Michael Kors: ritratto di un newyorkese doc

La storia del designer Michael Kors racconta il viaggio di un’eroe sempre capace di rialzarsi

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Un ritratto dello stilista Michael Kors

New York.
Ci sono molti modi per definirla: “La Grande Mela”, “La città che non dorme mai”, “La città dei sogni”. Ma una cosa accomuna tutti i suoi numerosi soprannomi: quella capacità di suscitare meraviglia in chiunque vi arrivi, travolgendolo con le sue mille luci e portandolo a camminare con la testa all’insù, per non perdere nemmeno uno dei mastodontici popolano le strade.

È in questo contesto brulicante di vita e carico di suggestioni che si inserisce la più recente sfilata di Michael Kors. E non per caso.
New York è da sempre la sua anima, il suo palcoscenico.

Nato Long Island nel 1959, proprio di fronte alla sua adorata Big Apple, Kors è secondo molti l’emblema del newyorchese doc.
Quel cittadino che si muove in una città veloce come la luce: pensa velocemente, parla velocemente e, soprattutto, corre. Ma in questa corsa si instilla il bisogno di comfort, una ricerca del piacere che sembra accomunare lui e tutti i newyorkesi nel desiderio comune di godersi la vita fino in fondo.

E allora ha perfettamente senso la scelta dal designer di celebrare i suoi 40 anni di carriera proprio in questa iconica città.
La sua collezione Autunno/Inverno 21-22 ha portato tra le strade della sfavillante Broadway una sequela di super modelle di ieri e oggi: da Naomi Campbell a Bella Hadid, da Helena Christensen a Adut Akech.

In un anno così duro per tutto il mondo, un anno in cui la pandemia ha colpito fortemente New York rendendola insolitamente spenta e vuota, Kors ha deciso di unire ai festeggiamenti per la sua carriere anche un omaggio al Broadway, la porzione dell’omonima avenue di Manhattan che ospita oltre 40 teatri e che da sempre rappresenta un affascinante crocevia di star internazionali.

Proprio quei teatri, ormai chiusi da mesi, riprendono vita in occasione dello show e vengono illuminati e personalizzati per l’occasione; una scelta che schiude al mondo la passione del designer per i musical (in particolare “A chorus line”) e che lo ha portato inoltre a scegliere di devolvere una somma all’Actors Fund, l’organizzazione no profit che si occupa di dare supporto a tutti quei lavoratori del mondo dello spettacolo ora in difficoltà a causa del Coronavirus.

Come è accaduto per la scorsa sfilata, per lanciare lo show Kors ha coinvolto la sua amica Bette Midler, icona dello showbiz americano e protagonista con un gruppo di suoi colleghi attori teatrali (tra cui Debra Messing, Matt Bomer e Rosario Dawson), di uno sketch girato da Sardi’s, storico ristorante del quartiere nonché punto di ritrovo preferito per celebrity e attori.

Da lì inizia la vera e propria celebrazione dei 40 anni di successi del brand, che attraverso la sfilata omaggia il legame tra la metropoli e lo stesso Kors, punto d’origine da cui scaturisce lo stile estetico sexy, urbano e pragmatico che lo ha sempre rappresentato.

Kors ha (giustamente) puntato su tutti quelli che sono i suoi pezzi forti, quei pezzi pieni di appeal che le donne desidereranno avere nel momento in cui la pandemia finirà e si potrà ricominciare a vivere, partecipare agli eventi e godersi la città al 100%.
Troviamo tailleur con giacche oversize abbinate a mini risicate, trench senza maniche usati come abiti avvolgenti, cappottini di vernice su miniabiti a trapezio. Attraverso le silhouette allungate, i colli alti, le scollature profonde e i pantaloni scampanati si può percepire il rimando ad Halston, il designer americano di maggior impatto nella storia del costume: un richiamo più che legittimo, perfetto per una sfilata che in effetti si basa proprio sulla vera essenza dello stile USA.

Quasi tutto ciò che fa parte della collezione è pensato in coordinato, un grosso cambiamento se si pensa ai mesi passati trascorsi in una sorta di “anarchia estetica”. La moda di Michael Kors non è “complessa”, ma richiede cura e preparazione: proprio ciò che adesso si sogna.

Del lockdown il designer ha conservato i pezzi più soffici e avvolgenti, come i piumini e gli impermeabili di faille doppiati di pelliccia sintetica, ma anche la sera è ugualmente lineare: abiti colonna lunghi, rigorosamente ricoperti da cascate di paillettes oro, argento o nere, coi cappotti coordinati.
Il tocco di modernità? Su 16 dei look, quelli che riproducono i capi storici del brand, c’è un QR code che rimanda a una pagina web cui è raccontata la genesi del capo. Una novità che il designer ha rubato alla nuova normalità dei tempi che corrono, come quella dei ristoranti ora muniti di QR code per visualizzare i menù e non più legati al canonico pezzo di carta plastificato.

