Basquiat e Haring: gli artisti prediletti del fashion system

L’arte di due geni del graffitismo diventa moda: è solo marketing o c’è qualcosa di più?

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Keith Haring e Jean-Michel Basquiat all’opening della mostra di Julian Schnabel al Whitney Museum of American Art nel 1987. (Photo: George Hiros)

Cos’hanno in comune un quadro da più di 100 milioni di dollari, un gioiello Tiffany e una delle coppie di celebrities più amate del mondo?
Forse molto più di quel che pensiamo. O almeno così ci sembrerebbe dalla fotografia che apre la campagna “About Love” di Tiffany & Co: un ritratto di Beyoncè e Jay-Z, immortalati con alle spalle un quadro fino ad oggi inedito di Jean-Michel Basquiat, pittore americano esponente per eccellenza del graffitismo.

Questo grande quadro, che proviene dalla collezione privata della storica famiglia milanese Sabbadini, si intitola “Equals Pi” e sembrerebbe mostrarci tutti i tratti distintivi delle opere di Basquiat: in primis le parole che si trasformano in un vero e proprio elemento compositivo del quadro, in un mix di segni e immagini che convivono in armonia e trasmettono dinamismo.

Ma quest’opera ha qualcosa in più. Un qualcosa che salta subito agli occhi e che, certamente, è saltato agli occhi di Alexander Arnault, vicepresidente della gioielleria multimiliardaria Tiffany & Co, che ha voluto proprio quel quadro per la sua nuova campagna.

Parliamo dello sfondo. Si tratta infatti di una grande campitura di colore turchese, quel preciso punto di turchese diventato poi simbolo del brand fino a cementificare il nome con cui questa particolare tinta è nota oggi in tutto il mondo: il Blu Tiffany.

Sarebbe proprio il colore che contraddistingue il dipinto la motivazione dietro la scelta intrapresa da parte di Tiffany, una scelta che è stata però accolta da numerose critiche, in quanto vista da molti come un tentativo di commercializzare l’arte nera privandola del suo significato più profondo e della sua unicità.

Il vicepresidente non ha fatto attendere la sua risposta e ha cercato di spiegare la correlazione esistente tra Basquiat e la propria azienda, sottolineando che il particolare colore azzurro di “Equals Pi” non sarebbe semplicemente lo stesso del famoso Tiffany Blue, ma che il dipinto sarebbe stato realizzato dal pittore newyorkese proprio come omaggio alla casa di gioielleria.

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Jay-Z e Beyoncè posano per Tiffany & Co davanti al quadro di Basquiat “Equals Pi”. (Photo: Tiffany & Co)

Verità o invenzione? Forse non lo sapremo mai, ma sta di fatto che l’enorme spesa sostenuta da Arnault per acquistare il quadro è stata rincarata dalla scelta di testimonial come Beyoncè e Jay-Z, pezzi da novanta del panorama musicale (e non solo).
In primo piano davanti al quadro, anche loro scrivono un pezzetto di storia: Beyonce è infatti la prima donna di colore a indossare il prestigioso gioiello “Tiffany diamond” in 184 anni di storia di Tiffany & Co.
Quella che vediamo appesa al suo collo è una gemma unica nel suo genere conosciuta come “una delle più importanti pietre preziose scoperte nel 19esimo secolo”, il cui peso ammonta a ben 128,54 carati.

Anche Jay-Z, che nel servizio emula lo stile eccentrico con cui Basquiat portava i capelli, indossa un gioiello leggendario firmato Tiffany: la leggendaria spilla “Bird on a Rock” disegnata per il brand da Jean Schlumberger, un nome che evoca ricordi legati all’estetica della società elitaria degli anni ’60 e ’70.

Ma anche la scelta delle due superstar mondiali di legarsi a questo progetto non è stata esente da critiche.
Nonostante Tiffany & Co abbia deciso di stanziare 2 milioni di dollari in borse di studio e programmi di tirocinio per college e università storicamente nere, secondo l’opinione di molti la campagna non rappresenterà “l’orgoglio black” né tantomeno le eccellenze tra le minoranze, bensì rischia di palesarsi come una svendita dell’arte e della “black culture” a favore di un’azienda multimiliardaria attraverso la complicità indiretta delle due star.

In un misto di critiche e pareri entusiasti, ciò che è certo è che la campagna di Tiffany & Co contribuisce a sottolineare una tendenza che è sempre stata facilmente visibile nel mondo moda.
Parliamo del legame che quest’ultimo ha sempre avuto con determinati artisti, tra i quali appunto figura proprio Basquiat. 
Nonostante la sua breve vita (l’artista è morto di overdose a soli 27 anni), Basquiat è riuscito a inserirsi nel panorama artistico internazionale diventando uno degli artisti più influenti del Ventesimo secolo.
Le sue opere, che, come vere e proprie poesie visive, fondono disegno, pittura, testo e immagine, hanno ispirato ed ispirano ancora decine di designer e appassionati d’arte -non a caso le sue opere sono ad oggi alcune tra le più costose del mondo.

