La lezione di Raffaella Carrà

La showgirl appena scomparsa ci lascia in eredità un messaggio di libertà che trascende le epoche

raffa copertina - La lezione di Raffaella Carrà

Ci sono personalità che riescono a plasmare il mondo della moda per sempre, anche senza farne parte direttamente.
Sì perché a volte non serve essere stilisti o modelli. A volte a segnare le tappe della cultura pop, influenzare le masse e scrivere una pagina della storia della moda serve solo una cosa: carisma.

Carisma da vendere e capacità di osare: è così che Raffaella Carrà, icona della televisione italiana venuta a mancare nella giornata di ieri dopo una malattia tenuta nascosta ad amici e pubblico, ha scritto capitoli importantissimi nella storia del costume nel nostro Paese.
Raffaella è sempre stata capace di guardare avanti, a volte intravedendo i trend del futuro prima di ogni altro e trasmettendo una libertà di esprimersi e vestirsi che trascende le epoche e comunica un messaggio universale (valido ancora oggi e sempre di più) incentrato sull’essere se stessi.

Raffaella Carrà è lo pseudonimo di Raffaella Maria Roberta Pelloni, nata a Bologna da papà romagnolo e mamma di origini siciliane. Poco dopo la sua nascita, i suoi genitori si separano e Raffaella passa le sue giornate nel bar del papà, precisamente a Bellaria-Igea Marina sulla vivace riviera romagnola.

Il suo primo incontro con il mondo dello spettacolo arriva prestissimo: nel 1952 esordisce, a soli 8 anni, nel film “Tormento dal passato” del regista Mario Bonnard.
Nel 1960 consegue il diploma presso il Centro Sperimentale di Cinematografia e nel 1965, durante le riprese del film “Il colonnello Von Ryan” di Mark Robson, ha l’occasione di recitare al fianco di un’icona inarrivabile di quei tempi: Frank Sinatra.
Tra i due si instaura una simpatia sulla quale i media speculeranno per anni, ma Raffaella ai tempi aveva solo 19 anni e in più di un’intervista dichiarerà più volte e con forza di aver addirittura rifiutato la collana di perle regalatale dall’attore. Chissà.

Ma non c’è da stupirsi che anche il grandissimo Frank Sinatra fosse rimasto colpito dalla bellezza e dal carattere di Raffaella, che di lì a poco diventerà una figura amatissima della tv proprio per il suo fisico snello, i balletti scatenati e quel caschetto biondo iconico per il quale verrà per sempre ricordata da tutti noi.

Nel 1961 debutta in tv con “Tempo di danza”, ma il vero successo televisivo per lei arriva nella stagione 1969-1970 con il programma “Canzonissima” al fianco di Corrado. È in quell’occasione che arriva anche il suo primo look scandaloso, simbolo di un nuovo tipo di showgirl più scattante e moderna dallo stile spiccatamente sexy.

Prima ancora del tormentone “Tuca Tuca” che la rese famosa in tutto il mondo e le costò una dura condanna da parte di Paolo VI e della Rai, Raffaella si presentò in scena per ballare sulle note della sigla “Ma che musica, Maestro” con un completo che le lasciava scoperto l’ombelico.

crop top raffaella carrà - La lezione di Raffaella Carrà
Raffaella Carrà e Romolo Siena negli studi televisivi di Canzonissima (Photo: Getty Images)

Niente di che, a pensarci oggi, ma per quei tempi l’evento fu considerato a di poco scandaloso.
Era possibile incontrare per strada ragazze con pancia scoperta e pantaloni attillati a vita bassa durante le passeggiate estive, ma mai nessuna soubrette aveva osato tanto mostrandosi con un outfit simile sulla tv nazionale.

Il costume di scena (un completo bianco composto da crop top e pantalone attillato), ideato per lei da un costumista della Rai, assieme al taglio a caschetto del parrucchiere Jill Vergottini, divennero in un istante uno schiaffo alla censura fortemente limitante dei tempi, un affronto alla società di benpensanti e -soprattutto- l’immagine perfetta di una nuova showgirl sexy destinata a diventare un’icona di stile per le ragazze di tutta Italia.

La rivoluzione sessuale messa in atto da Raffaella arriva al suo apice nel 1971 con il sopracitato “Tuca Tuca” e una figura tra le più amate del mondo dello spettacolo: Alberto Sordi.
È il 13 novembre 1971 e, durante la sesta puntata del programma “Canzonissima”, Raffaella si esibisce con Enzo Paolo Turchi ballando sulle note di “Tuca Tuca” (scritta per lei da Gianni Boncompagni e Franco Pisano) muovendosi insieme a lui con una disinvoltura sessuale e una malizia sicuramente inedite per l’epoca.

