Tom Ford: un perfezionista poliedrico

Conosciamo i talenti di Tom Ford, colui che salvò Gucci e rivoluzionerà la NYFW

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Direttore creativo per brand come Gucci e Yves Saint Laurent.
Regista di due film nominati agli Oscar.
Presidente del Consiglio dei Fashion Designers of America.
Fotografo, e all’occasione modello, per le campagne pubblicitarie del suo stesso brand.

Che volto si nasconde dietro questa moltitudine di talento?
Quello di Tom Ford, personaggio chiave del mondo fashion che con le sue mille sfaccettature e capacità è partito dal Texas per arrivare a guadagnare un posto fisso nell’Olimpo dei grandi della moda.

Più che un uomo, un brand: le sue molteplici doti fanno quasi somigliare Tom Ford a un moderno Re Mida, capace di trasformare in oro qualsiasi cosa tocchi.
Raggiunta la fama internazionale negli anni Novanta, rilanciando le maison Gucci e Yves Saint Laurent, si è poi messo alla guida del proprio impero personale, la Tom Ford International, dimostrando di essere la perfetta incarnazione del cosiddetto “self-made man”.

Ford nasce a Austin, in Texas, figlio di due agenti immobiliari e trascorre l’infanzia tra Houston e Santa Fe, per poi trasferirsi a New York all’età di 17 anni. Qui, inizia a frequentare l’iconico Studio 54, locale dove ha occasione di conoscere il guru della Pop Art Andy Warhol e passare notti intere a lasciarsi ispirare dai frequentatori del locale, per poi disegnarne schizzi in una caffetteria poco distante.

Ben presto gli eccessi della vita mondana in città lo distraggono dagli studi che aveva intrapreso presso la Parsons School of Design e la New York University, portandolo, nel 1980, a trasferirsi a Los Angeles, dove cerca di affermarsi come attore di spot televisivi.

Dopo due anni si sposta di nuovo e riparte alla volta di New York, dove ritorna questa volta per studiare architettura alla Parsons School of Design.

Ma i cambi di rotta non finiscono qui.
In maniera quasi provvidenziale, arriva un’esperienza di stage a Parigi nell’ufficio stampa di Chloé: sarà questa l’occasione che lo convincerà a cambiare indirizzo di studi una volta per tutte e a scegliere la moda.

La prima di una serie di grandi svolte arriva nel 1988, quando lo stilista assume la direzione del design di Perry Ellis sotto la supervisione di un altro futuro gigante della moda: Marc Jacobs.

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L’ingresso dell’iconico Studio 54, locale simbolo della New York anni ’70

Passano appena due anni e arriva il momento fatidico che dà il via alla consacrazione di ciò che il designer è destinato a diventare.
Nel 1990 si trasferisce a Milano e fa il suo ingresso come responsabile dell’abbigliamento donna ready-to-wear nella maison Gucci, azienda che in quel periodo stava vivendo una situazione drammatica sull’orlo del fallimento.

Quasi come un ingranaggio perfetto, la presenza di Ford al timone della maison porta con sé un successo immediato: la storica griffe, che soffriva a causa un’immagine troppo legata al passato, viene completamente rinnovata, recupera immediatamente le posizioni perse sul mercato mondiale e conquista il pubblico sin dalla prima sfilata.

La parabola ascendente di Gucci è cominciata e così anche quella dello stilista.
Nel 1992 diventa Direttore del Design e nel 1994, quando il brand viene acquistato da un fondo di investimento del Bahrein, Ford scala altre posizioni e diventa Creative Director, con responsabilità sulla produzione e sull’immagine della compagnia.

Nel 1995, il binomio Gucci-Ford è ormai una macchina indistruttibile che conquista a larghi passi il mondo fashion e rilancia la maison nella élite della moda mondiale. Questo è possibile soprattutto grazie alle linee guida stilistiche di Ford e alle mirate campagne pubblicitarie (diventate famose e talvolta definite addirittura “porno-chic” per via della loro spiccata sensualità) realizzate dallo stilista in collaborazione con la stylist francese Carine Roitfeld e il fotografo Mario Testino.

Il grande talento di Ford è quello di comprendere immediatamente l’importanza basilare delle campagne pubblicitarie: un’intuizione azzeccatissima che darà il via a collaborazioni con grandi fotografi del calibro di Richard Avedon, Steven Meisel, Helmut Newton e Herb Ritts.

Mentre ai suoi ruoli in Gucci si affianca nel 2000 anche quello di Direttore Creativo per Yves Saint Laurent e YSL Beauté, Tom Ford continua a rilanciare (assieme al CEO Domenico De Sole) l’immagine di Gucci con uno stile sensuale e lussuoso, tra pellicce dai colori pop, abiti cut-out total white, ricami preziosi, stivali in pitone e rivisitazioni della iconica “Jackie O Bag”.
Uno stile che funziona e che porta il giro d’affari della maison fiorentina a passare da 230 milioni a ben 3 miliardi di dollari nel giro di dieci anni.

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Tom Ford prepara le modelle nel backstage di una sfilata Gucci (Photo: Resurrection Vintage)

Come quasi sempre accade, arriva il momento degli addii anche per la maison Gucci e Tom Ford.
Ma quando si chiude questa porta ce n’è un’altra, altrettanto importante, che si apre: nel 2004, quando il gruppo Ppr (oggi Kering) rileva Gucci, Ford lascia l’azienda e dà vita al suo impero con la fondazione del marchio Tom Ford.

