Gli imprenditori della crisi

Il 2021 sarà l’anno della Entrepreneurial Economy? I più coraggiosi pensano di sì.

shop windos - Gli imprenditori della crisi
Store fisici temporanei con servizi di personal shopping diventano il nuovo modo di comprare in tempo di pandemia

Anche se a volte non sembra, tra zone che cambiano il loro colore e una realtà fatta di continui cambiamenti, i tempi corrono.
E ci troviamo qui: ad un anno di distanza dal lockdown di marzo scorso, quel periodo stranissimo e surreale che ci ha visti chiusi tra le nostre mura domestiche ad osservare inermi il diffondersi di una pandemia imprevedibile.

È arrivato il momento di tirare le somme: cos’è cambiato in questo anno così profondamente segnato e stravolto dal Coronavirus? Quali cambiamenti abbiamo potuto osservare?
E ancora, cosa aspettarsi dal resto del 2021 e dagli anni a venire?

A volte rispondere può sembra facile, o, per meglio dire, potrebbe capitarci di tradire un (nemmeno troppo impercettibile) accenno di negatività mentre facciamo pronostici sul futuro del nostro Paese.
D’altro canto, è difficile rimanere ottimisti, propositivi o anche solo indifferenti rispetto a ciò che si sente non appena si apre un giornale o si guarda un qualsiasi notiziario.

Aziende in difficoltà, tanti settori lavorativi immobili, chiusure: un panorama di totale incertezza.

Ma, a ben guardare, e con la giusta distanza nel mezzo, potremmo notare dei piccoli segnali positivi. Risvolti che forse non ci aspettavamo, ma che danno alle conseguenze della pandemia una nota colma di speranza.

È forse quella voglia di rivalsa, il periodo di riflessione a cui ci ha obbligati questo ultimo anno e che ci ha -volenti o nolenti- messo davanti a domande e risposte circa la nostra vita, portando qualcuno a prendere anche decisioni drastiche.

Si è soliti dire che la forza di volontà personale emerge proprio nei momenti di difficoltà ed alcune statistiche sembrano confermarlo, colorando di tinte un po’ più rosee anche questo periodo così duro.

Può sembrare il paradosso, ma sono molte le persone nel mondo ad aver individuato nella pandemia il periodo giusto per mettersi in gioco, magari abbandonando un lavoro che non li stava soddisfacendo al 100% o lanciando quel progetto tanto amato e rimasto nel cassetto per troppo tempo.

e commerce 2021 - Gli imprenditori della crisi
La vertiginosa crescita delle vendite online dal 2014 al 2021 secondo una ricerca di OBERLO (Photo: OBERLO)

Secondo la piattaforma e-commerce Shopify, il 2021 potrebbe essere l’anno della “Entrepreneurial Economy”: in altre parole, il momento perfetto per mettersi in proprio.

Dopo oltre un anno di stand-by a causa della pandemia Covid-19, non mancano le opportunità per quelle imprese e quei professionisti che avranno il coraggio di abbracciare il cambiamento trainato dal digitale -alleato ormai divenuto fondamentale per il successo.

Si tratta di un’occasione unica anche per l’Italia, dove però occorre ancora un sostanziale cambio di mentalità, soprattutto su alcuni aspetti legati all’imprenditoria e alla figura dell’imprenditore.

In Italia, la figura dell’imprenditore è percepita come positiva (connotata da doti come coraggio e voglia di sognare) ma ancora fortemente stereotipata: per il 94% degli intervistati si tratta decisamente di un uomo, tra i 40 e i 60 anni (77%), che vive in una grande città (73%) e che proviene rigorosamente dal Nord Italia (92%).

Stereotipi da un lato e tante difficoltà dall’altro. È questo lo scenario rischioso che porta molte persone a non lanciarsi o a guardare con dubbio coloro che scelgono di intraprendere questa strada.
Burocrazia complessa, costi e possibili rischi sono le barriere che spaventano gli italiani: su un 37% che si definisce aperto alla possibilità di diventare imprenditore, solo il 2% afferma di esserne concretamente intenzionato.

Una cosa è certa: ciò che emerge dalla ricerca condotta da Shopify è che il futuro si cela nell’e-commerce e nella digitalizzazione: uno scenario che abbatte i limiti del commercio offline, taglia i costi e si traduce sempre di più nella “nuova normalità” a cui ci stiamo abituando.

L’emergenza COVID-19 ha, da un lato, accelerato la digitalizzazione di piccole aziende e negozi che non avevano mai venduto online prima e, dall’altro, dato impulso alla crescita di brand nativi digitali nati e cresciuti prettamente online.