Quell’esibizione costa caro a Raffaella, la quale si ritrova a fronteggiare un durissimo attacco dell’Osservatore Romano e della Rai che ritengono l’esibizione a dir poco scandalosa e fanno pressione per eliminare il numero dallo show.
Ed è proprio qui che subentra l’indimenticabile Alberto Sordi.
L’attore, che sarebbe poi stato ospite dello show nelle puntate successive, venne invitato a cena dalla showgirl, la quale gli fece ascoltare la canzone, gli mostrò le mosse da fare e semplicemente chiese: “Vuoi ballarlo con me?”.

Sordi accettò, con buona pace del Vaticano, e il “Tuca Tuca” venne definitivamente sdoganato.
Come disse la stessa Raffaella: “Ad Alberto Sordi non si poteva dire di no!”.

E così, Raffaella diventa protagonista indiscussa della tv con i suoi balli scatenati e le sue hit ancora oggi amatissime in Italia e nel panorama internazionale (soprattuto in Spagna, dove la cantante ha un seguito particolarmente ampio).
La censura è solo un ricordo: i tempi sono cambiati e sia i costumi che i testi di Raffaella rappresentano il simbolo di una nuova libertà sessuale per le donne, ma anche di una libertà d’espressione che la renderà poi icona del mondo gay e paladina dei diritti LGBT+.

Nel brano “Luca” del 1978, la showgirl affronta per la prima volta la tematica gay, che tocca con mano lavorando a stretto contatto con diverse persone omosessuali nel settore dello spettacolo, e inizia a ricevere centinaia di lettere da parte dei suoi fan appartenenti alla comunità LGBT+ che la identificano come vera paladina dei movimenti per i loro diritti.

carrà punk - La lezione di Raffaella Carrà
Raffaella Carrà si esibisce nello show “Ma che sera” nel 1986 (Photo: Mondadori Portfolio/Mondadori/Getty Images)

La sua immagine libera, sensuale ma sempre ironica colpisce nel segno sia il pubblico maschile che quello femminile, che la ricorderà per sempre soprattuto per la scelta di costumi iconici, divertenti, che sapevano sintetizzare i trend del tempo o anticipare quelli futuri.
Con una gamma precisa di colori sempre in mente (bianco, nero, rosso e oro i suoi preferiti), Raffaella ha collaborato durante la sua carriera con i più importanti costumisti italiani e con stilisti del calibro di Renato Balestra, Gai Mattiolo e Gattinoni.

Il suo stile non era solo audacia ma anche gusto, arte e ingegneria. Oltre alle scollature e alle trasparenze, anche i tessuti le forme degli abiti hanno sempre accompagnato perfettamente il suo spettacolo e, soprattutto, le sue danze: con paillettes e lycra, i suoi costumi (sempre realizzati su misura) erano vere opere ingegneristiche pensate soprattuto per non intralciare i suoi movimenti di danza.
Ecco svelato a cosa si deve la preferenza che la soubrette ha sempre avuto verso i pantaloni, che, oltre alla comodità, le consentivano al contempo di sfruttare ed esplorare il suo lato maschile e trasformarla in icona avanguardista.

In particolare, sono state le tute (o tutine) coloratissime e i tessuti dalla finitura in lamé i due grandi amori di Raffaella, che nel 1979 appare sulla copertina di “Rumore” in versione rock con una tuta luminosissima e un accessorio ultra moderno che possiamo riscontrare anche nelle passerelle di oggi: il passamontagna.

Ma una ballerina come lei non poteva non indossare anche preziosissimi body aderenti in pieno stile Eighties, sgambati e indossati con le calze sotto, ancora più scenografici se completati da decorazioni in paillettes o applicazioni di piume svolazzanti da diva.

L’animo grintoso e la voglia di essere se stessi venivano rispecchiati dai look e dai make-up di Raffaella attraverso tutte le epoche della sua carriera: i completi in pelle nera, i crop top (che hanno saputo anticipare la tendenza di oggi), gli abiti vedo-non vedo, la salopette anni ’70 completata da un perfetto smoky eyes.

Ma, tra tutti i suoi iconici outfit, non possiamo non citarne uno dei più indimenticabili: il magnifico red dress con maniche a sbuffo e gonna volant dal gusto spagnoleggiante, realizzato per lei da Luca Sabatelli e indossato dalla showgirl per esibirsi col il suo pezzo intitolato “Fiesta”.

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Il “red dress” realizzato dal costumista Luca Sabatelli per la performance di “Fiesta” (Photo: lucasabatelli.it)

Con la Carrà se ne va un pezzo di storia della tv italiana, un simbolo senza tempo di stile, modernità, grinta e talento che -ne siamo certi- continuerà a ispirare le generazioni grazie a un messaggio che (come i suoi look) non passa mai di moda: essere se stessi ad ogni costo.

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