La rinascita della moda americana

New York Fashion Week e Met Gala celebrano il patriottismo americano: sarà la rinascita della città?

NYFW copertina - La rinascita della moda americana
Un’immagine dalle sfilate P/E 22 della New York Fashion Week (Photo: IMAXTREE)

“New York è morta. Non Tornate.”
Questo ciò che si poteva leggere sull’enorme tabellone pubblicitario comparso per la prima volta in Sunset Boulevard, a Los Angeles, il 27 gennaio 2021.

Il messaggio sembra senza speranza, ma per gli ideatori voleva essere anche una sorta di dichiarazione d’amore verso la città. Graham Fortgang (realizzatore del progetto insieme alla compagna Samara Bliss) ha scelto infatti di usare questo mezzo per descrivere il diverso atteggiamento dei cittadini di New York durante la pandemia: chi ha scelto di lasciare la città, abbandonandola mentre le persone erano costrette nei loro appartamenti e le strade erano vuote, e chi -al contrario- ha deciso di provare a ricostruirla insieme, scommettendo sulla sua rinascita.

E forse, chi ha scommesso su questa rinascita non ha scommesso invano.
A New York torna sembra tornare un antico fermento. La metropoli è ferita, ma qualcosa ricomincia a muoversi, rianimando di fiducia e vivacità lo skyline della “città che non dorme mai”.

Lo abbiamo potuto vedere la sera del 21 agosto scorso, quando migliaia di persone (tutte ovviamente vaccinate) si sono raccolte a Central Park per partecipare a “We Love New York: The Homecoming Concert”, l’evento con cui la città ha voluto celebrare la sua rinascita post Covid-19.
Il concerto si è purtroppo dovuto interrompere sul più bello a causa dell’arrivo dell’uragano Henri, ma nemmeno questo imprevisto può fermare gli incoraggianti segnali di ripresa. Primo fra tutti quello divulgato da un recente articolo del New York Times, secondo il quale dal 2010 ad oggi la Grande Mela ha accolto 629mila nuovi residenti: uno smacco totale a chi già dichiarava la fine della città.

peter do new york - La rinascita della moda americana
Lo skyline di New York fa da sfondo alla passerella firmata Peter Do (Photo: grazia.it)

In questo scenario di ottimismo e rinnovata fiducia nel domani si inserisce la New York Fashion Week Primavera/Estate 22, pronta ora più che mai a dare risalto alla città e popolarla di top model, influencer, editor-in-chief e celebrity, sull’onda di un entusiasmo collettivo che nella kermesse non si vedeva da tempo.

Dopo due edizioni quasi totalmente digitali e dopo che in molti ritenevano New York ormai irrilevante nel panorama delle fashion week, martedì 7 settembre sono tornate in città le prime tanto attese sfilate in presenza. Nelle varie sedi e soprattutto in quella principale, gli Spring Studios, si sono susseguite 90 sfilate dal vivo (con ingresso riservato ai vaccinati), concluse in maniera trionfale dal Met Gala -spostato temporaneamente da maggio a settembre.
Una dimostrazione che i grandi marchi, l’editoria e il CFDA (equivalente della nostra Camera della Moda) non erano spariti, ma solo andati in pausa per raccogliere le forze e ritornare in grande stile.

La strategia dietro alla fashion week newyorkese di quest’anno, nonché tema del Met Gala, è solo una ed è ben chiara: celebrare e valorizzare con un nuovo spirito la moda “made in USA”.

E c’è molto da celebrare. Infatti, anche se Los Angeles rimane un importante centro manufatturiero, New York si riconferma saldamente la capitale della moda nazionale: secondo dati recenti, la sua industria del fashion coinvolge 180mila persone (il 6% della forza lavoro totale della città) e genera salari per un totale di 11,5 miliardi di dollari.
Ciliegina sulla torta? Sono circa 900 le aziende di moda con sede a New York, scelta ideale per vivere e lavorare di un terzo dei 19mila designer del Paese.

La kermesse ha animato la città dal 7 al 12 settembre, alternando molti volti nuovi a grandi nomi del settore, ma c’è stata una giornata che più di ogni altra era attesa dai fashionistas di tutto il mondo (nonché dalle pagine Instagram di meme): il Met Gala, il primo in epoca Covid-19.

Da quando Anna Wintour ha assunto l’incarico di organizzare il Met Gala a nome del The Costume Institute a metà degli anni novanta, lo ha trasformato progressivamente in uno degli eventi più esclusivi per le celebrity americane, nonché uno dei più grandi momenti di esposizione e guadagno per Vogue (che nel corso del tempo ha raccolto grazie alla beneficienza più di 200milioni di dollari).

Nonostante la poca comunanza nelle interpretazioni del tema “patriottico” e le poche dichiarazioni politiche davvero efficaci (una su tutte quella della deputata Alexandria Ocasio-Cortez, che, indossando un abito bianco di Brother Vellies con le parole “Tax the Rich”, ha raccolto feroci critiche online circa una certa ipocrisia), questa edizione del Met Gala è stata senz’altro una grande opportunità per l’establishment della moda di dimostrare che l’evento può essere ancora rilevante, anche in un’era digitale e progressista come quella di oggi.

tax the rich - La rinascita della moda americana
La deputata Alexandria Ocasio-Cortez indossa un abito con la scritta “Tax the rich” realizzato dalla designer Aurora James (Photo: Ray Tamarra/GC Images)

Ed in effetti sembra che il Met si sia adeguato piuttosto bene ai tempi “digitalizzati” che corrono.
Questa edizione è stata infatti la più digitalmente accessibile di tutti i tempi, grazie soprattutto al main sponsor della serata: Instagram.
La scelta sembra calzante. D’altra parte l’app di social media ha da tempo scompigliato le carte del settore moda, scavalcando stilisti, rivenditori ed editori di moda per diventare a tutti gli effetti il luogo prediletto in cui le persone si riversano alla scoperta di trend e per fare shopping.