Inizia ufficialmente la scalata del brand.
Dopo il debutto nell’eyewear in partnership con il Gruppo Marcolin, lo stilista firma un accordo con Estée Lauder per la prima fragranza Tom Ford chiamata “Black Orchid”.
Nel 2007, apre il primo flagship store a New York e viene lanciata la prima collezione uomo del designer: è una collezione a immagine e somiglianza di Ford, quasi un novello James Bond che celebra un rigore classico, ricercato nei tagli e nei materiali, e un lusso che non ha bisogno di essere eccessivo.

Per la prima, attesissima, linea donna firmata Tom Ford bisogna invece attendere il 2010, quando viene presentata a una cerchia selezionata di buyer e fashion editor.
A ispirare i suoi look femminili è in primis la New York degli anni ’70, amatissima dal designer, oltre a donne bellissime come Lauren Hutton, Bianca Jagger e Julianne Moore.

Ed è proprio Julianne Moore ad essere protagonista, assieme a Colin Firth, del film che segnerà l’esordio di Tom Ford nel mondo del cinema. Un esordio tutt’altro che silenzioso.
Il film, intitolato “A Single Man” e tratto dal romanzo omonimo di Christopher Isherwood, riceve un’ottima accoglienza alla 66esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia nel 2008 e si aggiudica il Queer Lion Award e la Coppa Volpi al migliore attore protagonista.

Nel 2016, il designer-regista colpisce di nuovo nel segno e conferma le sue qualità artistiche con “Animali Notturni”, film anch’esso presentato a Venezia che andrà a vincere il Gran Premio della Giuria e verrà candidato ai Golden Globes proprio nella categoria miglior regista.

I film di Ford conquistano il pubblico e colpiscono per le storie forti ma soprattutto per la loro estrema eleganza, un’eleganza che fa assomigliare le scene a veri e propri quadri dove ogni dettaglio è studiato e perfetto.
E non c’è da stupirsi, perché la perfezione è in effetti un tema ricorrente nella vita di Tom Ford, che di sé stesso dice:

“Sono un perfezionista fino al punto da diventare pazzo. Probabilmente ho una personalità ossessiva, ma la ricerca della perfezione mi è tornata utile fino ad ora.”

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Julianne Moore in una scena del film “A Single Man” diretto da Tom Ford (Photo: “A Single Man”, 2009)

Nel marzo del 2019, lo stilista compie un ulteriore passo in avanti nell’universo dei grandi della moda e guadagna il titolo di charmain del CFDA – Council of Fashion Designers of America, raccogliendo il testimone di Diane von Fürstenberg (al timone del Consiglio per ben sedici anni).

È stata da subito chiara le priorità dello stilista texano: la globalizzazione della New York Fashion Week, in grave crisi dal 2018, verso una rassegna che non si focalizzi solo sulla città di New York, ma bensì che valorizzi la moda made in USA a 360 gradi.

Una tematica questa estremamente attuale, se si considerano i cambiamenti che il designer ha appena attuato alla kermesse newyorkese alle porte dell’edizione A/I 21-22.
Il cambiamento inizia proprio dal nome: d’ora in poi la New York Fashion Week si chiamerà “American Collections Calendar” (“Il calendario delle collezioni americane”) e includerà tutti i designer statunitensi che decideranno di presentare le proprie collezioni al di fuori del calendario consueto, sia in senso geografico (quindi in altri Paesi) che in senso temporale (quindi in altri momenti dell’anno).

Tutte le sfilate o le presentazioni delle collezioni verranno raccolte sulla piattaforma Runway360, indipendentemente dal luogo o dalla data di presentazione: un modo per lasciare la massima libertà ai brand di seguire la strategia che ritengono più adatta in questo momento di crisi dovuto al Covid e alla recessione economica.

La scelta di Tom Ford e del Consiglio risponde alla forte crisi che investe la New York Fashion Week già da alcuni anni e che quest’anno in particolare vede una riduzione ulteriore della sua durata: soli 4 giorni (dal 14 al 17 febbraio) e unicamente online.

Sembrano passati secoli da quando la manifestazione americana durava quasi 10 giorni, animata da brand come Marc Jacobs, Tom Ford, Ralph Lauren, Calvin Klein, Tommy Hilfiger, DvF e Michael Kors. Quest’anno molti di questi nomi hanno annunciato di voler presentare le loro collezioni in un altro momento (magari optando per l’Europa e per occasioni “minori” come anniversari o aperture di negozi), causando proprio quel fuggi-fuggi generale che rischia di arenare la moda statunitense e che tanto spaventa Ford.

La sua scelta come presidente del CFDA sottolinea ancora di più il suo carisma, il coraggio e la voglia di riportare alla ribalta la moda del suo paese, pur correndo il rischio che la Fashion Week così come siamo stati abituati a conoscerla perda completamente la sua ragione di esistere e finisca per frammentarsi in mille eventi separati.

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Un modello sfila sulla passerella di Tom Ford in occasione della NYFW edizione 2019 (Photo: AFP)

La nuova generale esigenza di flessibilità, sospinta soprattutto dall’avvento della pandemia, potrebbe trovare supporto nelle piattaforme digitali e nelle sfilate online, sempre con la speranza che Tom Ford possa essere -anche questa volta- la chiave per la rinascita di un evento così importante nel calendario della moda.

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