentire e ci porta a focalizzarsi sul messaggio: un modo per i brand per imparare a mostrarsi il più possibile senza maschere, al naturale, per comunicare in maniera sempre più onesta e diretta con i consumatori.

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