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Bella Hadid sfila per la stagione A/I 21-22 di Michael Kors a Broadway (Photo: Raymond Hall/GC Images)

Ma come siamo arrivati a questi 40 anni di storia?
Chi è l’uomo dietro allo stile newyorkese ormai diventato immediatamente riconoscibile?
La sua è una storia che piace perché parla di rinascita, di quelle provvidenziali seconde occasioni dove l’eroe di turno rimonta alla grande dopo una caduta. Proprio come succede agli eroi, Kors è caduto e si è rialzato: il suo brand è fallito una volta, ma poi è rinato e oggi veste le celebrites di mezzo mondo.

Il suo è un talento precoce, naturale, che ha avuto la capacità di portarlo, alla giovanissima età di 22 anni, alla creazione dell’impero che oggi conosciamo nonostante i mezzi limitati a disposizione ai suoi inizi. Parliamo per esempio del semplice garage di casa di sua mamma, che Kors utilizza a partire dai 19 anni per muovere i primi passi nella sua attività di stilista negli anni ’70.

Mentre progetta e vende abiti nel garage di casa, lascia gli studi appena iniziati presso Fashion Institute of Technology di New York e si lancia direttamente nel mondo del retail in veste di commesso preso la boutique Lothar’s a Manhattan, sulla 57esima strada.
La scelta si rivela azzeccatissima: in questo luogo ha infatti l’occasione di ideare la sua prima collezione, un collezione che viene immediatamente notata da Dawn Mello, fashion director di Bergdorg Goodman, il quale gli propone di presentarla proprio all’interno del colosso dei department store.

Da qui, inizia la scalata di Michael Kors verso il successo planetario.

Il brand omonimo viene fondato dallo stilista nel 1981, con un’offerta suddivisa in due etichette principali: la Michael Kors collection, divisione top di gamma del gruppo, e la MICHAEL Michael Kors, una seconda linea economicamente accessibile a una più vasta scala di clienti.

Ma l’esordio non è dei più semplici.
Infatti, dopo poco più di dieci anni dal suo debutto, arriva forse il momento più buio per la carriera di Kors: il suo brand è costretto al fallimento per bancarotta.
Ma lo stilista, come ogni eroe che si rispetti, non si perde d’animo e prosegue deciso il suo percorso iniziando, nel 1997, a lavorare per la casa francese Céline diventandone il primo direttore creativo.

Nel 2003 abbandona il ruolo per riprendere in mano, grazie al sostegno dei fondi investitori Silas Chou e Lawrence Stroll, il brand che porta il suo nome e riportarlo alla ribalta, lanciando per l’occasione anche una linea di moda uomo.

Il marchio Michael Kors abbraccia ad oggi una gamma di prodotti vastissima per soddisfare i desideri di ogni consumatore: si va dalla piccola pelletteria agli accessori, dalle calzature a una linea completa di fragranze, senza tralasciare prodotti di bellezza, orologi, gioielli, ma anche occhiali da vista e da sole.

Ma il vero prodotto di punta del brand sono loro: le borse.
A mano, a spalla, a tracolla oppure zaini eleganti, borsoni, valigeria, mini bag e pochette da polso, tutte immediatamente riconoscibili e con prezzi alla portata anche della clientela con potere d’acquisto meno forte.
La capacità di collocarsi in una fascia media con tantissimi modelli di borse moda a costi accessibili è stato (ed è ancora) il punto di forza che ha di fatto lanciato il marchio verso il successo internazionale, al punto di rendere questo prodotto il principale oggetto del desiderio di tante donne.

E non parliamo di donne qualsiasi.
Sono infatti moltissime le celebrity innamorate dello stile sofisticato e disinvolto di Kors, che scelgono di indossare gli abiti e gli accessori firmati dal brand durante le più esclusive occasioni pubbliche. Alcuni nomi? Heidi Klum, Rachel McAdams, Gwyneth Paltrow, Alicia Keys, ma anche Michelle Obama, la quale ha deciso di indossare un suo abito nel suo primo ritratto ufficiale come First Lady.

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Modelle di ieri e oggi si incontrano a Broadway per la sfilata celebrativa dei 40 anni del brand Michael Kors (Photo: Corey Tenold for Michael Kors)

Il segreto di Michael Kors, fin dai suoi inizi, risiede nella sua capacità innata di disegnare creazioni chic, sportive ma eleganti che uniscono stile glamour e praticità, reinventando quello “stile sportivo americano” che grazie a lui è uscito dai confini nazionali e ha preso piede in tutto il mondo.
Come lui stesso è solito affermare, il suo scopo è conoscere il modo di vivere delle donne e centrare in pieno il modo in cui desiderano sentirsi nel momento in cui indossano un capo: sicure di sé, a proprio agio, soddisfatte e decise.

 

 

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