La nuova frontiera della tecnologia indossabile

Tessuti intelligenti e realtà aumentata: si accorcia il passo tra moda e mondo hi-tech

ying gao - La nuova frontiera della tecnologia indossabile
I tessuti tecnologici di Ying Gao reagiscono ai colori circostanti (Photo: Malina Corpadean)

Moda e tecnologia: due mondi sempre più vicini, uniti saldamente dalla stessa base fatta di capacità di sognare e sfidare l’impossibile.

Luogo di ricerca, bellezza, estro, genio e sperimentazione: il mondo fashion non può evitare di fondersi e mescolarsi con con le rivoluzioni dell’industria 4.0.
Qui, la tecnologia più avanzata incontra il design, sceglie e modifica le fibre, segue e interpreta la ricerca con la finalità di realizzare tessuti hi-tech al servizio dei più importanti fashion designer del mondo.

È ampissima la schiera di campi che moda hi-tech (o “tecnologia indossabile”) include: il progresso, l’arte, il design e l’ingegneria cooperano nella progettazione di abiti e accessori altamente performanti ma al contempo accattivanti. 
L’utilizzo della tecnologia applicata all’abbigliamento permette infatti di creare oggetti come grembiuli che proteggono il personale sanitario dai raggi X, scarpe che cambiano colore a seconda della luce, giacche riscaldanti regolabili dal proprio smartphone e tantissime altre creazioni assolutamente impensabili fino a pochi anni fa.

Dai prodotti ai processi produttivi, dalla shopping experience alle forme di marketing più al passo coi tempi, l’innovazione tecnologica è ormai entrata a far parte anche del mondo della couture dando vita a una moda hi-tech e futuristica.

Abbiamo già parlato di come la moda si sia servita della tecnologia in tempi di pandemia, per rinnovare i modi di vendere e pubblicizzare prodotti in un periodo storico che ha limitato gli spostamenti e con essi l’esperienza fisica dello shopping.

L’Intelligenza Artificiale, per esempio, può intervenire in mille modi diversi nel campo della customer experience, dove l’obbiettivo finale resta sempre quello della personalizzazione dell’esperienza.
In quest’ambito si va dagli stilisti virtuali che suggeriscono i prodotti più indicati in funzione dei trend del momento o dei propri gusti fino a complessi sistemi di tracking dell’esperienza in-store finalizzati all’invio di offerte personalizzate realizzate ad hoc, aumentare le vendite e favorire l’up-selling. 

Ma l’AI può intervenire direttamente sul design informando i designer  sui trend che stanno prendendo piede tra gli utenti finali e miscelando l’approccio data-driven con l’immancabile fattore umano.
La previsione della domanda riesce ad avere un forte impatto anche sulla riduzione degli sprechi, sull’ottimizzazione dei livelli di inventario e sui costi di produzione, andando così a influenzare in modo benefico l’efficienza aziendale, la sostenibilità e l’impatto ambientale -temi sempre più caldi nel mondo moda in tempo di Coronavirus.

Anche la Realtà Virtuale e Aumentata vengono usate dai brand per ottimizzare la customer experience. In particolare, la realtà aumentata (AR) si presta a numerosi impieghi fondamentali in questi tempi di lockdown ripetuti e altalenanti, che spaziano dai tour virtuali dei punti vendita (in cui ottenere tantissime informazioni sui prodotti reali), opzioni di acquisto e promozioni personalizzate, per finire con veri e propri camerini virtuali che permettono di fare prove e non sbagliare l’acquisto.

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La nail art realizzata in 3D per le modelle della sfilata P/E 21 di Iris Van Herpen (Photo: Iris Van Herpen)

Ma veniamo al cuore del mondo fashion: i capi.
Come si applica la tecnologia ai prodotti finali che possiamo acquistare e indossare?

Parlando di tecnologie finalizzate al miglioramento stilistico e funzionale dell’abbigliamento, le ricerche che stanno riscuotendo maggiore successo trattano la tematica delle nanotecnologie. Lavorando su dimensioni nanometriche, queste ultime permettono di modificare alcune caratteristiche strutturali e fisiche della materia conferendo alle fibre utilissime proprietà antimicrobiche, di resistenza allo strappo, all’abrasione, alle macchie, alle pieghe, protezione dai raggi UV e molto altro (il tutto senza l’impiego né di sostanze tossiche né di un consumo energetico elevato!).

Tra le applicazioni tecnologiche in grado di rendere i prodotti tessili più funzionali, troviamo inoltre gli enzimi che, grazie alla loro natura organica, non generano alcun residuo o prodotto secondario tossico e offrono una valida alternativa alle sostanze chimiche (pericolose per l’uomo e l’ambiente) normalmente utilizzate durante le fasi di finissaggio dei tessuti.

Si tratta di un grande e vario ambito che si può riassumere con la definizione di “tessuti intelligenti” (o “smart textiles”): quei tessuti che integrano sistemi elettrici, sensori, fibre ottiche o LED in grado di captare e reagire a impulsi e condizioni ambientali esterne.

Nonostante vengano spesso impiegati nella creazione di vere e proprie opere d’arte (come il “Galaxy Dress” realizzato dal marchio londinese Cutecircuit per la collezione permanente del Museum of Science and Industry di Chicago), i tessuti intelligenti svolgono anche altre funzioni  che vanno ben al di là dell’aspetto estetico.