Instagram (che sponsorizzerà anche la mostra “In America: an Anthology of Fashion”, in arrivo a maggio 2022 a completamento di quella intitolata “In America: a Lexicon for Fashion” già inaugurata lunedì) ha sottolineato nuovamente la sua rilevanza all’interno dell’evento ospitando uno dei tavoli più grandi della serata e rafforzando la copertura dell’evento arruolando direttamente account amatissimi come Saint Hoax (corrispondente ufficiale dell’evento e fonte inesauribile di meme), The Shade Room e Slutty Puffin.

E se i risultati di questa nuova veste dell’evento e del suo cambio di data probabilmente non saranno evidenti fino al prossimo maggio (quando il Met Gala tornerà alla sua originale programmazione), ciò che possiamo vedere subito sono i capi presentati in passerella dagli stilisti.
E allora, scopriamo insieme quali sono state le sfilate più interessanti di questa New York Fashion Week Primavera/Estate 22. 

prabal gurung - La rinascita della moda americana
Modelle sfilano per la collezione P/E 22 firmata Prabal Gurung (Photo by Gotham/WireImage)

Prabal Gurung 

Si può dire che Prabal Gurung sia a pieno titolo tra i principali fautori del rilancio della fashion week e -più in generale- dei valori e della moda nella Grande Mela.
Non solo per il suo ruolo di stilista-attivista che lo rende sempre più amato da star come Blake Lively o Selena Gomez, ma soprattutto perché da qualche tempo il designer americano di origini nepalesi firma i completi della vicepresidente degli Stati Uniti Kamala Harris.

La sua collezione prende il titolo di “American Girl”, dal nome delle celebri bambole made in USA (approdate sul mercato nel 1986) che venivano vendute assieme a libri sulle vicende della storia Americana, e il progetto parte sostanzialmente da una domanda: “cosa significa essere americano?”.
Per rispondere, lo stilista percorre la via dell’identità con una collezione che rivisita le idee canoniche di nazionalità e genere attraverso una filtro ottimista. È una visione che si traduce in abiti iper-femminili briosi, dai toni vitaminici, ruches elaborate e giochi di luce per un mix di sicuro successo.

Immaginando di creare outfit per le donne e per le loro ipotetiche bambole, disegna capi che celebrino le diversità e il girl power, come la t-shirt che riporta la scritta “Stronger in colour”.
In passerella vediamo stampe vichy color evidenziatore su mini dress e minigonne, stampe fiorate per capospalla che si avvicinano al mondo dell’activewear, poi ancora balze, piume e volumi in contrasto con una maglieria che aderisce al corpo.

Piccoli abiti e completi formali diventano i portabandiera di una moda fluida, che re-immagina i canoni di bellezza per interrogarsi su cosa è davvero femminile e cosa significa essere una donna nell’America di oggi.

tom ford - La rinascita della moda americana
Una modella sfila per Tom Ford durante la New York Fashion Week Primavera/Estate 2022 (Photo: NY Times)

Tom Ford

A chiudere in grande stile la New York Fashion Week è stato Tom Ford, presidente di Cfda, che ritorna in passerella con una collezione brillante e una rosa di top model richiestissime, da Gigi Hadid a Joan Smalls, fino all’italiana Vittoria Ceretti.
Sono loro le “disco queen” luminosissime che hanno popolato lo show andato in scena proprio nei giorni del ventennio dagli attacchi delle torri gemelle. La passerella luccicante firmata Tom Ford per la Primavera/Estate 2022 vuole essere una visione positiva e festaiola di cui si sentiva una forte mancanza in città, uno stile notturno e scintillante che sicuramente conquisterà i cuori delle star.

Per Ford il punto di partenza è nato da una richiesta molto insolita del figlio di otto anni: andare a giocare a basket vestito di seta. Ecco da dove provengono gli insiemi di giacche dalle spalle extralarge, i joggers e capri in un’arcobaleno di colori ultra glossy, uno stile che il designer riassume così: “gli anni ’70 visti dagli anni ’90 con una sensibilita’ casual losangelina.”

Nella collezione del designer troviamo bermuda di paillettes, reggiseni sportivi, joggers in satin a dir poco accecanti che si alternano a trench di pelle nera, maxi blazer, completi di velluto e giacche di catene dorate. L’auto-citazionismo che richiama le collezioni passate del marchio è evidente e lo scopo sembra proprio quello: ricordare ciò che è stato e omaggiarlo, per guardare con sempre più spinta e fiducia verso un luminoso futuro.

 

Crea la tua linea di moda!

Siamo la prima trend library tutta italiana che ti offre una panoramica dettagliata delle prossime tendenze fashion.
Se ti iscrivi subito, potrai usufruire di una prova gratuita di 24 ore.
Inizia la prova gratuita