Tra gli esempi di chi è riuscito a vedere un’occasione positiva anche di fronte alla pandemia troviamo Olivieri 1882, storica e pluripremiata pasticceria vicentina che grazie al suo e-commerce è riuscita a fronteggiare le ripercussioni delle chiusure ripetute dei negozi (arrivando a ricevere anche più di 600 prenotazioni al giorno).

Ma, spostandoci nel mondo beauty, possiamo citare l’esempio virtuoso di Skin First Cosmetics: il marchio della giovanissima cosmetologa Maria Pia Torre è stato fondato nel 2019 ed è ora un’azienda cosmetica completamente digitale che conta un affezionatissimo seguito di 114.000 followers su Instagram.

E ancora Mirta, la piattaforma di e-commerce di riferimento per quanto riguarda gli artigiani del lusso Made in Italy. Nata nel 2019 dall’idea di Martina Capriotti e Ciro Di Lanno, due giovani consulenti con esperienze professionali internazionali, porta il talento dei nostri artigiani nel mondo vendendo i loro prodotti e diffondendo le loro storie.

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Una start-up USA ha creato i “Covid-19 Essentials Shops”, negozi dove trovare tutto l’occorrente per proteggersi dal contagio (Photo: Rachel Aston/Las Vegas Review-Journal)

E nel resto del mondo? Cosa succede?
Negli Stati Uniti, sembra che questa ondata di imprenditorialità nata dalla pandemia di Coronavirus abbia già investito il panorama del commercio al dettaglio.
Gli e-commerce si moltiplicano ogni giorno e Shopify ha affermato che il numero di nuovi negozi USA sulla sua piattaforma è aumentato del 79% lo scorso anno rispetto al 2019.

Ma non si parla solo di shop online, infatti gli americani hanno registrato quasi 187.000 nuove imprese nei primi due mesi del 2021 (più del doppio rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso): si va da start-up sostenute da venture capital di tutto rispetto, a boutique di quartiere, per arrivare a linee di moda appena nate lanciate in lockdown dai salotti e garage di casa.

Secondo gli esperti, c’è una serie di fattori alla guida di questo boom.
In primis la disoccupazione di massa all’inizio della pandemia, che ha probabilmente spinto alcuni ad avviare attività per necessità, ma in seconda istanza anche coloro che sperano di trarre vantaggio dai cambiamenti dello stile di vita generati dal Coronavirus, buttandosi nel mondo delle nuove richieste di mercato: l’infinita richiesta di mascherine protettive e vestiti comodi per lo smart working domestico.

Con l’83% dei datori di lavoro che considera il passaggio dal lavoro in ufficio a quello a distanza un successo, c’è da immaginare che lo smart working rimarrà una prima scelta per molte aziende del futuro.
E così, anche il mondo di un nuovo e pregiato leisurewear, che sia adatto alla colazione ma anche a un meeting su Zoom, sembra essere uno dei terreni più fertile in cui lanciare e inserire il proprio marchio.

Siamo in un momento storico in cui il comfort non è più negoziabile, in cui le nostre case non sono più solo quello spazio in cui dormire o riposare prima di correre di nuovo a lavoro: ora quelle mura domestiche sono tutto il nostro mondo, sono protezione, luogo di gioco e di svago ma anche di lavoro e questa nuova normalità suscita bisogni nuovi.

yonder cider - Gli imprenditori della crisi
Il negozio “Yonder Cider”, aperto dalla titolare nel garage di casa sua a Greenwood, Seattle (Photo: Yonder Cider)

La cura della persona, la salute mentale, la comodità, il benessere fisico: ecco i settori in cui i più scaltri imprenditori del futuro devono muoversi, cogliendo l’opportunità nascosta dietro la crisi per costruirsi una nuova occupazione che abbia possibilità di prosperare.

Certo, a dire il vero non tutti hanno uguale accesso alla nuova corsa all’oro del commercio al dettaglio; l‘avvio di un’attività richiede ancora un investimento di capitale significativo e alcuni non avranno accesso al credito per trarre vantaggio dai tassi di interesse più bassi.
Ma, per coloro che possono racimolare un po ‘di soldi, la pandemia ha creato un senso di rinnovato scopo e ambizione.

Questa tendenza all’imprenditorialità, ancora più radicale di quella vista durante la recessione del 2008, ha ribaltato molti dei modi “vecchia scuola” di fare affari e, mentre ora gli aspiranti imprenditori possano pagare Shopify per creare un negozio online e Facebook per trovare clienti, le persone iniziano a chiedersi: forse è arrivato il momento di cambiare?

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