Nella giacca a LED progettata dall’azienda italiana Nemen, per esempio, le fibre ottiche tessute insieme al materiale sono in grado di creare delle aree luminose che garantiscono la massima visibilità durante le ore notturne e -rimanendo sempre all’interno di questa categoria di innovazioni- si possono trovare anche le giacche come la Ecotech Solar Jacket di Zegna Sport o la Solar Powered Jacket di Tommy Hilfiger: articoli dotati di pannelli fotovoltaici integrati nel capo che permettono di ricaricare smartphone e piccoli dispositivi elettronici ovunque e in qualsiasi momento.

Ma continuiamo a parlare in particolare di fibre ottiche. Anzi, di ricami luminosi. 
È proprio così che Serena Taglioli e Alessandra Perlino chiamano l’idea alla base del loro progetto dal nome “Dresscoders”, una start up nata nel 2018 a Casalecchio nel bolognese.

Unite dalla voglia di rinnovare la tradizione del ricamo e applicare la tecnologia all’estetica, le due fondatrici sono partite dalle classiche tecniche di ricamo delle loro nonne.
Dopo averle padroneggiate, hanno studiato le varie tipologie di ricami luminosi per poi scegliere le fibre ottiche in vetro, simili a quelle che si utilizzano per portare internet, ma che diffondono luce.

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Il ricamo luminoso a fibra ottica della start up Dresscoders illumina un abito (Photo: Dresscoders)

Nel 2019, arrivate ad avere un prodotto stabile, hanno avviato diverse collaborazioni con ditte esterne -tutto rigorosamente Made in Italy.
Ora, i loro filati in fibra ottica cuciti a mano, lavabili in lavatrice e dotati di batteria ricaricabile (come quella degli orologi) arricchiscono t-shirt, mascherine, zaini e collezioni speciali realizzate per grandi eventi. Ma Serena e Alessandra non si fermano qui e sperano di approdare presto nel mondo dell’interior design, decorando coi loro ricami poltrone o tendaggi.

E che dire del mondo della stampa 3D?
Con la sua ultima collezione, Iris Van Herpen ha dimostrato le sue mille potenzialità introducendo nella sua presentazione pezzi unici realizzati proprio con questa tecnologia, dimostrando una volta per tutte che è possibile ottenere progetti unici anche utilizzando tecniche hi-tech

E non finisce qui! In onore della natura, fonte di ispirazione per la sua P/E 21, la couturier olandese ha collaborato con Parley for the Oceans utilizzando l’innovativo tessuto Ocean Plastic® realizzato con detriti marini riciclati: un filato che la Van Herpen giudica di qualità assolutamente identica a una seta di origine organica.

Ma la stampa 3D trova campo libero non solo nel mondo degli accessori.
Infatti il Digital Hack Lab della University of Hertfordshire ha ideato Modeclix, un sistema per la stampa 3D di tessuti che punta alla realizzazione di “qualcosa” che sia bidimensionale proprio come un tessuto vero. Tramite questo sistema, è stata realizzata una maglia di elementi base talmente piccoli da essere quasi “morbidi”: esattamente il risultato desiderato per andare oltre l’approccio “scultoreo” già ampiamente utilizzato e soppiantarlo con flessibilità e dinamicità.

Spostandoci in Giappone troviamo la designer Masaharu Ono di Free-d, che ha creato dei vestiti di lana tramite una stampante 3D imitando la tecnica del lavoro ai ferri.
Sembra fantascienza eppure è vero: il suo team è stato capace di creare uno speciale algoritmo “ad incrocio” che è stato poi usato per creare un pattern di lana senza nessuna cucitura.

E l’ottenere un aspetto quanto più “reale” dei tessuti è anche lo scopo del lavoro dell’azienda Sense Immaterial Reality che, grazie alla simulazione e alla Realtà Aumentata, fa un passo ancora oltre e crea show room virtuali e cataloghi digitali capaci di consentire all’utente di vivere l’esperienza immateriale del tocco, del movimento e della granularità per i tessuti o qualsiasi altra superficie.

Le collezioni “immateriali”, identiche a quelle fisiche e in grado di evocarne tutti i valori, promuovono una moda sostenibile permettendo ai professionisti del settore di scoprirle e interagire con esse senza la necessità di spostarsi e viaggiare. 

A completare il progetto, arriva WeArt (Wearable Robotics Technology): una tecnologia nata nel cuore della Toscana, all’interno di SIRSLab (Siena Robotics and Systems Lab), il laboratorio di ricerca dell’Università di Siena che si occupa di robotica e tecnologie legate alla manipolazione e al senso del tatto.

sense immaterial reality - La nuova frontiera della tecnologia indossabile
I tessuti digitali diventano tangibili e reali grazie all’azienda Sense – Immaterial reality (Photo: Sense – Immaterial Reality)

Si tratta di un piccolo anello da indossare che trasmette la sensazione del tatto da una persona all’altra (anche a distanza), oppure che la ricrea amplificando così le percezioni sensoriali.
Quello del tatto è un senso fondamentale nel mondo moda, fatto di preziose lavorazioni e tessuti, ed ecco perché è stata sviluppata una tecnologia che può essere integrata nelle applicazioni di formazione professionale e nelle esperienze dei clienti che consente di registrare e riprodurre sensazioni tattili come forze, vibrazioni e sbalzi di temperatura.

Ne siamo certi: la tattilità virtuale remota interattiva può davvero segnare l’inizio di una nuova era.

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