Tra i brand che hanno scelto di omaggiarlo troviamo per esempio Saunt Laurent, che fino al 7 settembre dedica una mostra proprio alla vita dell’artista, allestita all’interno della boutique di Parigi grazie alla collaborazione della Galerie Enrico Navarra, che deve il nome ed uno dei principali collezionisti di opere di Basquiat scomparso l’anno scorso.

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Un articolo della collezione Jean Michel Basquiat x Saint Laurent. (Photo: Saint Laurent)

Insieme alla mostra, Saint Laurent Rive Droite ha deciso di dare vita a una collezione di pezzi esclusivi che riprendono alcuni lavori dell’artista. Il direttore creativo della maison Anthony Vaccarello ha creato una serie di articoli in co-branding che omaggiano lo stile del creativo: dalle felpe alle tote bag, dalle cover per iPhone a un set di tre tavole da skateboard che superano la loro normale funzione per arrivare a essere a vere opere d’arte.

La prova che il talento di Basquiat continui ad ispirare e conquistare persone di ogni età e di ogni provenienza, la troviamo nella sequela di collaborazioni tra moda e arte che si sono susseguite negli anni: le Reebok della collezione A/I 2009, le t-shirt di Uniqlo, le custodie per cellulare firmate Casetify e le Dr. Martens decorate proprio coi dipinti dell’artista.

Ma c’è un altro grandissimo artista da sempre al centro di collezioni moda e collaborazioni dei brand: Keith Haring.
Il suo nome e quello di Jean-Michel Basquiat sono uniti da più dell’amore propagato verso di loro dal mondo moda: entrambi americani, entrambi venuti a mancare in giovane età, entrambi appartenenti a minoranze (Basquiat alla comunità afro-americana di New York e Haring omosessuale e attivista nella lotta per i diritti LGBT).

Ma come mai proprio due figure così “estranee” al loro stesso tempo, rappresentanti di sottoculture, sono diventate le più amate dal mercato di massa?

Secondo Charlie Porter (autore del libro “What Artists Wear”, in cui esamina il rapporto tra artisti e abbigliamento), l’onnipresenza delle opere di questi due artisti nel mondo fashion viene da un contrasto di base: un maggiore appetito verso i lavori dei due creativi e al contempo la difficoltà nel vederle esposte.
Anche ora che sia Haring che Basquiat sono globalmente celebrati come grandi artisti, risulta infatti molto difficile poter vedere le loro opere: nessuno dei loro lavori è presente nella collezione Tate e al MoMA si possono trovare solo opere su carta.

Vedere i loro lavori è difficile, se non impossibile. Ed è qui che subentra la moda. Grazie a pezzi che ne riproducono lo stile è possibile apprezzare la loro arte su nuovi supporti.

Simon Chilvers, direttore creativo di Matches Fashion, li descrive come “i perfetti creativi pre-Istagram”. Immaginandoli ancora in vita e attivi con un proprio profilo, la loro arte (in passato come oggi) sarebbe capace di catalizzare l’attenzione, essere accessibile a tutti e immediatamente riconoscibile.
Che si tratti di t-shirt o tele, le scritte a mano, i colori accesi e le figure simili a personaggi stilizzati dei cartoni animati li distinguono da ogni altri artista e possono essere facilmente replicati sul merchandising.

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Due articoli della collezione Coach x Keith Haring. (Photo: Coach)

Certo, il rischio è che, di fronte a questa trasformazione delle opere in prodotti di consumo di massa, le questioni politiche e sociali portate avanti dagli artisti in questione possano andare perdute.
Il lavoro di Haring non si incentrava solo su innocui disegni ondulati, bensì rappresentava una riflessione sulla sua identità gay, così come il simbolismo dei dipinti di Basquiat è sicuramente troppo profondo per un soprammobile qualsiasi da appoggiare su una mensola di casa. 

Oltre al rischio di saturare eccessivamente il mercato c’è, come conseguenza diretta, anche quello di annoiare i consumatori, ma secondo Chilvers può esistere anche una genuinità alla base dei legami tra moda e artisti.

Questi momenti di picco in cui l’iconografia di alcuni artisti diventa moda, possono rappresentare per appassionati sia di fashion che di arte un’occasione perfetta per possedere un oggetto da collezione.
In parole povere: se non potrò mai comprare un quadro firmato Basquiat, posso almeno godermi una maglietta che dimostri fieramente a tutti il mio esserne fan. 

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